movimenti per la mente in movimento

Si direbbe solitamente uno ma nel corso di Organizzazione cerebrale ottimale (OCO), ho dovuto rivedere questa convinzione.

Il funzionamento del cervello umano mi ha sempre affascinato, durante il  corso di Organizzazione Cerebrale ottimale del programma della Kinesiologia educativa ho fatto delle interessanti scoperte su  me stessa, sul funzionamento cerebrale dei miei colleghi corsisti, che a volte entravano in forte conflitto con le mie convinzioni.

La cosa principale che si impara in questo corso è sondare il proprio profilo cerebrale che può variare da situazione a situazione secondo le nostre modalità di approccio a determinati compiti. In altre parole, quando scrivo un articolo, risolvo un problema tecnico, ballo il walzer o monto gli sci, il mio profilo di organizzazione cerebrale cambia in ogni situazione.

Vi faccio un esempio concreto per ogni situazione.

In questo primo profilo mi sono immedesimata nella situazione di scrivere un articolo sull’organizzazione cerebrale che in effetti procrastino da settimane. Si tratta di un profilo misto. Le parti “accese” sono marcate in nero.

Il mio profilo quando scrivo un articolo

Ho un buon accesso all’emisfero espressivo, logico (comunemente detto sinistro), a livello uditivo, focalizzato sui dettagli e la mano che scrive è in diretto collegamento con l’emisfero guida. Peccato che sotto stress, l’emisfero ricettivo/gestalt (destro) viene inibito e le funzioni guida per la lingua italiana e la lingua tedesca sono nell’emisfero gestalt, mentre per l’inglese e il francese sono nell’emisfero espressivo. Questo spiega perché ho difficoltà a scrivere in italiano con fluidità. Se dovessi scrivere l’articolo in inglese, sarei più facilitata perché la mano che scrive è direttamente collegata con l’emisfero che ospita la guida per questa lingua. Infatti, quando devo prendere appunti a mano nei corsi in inglese, posso riempire pagine intere, mentre in italiano e in tedesco mi sento completamente bloccata.

Nel secondo esempio mi sono immedesimata nel dover risolvere un problema tecnico.

il mio profilo quando risolvo un problema tecnico

In genere, quando devo risolvere un problema tecnico che non è troppo complicato mi dedico alla risoluzione con logica, dettaglio e non “demordo” finché non ho risolto il problema. Occhio, orecchio, mano e piede sono tutti collegati con l’emisfero espressivo che mi favorisce anche sotto stress, anche se perdo la visione dell’insieme (emisfero gestalt inibito).

Nel terzo esempio ho ballato il valzer con un partner immaginario.

Il mio profilo quando ballo il walzer

In questo caso l’emisfero gestalt (destro) guida e piede ed orecchio sono collegati. Ciò significa che mi muovo con spontaneità seguendo più la melodia che il ritmo della musica. L’occhio e la mano destra non hanno collegamento con l’emisfero dedicato al dettaglio, e l’orecchio destro è completamente scollegato quindi diventa difficile per me di seguire istruzioni e passi precisi. Infatti nel ballo a coppie e di gruppo che richiedono passi precisi sono una sfida per i miei partner! Resistente ad essere guidata!

Come abbiamo visto in questi esempi, sotto stress non ho tutte le funzioni a disposizione, allora che cosa posso fare per accedere nuovamente al mio pieno potenziale del cervello? La risposta sembra quasi scontata:  riequilibrarmi con  Brain Gym®.

Nel corso di OCO abbiamo 4 riequilibri che ci possono aiutare ad attingere nuovamente al nostro pieno potenziale e come  menu di apprendimento usiamo i movimenti di Brain Gym e 9  varianti degli esercizi energetici. Dr Paul Dennison, l’ideatore del programma di Kinesiologia educativa (Edu-K)  già negli anni ‘70 ha sperimentato con alcuni dei 26 movimenti di Brain Gym nei suoi centri per la lettura nella California meridionale. All’epoca vigeva il paradigma della dominanza e nel mondo pedagogico era uso di sondare i profili di dominanza delle persone senza però creare conseguenze per l’apprendimento. Negli anni 90, la neurobiologa e istruttrice di Brain Gym, Carla Hannaford, ha sviluppato 64  varianti di profili cerebrali suggerendo per ogni profilo misure compensative*. Paul Dennison si è basato su questo lavoro integrando i profili con i movimenti di Brain Gym. Nel 2003 Dennison presentò ad una conferenza internazionale il suo modello del cervello dinamico riducendo anche i 64 profili della Hannaford che costituisce il modello base teorico per l’organizzazione cerebrale ottimale. Inoltre ha ridotto i 64 profili della Hannaford a 4 profili: uniforme, misto, unilaterale ed integrato. Il nostro intento in questo corso è  ripristinare attraverso i riequilibri l’accesso al nostro cervello integrale e di conseguenza al nostro pieno potenziale.

* Carla Hannaford il fattore dominanza. Migliorare l’apprendimento attraverso la conoscenza del proprio occhio, orecchio, emisfero cerebrale, mano e piede dominanti, Edizione Edup, 2017

di Dr. Paul Dennison, Fondatore della Kinesiologia educativa e di Brain Gym®

L’unica cosa peggiore dell’essere ciechi è avere vista ma nessuna visione. -Hellen Keller

Dr. Paul Dennison, specialista della lettura e Fondatore di Kinesiologia educativa

Ho ricevuto il mio primo paio di occhiali dopo aver ripetuto il quarto anno della scuola elementare perché non avevo imparato a leggere. L’oculista disse a mia madre e a me che la mia visione miope era ereditaria e che potevo aspettarmi che peggiorasse ogni anno. Mia madre, un’artista con una visione eccellente, non capiva la prognosi, perché nessuno nella nostra famiglia aveva mai portato gli occhiali. Lei disse di sospettare che poteva avere a che fare con la mia continua lotta per imparare a leggere.

Dopo aver indossato  gli occhiali, finalmente ho imparato a leggere. Le lenti più forti mi hanno aiutato a puntare i miei occhi sulle parole, una alla volta, e a focalizzarmi principalmente sul punto prossimo (quello a cui ora mi riferisco nel mio lavoro come iper-focalizzazione). Per poter leggere con le mie lenti correttive, ho inavvertitamente sintonizzato la mia “visione generale” della distanza e della visione periferica. Anni dopo, per migliorare la vista, avrei  avuto bisogno di imparare nuovamente queste e altre importanti abilità visive e motorie.

Portare gli occhiali a scuola non è stato facile. Altri bambini mi prendevano in giro, chiamandomi “Quattr’occhi”  e ogni giorno sognavo di vedere senza occhiali. Al liceo ho acquistato il libro: ‘il Metodo Bates per una migliore vista senza occhiali’, © 1940, del Dr. William Bates, che ha ispirato la speranza  in me, dandomi  una visione della vista più orientata al rilassamento e al processo. Ho fatto gli esercizi suggeriti nel miglior modo possibile, ma non ho percepito alcun cambiamento, perché avevo ancora bisogno dei miei occhiali per vedere.

A 12 anni Paul non riusciva a migliorare la sua vista
A 12 anni Paul non riusciva a migliorare la vista

Durante la mia carriera scolastica e universitaria, avevo bisogno di occhiali sempre più forti, come previsto dal primo optometrista. Nel 1967 sono diventato un insegnante di lettura e nel 1975 ho completato il dottorato in educazione. Proprio in quel  periodo, sono entrato in contatto con diversi optometristi dello sviluppo, i quali hanno ulteriormente influenzato la mia comprensione della visione come una cosa dinamica, piuttosto che statica.

E ‘stato l’optometrista Gerald N. Getman (1), un uomo straordinario che ho avuto il piacere di conoscere, che  definisce la visione  “un’abilità di attenzione acquisita”. Il dottor Getman mi ha permesso di comprendere la differenza tra vista e visione, notando che  abilità quali l’identificazione, l’associazione, le relazioni spaziali e la capacità di trarre il significato e dirigere i nostri pensieri o movimenti ad agire su quel significato, si verificano tutti nel cervello, non negli occhi.

Nel 1978 ho frequentato i corsi con l’insegnante di potenziamento  della visione naturale  Janet Goodrich (2), la quale utilizzava  il metodo Bates  che avevo cercato di applicare, anni prima,  da solo. Janet voleva che i suoi studenti togliessero gli occhiali, ma non riuscivo a farlo perché soffrivo di vertigini.

Mentre lavoravo con bambini e adulti che presentavano difficoltà di lettura, mi sono ritrovato a concentrarmi sulle abilità fisiche dell’apprendimento, come il movimento degli occhi, la rotazione della testa, la presa della matita e la seduta confortevole. Ho scoperto specifici movimenti fisici (in seguito diventate le attività di Brain Gym® (3)) che hanno aiutato gli studenti a organizzare le informazioni in termini della linea mediana del loro corpo (lo sterno), e quindi imparare a leggere e scrivere senza tensione del collo o stress visivo.

Dai primi anni ’80, quando ho iniziato a sviluppare il mio lavoro di Kinesiologia Educativa (Edu-K), molti studenti hanno fatto miglioramenti spontanei dell’acuita  visiva dopo aver sperimentato i riequilibri di Edu-K (3) e tali processi di Edu-K come la Rimodellazione della Lateralità di Dennison. Tuttavia, quando ho incontrato per la prima volta Gail, mia moglie e mia compagna ero ancora gravemente miope.

Per darvi un’idea di cosa significa, l’occhio sano può adattarsi istantaneamente a una lunghezza focale piccola o estesa (usando quella che viene chiamata la potenza dell’accomodazione), e così ha la capacità di visualizzare oggetti a grandi differenze di distanza. A quel tempo, la mia prescrizione era di -8,00 diottrie, il che significava che senza gli occhiali potevo vedere chiaramente solo a una distanza di 0,125 metri al massimo, (a -3,00 diottrie, una persona non sarebbe in grado di leggere  da  una distanza di 6 metri qualsiasi riga sulla tabella di Snellen, il metodo tradizionale di misurazione dell’acuità). In parole povere, la mia perdita di acutezza visiva era considerata grave.

Paul nella foto di quarta di copertina del suo primo libro “Switching On, The Whole Brain Answer to Dislexia”

Per vedere oggetti distanti, i muscoli ciliari dei miei occhi avrebbero avuto bisogno di rilassarsi in modo che ogni cristallino potesse tornare a una forma piatta, ma i muscoli non avevano più quella flessibilità. A quel tempo, non mi ero mai tolto gli occhiali e non mi sentivo a mio agio a mangiare o a parlare senza indossarli (vedi la foto di me, a sinistra, con quella prescrizione).

Ho detto a Gail che non credevo di poter migliorare la mia vista. Sebbene stavo aiutando molte persone a scoprire modi per migliorare la loro acutezza visiva, credevo che qualsiasi tentativo del genere fosse ormai inutile  per me. Gail mi ha sostenuto  a diventare un esploratore della mia esperienza visiva, e abbiamo creato  insieme un metodo  per l’obiettivo “Per avere successo nella vita con la mia visione naturale.” Il menu di apprendimento era quello che ora chiamiamo Total Core Repatterning (la rimodellazione totale del centro) e includeva le pre-attività che misuravano  la mia acutezza a varie distanze. Abbiamo seguito la saggezza del corpo e anche fatto un po’ di training visivo dal corso di Kinesiologia educativa in profondità: Le sette dimensioni dell’intelligenza.

In piedi dopo il riequilibrio, non potevo credere di vedere senza i miei occhiali! Ho avuto un miglioramento immediato della vista, abbastanza significativo, e anche le mie abitudini di movimento hanno avuto un notevole miglioramento. Gail e io correvamo su e giù per la strada – io senza gli occhiali, leggendole eccitato ciò che vedevo, riuscendo a mettere a fuoco le targhe e i cartelli stradali.

La sfida allora era continuare a lavorare mentre  la mia vista era migliorata ,ma non  ancora abbastanza chiara da permettermi di leggere o lavorare comodamente senza occhiali. Fortunatamente, avevo un vecchio paio di occhiali con una prescrizione minore che potevo indossare per leggere. Nel frattempo, facevo attività di Brain Gym ogni giorno, così come Il Palming dei Punti Positivi e altre attività di Vision Gym® (4) Nel giro di due giorni, riuscivo a vedere  abbastanza chiaramente attraverso i miei vecchi occhiali, potendo mettere da parte i più recenti per sempre.

Nel corso degli anni, ho continuato a riequilibrare, a volte usando il lavoro delle sette dimensioni o la visione creativa. Ogni volta, c’è un miglioramento sostanziale, successivamente uso i miei occhiali più vecchi (li ho tenuti tutti in una scatola!) o vado da un optometrista dello sviluppo per nuovi occhiali 20/40, per i quali poi mi equilibrio finché la mia visione non è ulteriormente migliorata.

 In altre parole, uso i vecchi occhiali come pre-attività per “imparare” a vedere chiaramente a quel livello di prescrizione. Quasi sempre faccio anche immediatamente un salto nelle capacità motorie, generalmente mi sento completamente a mio agio con la prescrizione di occhiali più vecchi in un giorno o due.

Oggi la mia vista continua a migliorare. Indosso gli occhiali per la guida notturna, ma per la maggior parte delle attività della vita quotidiana, compresa la lettura e l’osservazione degli orizzonti, posso vedere senza lenti o occhiali.

Raggiungere la perfetta acuità visiva di 20/20 o 6/6 (la misurazione metrica) non è il mio obiettivo. Proprio come gli spostamenti nelle abitudini di movimento possono influenzare il sistema visivo, ogni piccolo miglioramento della visione supporta i cambiamenti nella mia facilità di movimento, rilassando e ampliando il mio modo di pensare. Quando mi accorgo di pensare in modo troppo lineare, posso ora fare appello all’integrazione più naturale dell’approccio “dall’insieme ai dettagli” per risolvere i problemi.

Studiare e insegnare la visione ha risvegliato sia in Gail che in me la necessità di apportare cambiamenti nello stile di vita attraverso le abitudini quotidiane. Alcuni dei cambiamenti importanti che abbiamo fatto sono:

• rendere la visione una priorità

• usare Brain Gym o altre attività per fornire un contesto corporeo intero per il movimento degli occhi

• Rilassare gli occhi e godere della bellezza

• attraversando la linea mediana visiva e centralizzandosi nel campo mediano

• guardando vicino, lontano e tutto intorno

• Prendendo più pause visive, tutto il giorno, per fare quanto sopra

Amo i miei occhi e la mia visione, e mi prendo cura della mia vista come se fosse un regalo prezioso. Avendo riconquistato  la gioia della buona visione e la prospettiva multidimensionale che ne consegue, non desidero di tornare a lenti correttive che limitino la mia gamma di messa a fuoco e la mia flessibilità nel muovermi e giocare. Coltivare la mia visione è un processo continuo, e invito tutti coloro che vogliono vedere senza occhiali a prendere visione del quadro generale per esplorare tale processo con me. ∞

(1)    Gerald N. Getman, O.D., Your Child’s Intelligence.

Note: The optometric research over the years has consistently shown, for better and lesser readers alike, a relationship between reading difficulties and vision challenges (which are not always hereditary); a connection that I validated time and again using my own work with students. Another clarifying point, a person is considered legally blind if their vision is 20/200 (or worse) in the best eye with the best available correction.

(2)  Janet Goodrich, Natural Vision Improvement.

(3)  The 26 Brain Gym activities are described in Brain Gym: Teacher’s Edition by Dennison and Dennison, © 2010. The 26, Dennison Laterality Repatterning, and the Balance process are taught in Brain Gym 101: Balance for Daily Life.

(4)    The video “Move to See with Vision Gym®” offers descriptions of the 34 activities we do regularly to maintain and improve our vision. A Vision Gym kit is also available.

© 2014 by Paul E. Dennison. All rights re

Sì ringrazia l’autore per la gentile concessione della traduzione.

Brain Gym® è un marchio registrato di Breakthroughs International/Educational Kinesiology Foundation, Santa Barbara, California.

L’otto dell’infinito, oltre ad essere uno dei simboli più antichi, è anche uno dei più preziosi ed usati tra i movimenti di Brain Gym® e della Kinesiologia educativa. Spesso viene proposto per riequilibrare la coordinazione oculo-manuale. Eppure, Terry Webb, Kinesiologo e ricercatore sudafricano, ne ha creato uno strumento di lettura per scoprire le difficoltà che gli studenti potrebbero affrontare nell’apprendimento per poi aiutarli con diversi strumenti come l’integrazione dei riflessi, il Touch for Health o la Kinesiologia educativa a superare queste difficoltà.

Terry Webb alla conferenza Internazionale di Kinesiologia in Ungheria 2011

Nel 2011 durante la conferenza internazionale di Brain Gym in Ungheria ho avuto il piacere di conoscere Terry in una presentazione del suo Essential Tool. L’ho trovato molto affascinante,ma in tutti questi anni non ho potuto mai partecipare ai suoi corsi in giro per il mondo.  Questo ottobre finalmente si è presentata l’occasione e così mi sono iscritta spontaneamente a tre corsi di fila che Terry Webb ha tenuto all’Istituto per la kinesiologia e l’apprendimento di Damme in Germania. E’ stato per me un viaggio di sfida e di turbolenze emotive. Praticando spesso l’otto dell’infinito ero convinta che i miei otto fossero quasi perfetti, in realtà rispecchiavano perfettamente il mio stato d’animo del momento.

La sera del 15 ottobre, al mio arrivo a Damme, Terry ha tenuto una conferenza per presentare il suo lavoro. Ci ha chiesto di disegnare un otto dell’infinito dandoci indicazioni precise come tenere il foglio, la matita e come posizionarci davanti al foglio. Ogni otto viene tracciato 3 volte con la mano dominante, tre volte con la mano opposta e tre volte con entrambe le mani insieme. Dovrebbero risultare 9 linee. Le immagini seguenti dimostrano la procedura. Il mio primo otto ha rispecchiato la mia tendenza a oltrepassare i confini soprattutto in situazioni nuove, questo si evidenzia nelle  linee sfasate e distanti.

Il mio primo otto dell’infinito durante la sera di presentazione

Terry Webb, quando non gira per il mondo a tenere corsi, lavora nella sua città in Sudafrica con bambini svantaggiati nelle scuole statali. Il numero degli studenti si aggira tra i 50 a 60 per classe. Molti di questi bambini disegnano degli otto che mostrano le loro difficoltà di apprendimento a livello visivo, uditivo, cinestesico e verbale. Con un programma mirato di movimenti di Brain Gym molte difficoltà vengono poi superate. In tanti anni di sperimentazione Terry ha potuto mettere insieme uno strumento complesso  per la  lettura che permette di leggere attraverso la  forma, la grandezza e la simmetria dell’otto dell’infinito, gli stili di apprendimento di una persona, l’integrazione dei riflessi e lo stato emotivo che  ogni meridiano esprime, secondo la teoria della  medicina tradizionale cinese, che sono riconoscibili a seconda della posizione che occupano nei  quadranti dell’otto. Tutta questa sua conoscenza si articola oggi nei tre livelli del Essential Tools. Questo articolo però non è il posto adeguato  per approfondire un argomento cosi complesso. Perciò mi limito a presentarvi alcuni dei miei otto che ho fatto durante i corsi,  a scopo dimostrativo.

Il mio otto dell’infinito al primo giorno del corso Essential Tools 2

Di per sé l’otto dell’infinito è un simbolo di continuità, dinamico e perpetuo nel suo flusso di energia e movimento. La persona che traccia la forma del simbolo dell’infinito per 9 volte come descritto sopra, rivela un flusso energetico conscio e subconscio che permette all’esperto di analizzare lo stato attuale. Dato che l’otto dell’infinito cambia ogni volta come si vede nei miei esempi, costituisce uno strumento che permette di monitorare un processo.

Il mio otto dell’infinito all’ultimo giorno dei corsi: forma, grandezza e simmetria sono più equilibrati.

In generale si può affermare che l’otto dell’infinito rappresenta uno stato attuale in cui la persona, che l’ha disegnato, si trova in quel momento   riguardo:

  • A livello fisico: vista, ascolto movimento
  • A livello emotivo: livello di stress, soddisfazione, pressione
  • A livello mentale: analitico/creativo, numeri/ immagini, dettaglio/visione globale
  • A livello spiritual: sistema di credenze (di sè, degli altri del mondo)
  • A livello intellettuale: l’applicazione della conoscenza

Inoltre si possono leggere:

  • Lo  stile di apprendimento dello studente: visivo/uditivo/cinestesico
  • La tempistica nell’apprendimento: lento, medio veloce
  • Le capacità e i limiti dello studente
  • Tematiche emozionali
  • Capacità di tracciare con gli occhi (coordinazione oculare)
  • Capacità auditive
  • Capacità di attenzione e focalizzazione
  • Idratazione e nutrizione

Anche se l’otto dell’infinito rappresenta un ottimo strumento di valutazione, bisogna ben guardarsi dal farlo diventare un modo per etichettare la persona. A scuola può essere uno strumento di valutazione utile per far comprendere lo stile e le difficoltà di apprendimento,  la posizione ottimale nel banco in classe. Nell’aula, i movimenti di Brain Gym praticati da tutti possono notevolmente migliorare il flusso dell’otto degli studenti, mentre a livello individuale possiamo utilizzare tutti gli strumenti della Kinesiologia educativa e dell’integrazione dei riflessi, per aiutare i nostri clienti.

Da sinistra: Renate Wenneckes, Fondatrice del IKL a Damme, Germania, Sigrid Loos e
Terry Webb

Per approfondire l’argomento visita il sito di Terry Webb: http://theessentialtool.co.za/  

Guarda il video in inglese di Terry Webb

Quando eravamo bambini abbiamo imparato a scuola alcune nozioni sui 5 sensi, in modo più o meno schematico e questa conoscenza ci  accompagna ancora nell’età adulta. Così sono rimasta sorpresa quando in uno dei tanti corsi di Kinesiologia educativa ho sentito parlare per la prima volta dei 7 sensi (e non si intendeva il famoso 6° senso, quello dell’intuizione). Il sesto e il settimo sono rispettivamente il senso vestibolare e il senso  propriocettivo. Forse dovremmo mettere questi due al primo posto nel rango dei sensi perché sono di fondamentale importanza per il nostro equilibrio e il nostro orientamento nello spazio. La propriocezione ci aiuta a sentire ciò che fanno le diverse parti del corpo senza dover necessariamente guardarle. Il senso vestibolare ci aiuta a mantenere l’equilibrio nella gravità. Entrambi sono molto importanti per sostenere e alleviare la vista.

Il senso vestibolare o dell’equilibrio è responsabile per la consapevolezza  del nostro corpo nello spazio. La parola vestibolo significa entrata/ e come tale questa è anche la sua funzione  a livello cerebrale. Questo senso si sviluppa nel feto a due mesi dal concepimento e si sviluppa completamente  dopo i cinque mesi dallo stesso. Perciò il movimento nell’ utero è fondamentale per il nascituro durante tutta la gravidanza. Il senso vestibolare è il sistema sensoriale pienamente funzionante che si sviluppa per primo.

Da piccola mi piacevano tutti i giochi in cui bisognava girare su me stessa. Rotolarmi sul tappeto o giù per la collinetta dietro casa, andare sull’altalena, girare intorno a me stessa o farmi girare da qualche adulto con un buon senso di equilibrio erano puri divertimenti. Ed ancora oggi osservo bambini che amano fare le stesse cose. Da adolescente mi piacevano le giostre e più spericolate erano più mi piacevano. Oggi so che tutte queste attività aiutano a rinforzare il sistema dell’equilibrio e servono per comprendere l’orientamento del nostro corpo nello spazio.

Il senso vestibolare risale ai peli incredibilmente piccoli all’interno dell’orecchio interno. Quando ci muoviamo, il fluido nelle nostre orecchie si muove e stimola quei peli, inviando al cervello informazioni sull’orientamento del nostro corpo nello spazio. Più un bambino è fuori dalla posizione verticale, più il fluido si sposterà sui peli e più forte diventerà il senso vestibolare. I bambini hanno bisogno di sperimentare i loro corpi in tutte le diverse posizioni e spostarli in tutte le diverse direzioni per far muovere quel fluido.

Il senso vestibolare è molto importante perché contribuisce all’integrazione di tutti gli altri sensi. Ciò significa che i bambini con un forte senso vestibolare sono più coordinati e meglio bilanciati. I bambini che non hanno sviluppato completamente il loro senso vestibolare tendono ad essere goffi e imbattersi negli oggetti. Potrebbero non avere una buona comprensione dello spazio personale.

La fase evolutiva dei primi 15 mesi che passa dalla posizione seduta a sedersi, strisciare, gattonare, camminare e correre è cruciale  per lo sviluppo del senso vestibolare. E’ fondamentale per i bambini  poter sperimentare e praticare queste abilità su terreni diversi, in modo che il loro movimento non sia sempre lineare. I bambini che si muovono sempre su superfici piane non ricevono gli stimoli che il loro corpo necessita. Se inoltre possono camminare a piedi nudi per mantenere la flessibilità dei loro piedi, creano basi più solide.
 Quando muoviamo il corpo o la testa attiviamo il sistema vestibolare che invia segnali agli occhi con la richiesta di rispondere allo stimolo. I muscoli oculari devono essere forti per poter affrontare competenze nel campo visivo da vicino, come leggere e scrivere, ma anche nel campo visivo lontano come per gli sport con la palla. Abbiamo bisogni di muscoli oculari che sono individualmente forti e possono lavorare in team per lo scorrimento. La retina ha più di 130 milioni di nervi che rispondono alle informazioni sensoriali..
    
Dal punto di vista degli adulti, va bene se vuoi solo guardare. Durante la pubertà, il liquido nei canali auricolari si addenserà, allungando il tempo necessario per far tornare i peli nell’orecchio interno nella loro posizione originale. Questo è il motivo per cui adolescenti e adulti tendono a soffrire di più il mal da veicolo dei bambini.


Gli adulti non devono girare ma i bambini lo fanno. Per loro va bene ed è utile che abbiano le vertigini. Con il tempo, progressivamente si abituano a tutto quel fluido che si muove nelle loro orecchie interne, così diventeranno più abili nel navigare nell’ambiente circostante. Le attività di girare su se stessi portano ad una maggiore vigilanza, maggiore attenzione e maggiore calma. Questo deve essere il motivo per cui i bambini sono così attratti da queste attività!

Nell’infanzia il movimento durante tutto il giorno è cruciale e di fondamentale importanza… In quel periodo della vita i bambini sviluppano il senso vestibolare e ciò non avviene mentre stanno fermi. Le troppe ore sedute in classe, soprattutto nella prima infanzia, non contribuiscono a questo tipo di sviluppo sensoriale. Questo è uno dei motivi per cui la ricreazione è così benefica per il rendimento scolastico. La ricreazione (purchè sia consumata giocando all’aria aperta) favorisce lo sviluppo del cervello in modo che l’alunno sia più attento durante la lezione.
    
Anche davanti agli schermi i bambini tengono quasi completamente fermi i loro corpi e le loro teste. Osservo però che i bambini piccoli spesso non riescono stare a lungo fermi a guardare un film perché i loro corpi stanno dicendo loro di alzarsi e muoversi. Il loro cervello deve essere stimolato dal movimento. Se confrontiamo i movimenti del corpo e della testa tra un bambino che è abituato a giocareall’esterno nella natura e un bambino che passa il suo tempo maggiormente dentro davanti a uno schermo televisivo, vediamo chiaramente perché ci possono essere differenze così vaste nello sviluppo tra i bambini.

La buona notizia è che i bambini sono resilienti e quindi in qualsiasi momento durante l’infanzia il movimento, soprattutto quello che stimola l’equilibrio può essere funzionale ad accrescere l’attenzione del bambino. Tutte le attività di equilibrio aiutano a rinforzare le competenze della lettura.

Quindi cosa si può fare? Passare molto tempo fuori (come lo faceva la mia generazione), saltando, arrampicandosi, correre su terreni scoscesi, giocare all’aria aperta e in natura che ci dà tantissime possibilità per  mettere alla prova le proprie competenze di equilibrio.

Da questo punto di vista gli asili nel bosco sono un terreno ottimale per I bambini per sviluppare tutto il sistema sensoriale e in primis il senso vestibolare.
E se non avete la possibilità di mandare i vostri figli in una tale struttura, almeno dedicate il vostro tempo a passare più tempo possibile  nella  natura con loro.

Più comprendiamo lo sviluppo dei bambini, più possiamo essere fiduciosi nelle nostre scelte di trascorrere tempo nella natura! Vale sempre la pena di giocare fuori.

La vita di un bambino oggi è spesso un continuo muoversi tra spazi chiusi e organizzati da adulti: casa, scuola, palestra e anche i tragitti si fanno in macchina. E’ invece importante tornare a vivere gli spazi all’aria aperta, sia per la loro salute sia per la loro crescita.

Il nostro stile di vita, soprattutto per chi vive nelle grandi città, penalizza le uscite al parco, i genitori non hanno spesso tempo, e le scuole preferiscono fanno trascorrere l’intervallo in classe, Niente di più sbagliato!

Purtroppo il   gioco, come approccio ludico- didattico di gruppo e come mezzo per  fare esperienze concrete,  sta scomparendo dalla vita dei bambini, lasciando il posto ai mezzi tecnologici bidimensionali che limitano notevolmente lo sviluppo sensoriale e motorio.

Il gioco è una dimensione  naturale nel l bambino. Nel gioco tridimensionale in un ambiente naturale il bambino può sviluppare i suoi sensi, affinando e creando così una base solida per l’apprendimento scolastico. Maria Montessori ha già constatato, negli anni trenta,   che possiamo trasferire su carta solo ciò che abbiamo sperimentato con il corpo nel mondo tridimensionale. I mezzi tecnologici non sono in grado di fornire le informazioni necessarie ai 5 sensi. Considerando che la  vista per esempio è costituita al 90% da informazioni provenienti da altri sensi e solo al 10 % dalle informazioni provenienti dalla meccanica degli occhi, allora possiamo affermare l’importanza delle esperienze  concrete nel mondo tridimensionale per poter crearci una base solida funzionale per l’ apprendimento scolastico.

Giocare nella natura  scoprendo sensazioni tattili, suoni, odori e gusti, imparando a distinguere le mille sfumature di colori che la natura ci offre, favorisce una buona integrazione dei sensi.

Le uscite all’aria aperta non sono un semplice sfogo o un momento di gioco sostituibile con attività al chiuso, ma un vero e proprio momento di formazione: amplifica i sensi(soprattutto nei primi anni di vita, il bambino ha bisogno di passare più tempo possibile all’aperto per sviluppare i muscolare oculari e il senso della vista)  e la capacità di osservazione, è fonte di esperienze impossibili in casa o in aula, stimola la curiosità.

Ci sono differenze importanti tra i bambini dell’attuale generazione e quelle precedenti, in modo particolare quelle tra gli anni ’50-’70, in cui i bambini avevano possibilità di giocare all’aperto in modo completamente autogestito, al di fuori del controllo genitoriale.

Le nostre case, ormai, sono sempre meno a misura di bambino, gli spazi sono spesso inadatti, troppo piccoli perché i bambini possano usarli per sperimentare le loro abilità motorie.

Scoprire il mondo esterno significa camminare, saltare, arrampicarsi e fare tutta una serie di movimenti che negli spazi chiusi sono preclusi, ma che sono fondamentali per conoscersi e acquisire sicurezza.

Correre qualche rischio è propedeutico, da un lato perché aiuta a gestirsi in maniera autonoma e dall’altro perché insegna a valutare le diverse situazioni, per il bambino è fondamentale poter cadere e scoprire la sua capacità di orientarsi nello spazio, fidandosi di se stesso e della sua capacità di rialzarsi. 

Recentemente nascono esperienze lodevoli, come le scuole d’ infanzia nel bosco per esempio. Queste  iniziative,  piuttosto rare, indicano una svolta  di tendenza,  un segnale di una nuova consapevolezza e soprattutto la  necessità di recuperare anche a livello educativo una dimensione più  naturale nella prima infanzia.

Uno studio recente di un gruppo di ricercatori canadesi ha rilevato il cambiamento generazionale rispetto al gioco all’ area aperta. Sono stati messi a confronto 3 generazioni e le loro abitudini di giocare.

I nonni (oggi tra i 60 e i 80 anni) consideravano tutte le attività all’ area aperta come gioco,  anche piantare   le fragole o raccogliere le patate era piuttosto vissuto come gioco anziché lavoro. La curiosità e il senso di esplorazione erano il motore principale per appropriarsi delle funzioni del mondo esterno.

I genitori (fra i trentacinque e cinquanta anni) vivevano il gioco  già più come passatempo,  vivevano meno in contesti rurali e il gioco era più considerato uno sfogo o la possibilità di stare con i compagni in contesti semi urbanizzati. I figli di questi genitori (tra gli 8 e i 12 anni) passavano la maggior parte del loro tempo davanti a tv, pc o smartphone a giocare ai videogiochi.  Il gioco di gruppo era ridotto a poche ore settimanali di sport organizzati.

È notevole come le abitudini di gioco siano cambiati nel arco di 60 anni.

Perciò è così importante mantenere viva  la voglia di scoprire e giocare nella natura, ricollegandosi a quelle esperienze  naturali necessarie ad una educazione globale.

Per saperne di più ti consiglio il seguente libro:

Sigrid Loos e Laura Dell’Aquila
Giochiamo? Naturalmente!
Giochi ed attività alla scoperta dell’ambiente attraverso i 5 sensi
Notes Edizioni, Torino 2017

PropriocezioneConosci la sensazione di essere bloccato a livello fisico dopo una lunga giornata di lavoro sedentario? Ti capita di avere la testa “fumante” dopo una discussione conflittuale o una giornata stressante e perdi facilmente le staffe? Oppure incontri una persone che conosci ma non ti ricordi più il suo nome?

Sotto stress il nostro sistema corpo mente va in modalità “sopravvivenza, cioè diventiamo reattivi anziché agire dai centri del pensiero superiore. Possiamo ancora funzionare sulla base di ciò che abbiamo imparato utile alla nostra sopravvivenza ma è difficile fare scelte ragionate e adatte alla situazione. Sotto stress diventa anche difficile elaborare nuove informazioni ed integrarle con quello che sappiamo già, di conseguenza ci sentiamo bloccati, frustrati, irritati .

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2012-56807-134177_22748_10574_tIn un blog post precedente ho descritto gli effetti dei Mattoncini da costruzione su un bambino di 3 anni. Oggi vorrei parlarvi dei risultati che ho ottenuto con questo metodo con una signora anziana.

Lucia (il nome è stato cambiato per mantenere la privacy) è una signora di 76 anni che si prende cura del marito 85 enne che soffre di demenza. Spesso si sente sopraffatta della situazione familiare perché non ha più tempo per se stessa. Oltretutto perde facilmente la pazienza quando mette in ordine le cartelle cliniche del marito e lui arriva e Leggi il seguito di questo post »

Ogni volta che faccio i riequilibri del programma della Kinesiologia educativa con clienti adulti, uso di solito il protocollo delle 7 dimensioni dell’intelligenza,  più completo e anche più complesso rispetto al protocollo di Brain Gym®. Nonostante io abbia  fatto migliaia di bilanciamenti con clienti di tutte le età, nella mia carriera 20ennale di Kinesiologa, non smetto mai di stupirmi dell’efficacia di questo strumento sorprendente, infatti, talvolta  con una sola seduta può cambiare la vita di una persona.

Vi presento Mary, la persona di cui vi parlerò, la quale mi ha contattato telefonicamente, parlandomi di un problema di vista, che desiderava affrontare inizialmente. Leggi il seguito di questo post »

Ho il piacere di presentarvi Christiane Hohlberg, insegnante di una scuola Montessoriana in Baviera che racconta le sue esperienze con l’otto dell’infinito, uno dei 26 movimenti di Brain Gym®.

imgp6422“Come insegnante da lungo tempo nella scuola elementare Montessoriana, vorrei condividere brevemente le mie esperienze con gli esercizi di Brain-Gym® e specialmente con l’otto dell’infinito. Per molti anni, abbiamo insegnato ai bambini due esercizi della Kinesiologia educativa al giorno. I bambini hanno così imparato tutti gli esercizi di Brain-Gym®  e i Leggi il seguito di questo post »

Riflettendo in questi giorni e preparando il corso di Brain Gym®* 101, che si terrà all’inizio di gennaio a Rapallo, mi sono riletta i commenti dei partecipanti ai corsi precedenti, mi sono accorta della potenzialità del cambiamento che avviene più facilmente nel gruppo, anziché nel lavoro individuale. Leggi il seguito di questo post »

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