movimenti per la mente in movimento

Archivio per maggio, 2014

LA LETTURA E’ UN MIRACOLO di Paul Dennison

questo articolo, tradotto da Cinzia Campana, Consulente Edu-K, fu pubblicato nel blog http://heartsatplay.com/blog/blog-home/ di Paul e Gail Dennison. Ringrazio l’autore per il gentile permesso della traduzione e ripubblicazione

Paul-outdoors-head-280x300Nei miei 45 anni come insegnante di lettura  non mi sono mai  seduto accanto a un bambino e l’ho ascoltato decodificare i simboli o sondare parole. E questo perché, secondo me, ciò renderebbe  il codice più importante della  lingua che esso rappresenta.

Nei  miei centri di apprendimento i bambini erano sempre occupati a fare libri, raccontando storie che io annotavo per loro e per le quali  poi disegnavano immagini. A volte volevano ascoltare la lettura di questi libri, o di altri testi descrittivi e poetici, che io leggevo loro ad alta voce. Oppure potevano imparare a scrivere in corsivo, mentre annotavano  le proprie storie di vita per sè stessi. Questi bambini esercitavano attivamente le loro abilità visive, uditive, motorie e tattili e creavano vie per integrarle nel  proprio funzionamento.

Una grande parte di ciò che ci rende umani è il nostro desiderio di raccontare storie e comunque di esprimere noi stessi. Il linguaggio non  è un qualcosa da smontare, ma  serve per mettere insieme, è qualcosa con cui creiamo collegamenti con il nostro mondo. Attraverso la lunga storia del nostro pianeta ,i nostri antenati disegnarono  immagini che in seguito divennero  un alfabeto , al fine di registrare, ricordare e comunicare le loro esperienze. La lettura è il miracolo che deriva  da questi segni e simboli. I codici  sono stati creati e concordati per poter in seguito essere decodificati da altri, con lo scopo di tramandare la cultura di generazione in  generazione. Ogni bambino che impara a leggere e a scrivere ricrea questo miracolo.

Eppure l’umanità presume  da tempo  che la capacità di lettura sia intrinseca a tutti i bambini. Ci dimentichiamo che la lettura non è una funzione naturale con cui siamo nati, ma che deve essere appresa. Un bambino identificato come dislessico, cioè con una difficoltà percepita nell’imparare a leggere, non ha un problema medico, semplicemente non ha ancora sperimentato la relazione che ha il linguaggio con i propri disegni o segni sulla carta. Non ha ancora scoperto come inventare la sua personale  lettura e creare così il suo personale miracolo.

La lettura, la decodifica e la codifica neurale di simboli alfabetici scritti per il loro significato, è una invenzione umana che riflette come il cervello si riorganizza al fine di elaborare la parola scritta. “Gli esseri umani non sono mai nati per leggere “, scrive Maryanne Wolf, una neuroscienziata cognitiva della Tufts University ed esperta dello sviluppo del bambino, nel suo straordinario libro  “Proust e il Calamaro: la storia e la scienza  del cervello che legge “, che va a spiegare come si sia evoluta la lettura nel corso dei millenni, dalla decodifica dei  disegni rupestri, ai simboli che divennero un codice alfabetico, alle forme complesse delle frasi che leggiamo oggi.
La Wolf  comprende la lettura  come  facciamo noi in  Edu –K, come la creazione e la padronanza di un codice simbolico lessicale che rappresenta l’esperienza per il successivo ricordo o re- immaginazione. La lettura, un’abilità totalmente creata dall’uomo che ha contribuito a creare il cervello umano di oggi, comporta molto più che concentrarsi su un input  lineare, una parola o un fonema alla volta. La Wolf  suggerisce che “l’evoluzione della scrittura e lo sviluppo del cervello che legge ci danno una lente  notevole su noi stessi come specie, come  creatori di molte culture linguistiche orali e scritte e come singoli studenti con diverse e crescenti forme di intelligenza.”
Il cervello non ha né un centro né un’area  deputata alla funzione della lettura come invece ha  per  le funzioni di vedere, ascoltare, muovere e toccare. Il miracolo della lettura richiede l’interconnessione di molte aree neurali separate e specifiche. Attraverso un’esplorazione attenta dei simboli, ogni bambino  insegna a sé stesso come il suo cervello crea  automaticamente  queste connessioni.
Non tutti i bambini imparano nello stesso modo ed imparare a leggere sembra più facile per alcuni che per altri, proprio come i metodi per insegnare la lettura lavorano meglio con alcuni studenti  piuttosto che con  altri.



?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Xavier, 8 anni e in terza elementare, appariva brillante e curioso,
ma non
stava al passo con i suoi compagni di classe a scuola. Quando i suoi genitori lo portarono per farlo valutare privatamente, come livello in lettura, scrittura e ortografia sembrava essere più di un anno indietro. Dietro suggerimento hanno portato Xavier da me. Leggendo per me nel mio studio, dal suo libro scolastico di lettura, indicava una parola alla volta e la sondava, scandendo ogni sillaba attentamente come il suo insegnante gli aveva ordinato di fare. Quando gli è stato chiesto di ricordare e di raccontare ciò che aveva letto, era in grado di rammentare solo una o due parole isolate.

Durante la sua sessione Xavier ha scelto da un poster a parete le attività di Brain Gym® che voleva fare. Insieme abbiamo fatto il Cross Crawl, l’otto dell’infinito, la pompa del polpaccio, la flessione del piede,  l’attivazione del braccio  e l’aquila. Nel corso del processo, io ed i suoi genitori lo abbiamo visto passare da una postura passiva ad un modo più attivo di sostenere il suo corpo  e di parlare.
Per aiutarlo a  rendere la lettura più espressiva, ho invitato Xavier a fare amicizia con 15 delle sue parole preferite. Io ed i suoi genitori abbiamo condiviso la sua eccitazione mentre pensava le parole ed io le scrivevo per lui su delle schede: elefante, popcorn, aereo, zebra, e così via. Xavier ha accettato di tracciare ogni giorno le lettere di ciascuna parola con le dita, mentre avrebbe detto la parola ad alta voce e pensato al suo significato. Quel giorno, quando ci siamo salutati,  già riconosceva  le parole elefante e zebra a colpo d’occhio.

Dopo due settimane che tracciava le sue parole e faceva le attività di  Brain Gym® con i suoi genitori, Xavier è tornato nel mio studio pronto a leggere nuovamente per me . Ho potuto vedere, dal modo in cui si era seduto e teneva il suo libro, che ora stava sperimentando un miglior senso dell’equilibrio. Adesso era in grado di muovere gli occhi per seguire orizzontalmente attraverso il suo  campo visivo mediano, senza  un eccessivo movimento della testa. Stava leggendo in modo fluido, nello stesso modo in cui parlava, piuttosto che concentrarsi sui fonemi separati, senza sforzo e con entusiasmo e piena comprensione: questa è la mia definizione di comprensione della lettura. Abbiamo festeggiato un miracolo, mentre Xavier era ora in grado di riferire quello che aveva  letto con le sue parole. In che modo, i suoi genitori si chiedevano,  pochi semplici movimenti ed attività hanno potuto aiutare Xavier a  leggere in modo molto più efficace? Poiché apprendimento significa aggiungere il nuovo al vecchio, il flusso naturale dell’ imparare a leggere inizia con il riconoscimento di ciò che già sappiamo. Richiede  contemporaneamente il possesso ciò che è già familiare/appreso (memorizzato come un codice verbale)  ed il mettere in relazione la nuova informazione, in entrata, con quell’esperienza cui essa è associata.   La lettura è prima di tutto un flusso di linguaggio comunicativo. Le abilità visive, come puntare gli occhi su ogni parola, sono, anche se importanti, secondarie rispetto al processo mentale della lettura e devono essere  automatiche e senza stress, cosicchè i processi uditivo- linguistici  possano procedere senza inibizione. Il discorso espressivo deve sempre guidare,non seguire,  l’analisi visiva del codice.

La lettura efficace del codice come significato  richiede, proprio come è avvenuto per i nostri antenati, l’integrazione delle aree del cervello per l’abilità uditiva (dirlo), visiva (vederlo), cinestesica (scriverlo) e tattile (sentirlo), così come la capacità di interpretare le informazioni ricevute come significative mettendo in relazione la nuova esperienza con esperienze precedenti.
Quando gli studenti come Xavier sembrano dislessici,in quanto analizzano una progressione lineare  di    suoni sconnessi  di una parola o di una sillaba alla volta, e non sono ancora in grado di riconoscere immediatamente quei simboli all’interno di un contesto linguistico espressivo,essi sono persi  nei dettagli del decifrare il codice e non stanno nemmeno ad ascoltare il contenuto. Nel mio lavoro con i bambini diagnosticati come dislessici sottolineo che la lettura (e, di fatto, tutte le abilità nelle arti linguistiche, tra cui  scrittura e ortografia) viene sperimentata nel campo visivo mediano , dove è possibile accedere contemporaneamente  agli emisferi cerebrali destro e sinistro, sia per l’immediato riconoscimento del nuovo  che per la successiva, quasi simultanea, rottura neurale del codice per renderlo in un  linguaggio familiare.

Il miracolo della lettura richiede un riconoscimento immediato della  nuova informazione in un contesto significativo, seguito da una conferma dei simboli o del codice, non il contrario come di solito viene  insegnato. Così il flusso naturale dell’ apprendimento richiede una percezione nuova all’interno del contesto di  un’esperienza  precedente. Impariamo i simboli così bene che quasi mai li notiamo.
Come affermato dallo psichiatra e scrittore Iain McGilchrist nel suo libro The Master and His Emissary: The Divided Brain and the Making of the Western World la prima percezione  di qualsiasi cosa avviene attraverso l’emisfero destro finché essa rimane nuova . . . presto viene presa in carico dall’emisfero sinistro dove essa diventa familiare. La conoscenza del tutto è . . . seguita dalla conoscenza delle parti “.

I Already Know How to Read: A Child’s View of LiteracyPrisca Martens, 1996, Heinemann. Questo piccolo prezioso libro offre spunti della  Martens, come professoressa di educazione linguistica ,circa i suoi  tre anni di osservazione sull’esplorazione autodidatta di sua figlia Sarah della  lettura e della scrittura, nel periodo dai due ai cinque anni. Questo punto di vista può aiutarci a riconoscere i modi in cui i bambini (nel nostro mondo moderno, circondato da mezzi di comunicazione scritta) sono naturalmente alfabetizzati  e come essi  “inventerebbero” la scrittura e la lettura da soli, se gliene venisse  data l’opportunità. Campioni informativi di lettura e scrittura  presentano Sarah come una ricercatrice naturale che costruisce attivamente simboli.
Proust e il Calamaro: La storia e la scienza del cervello che legge, Maryanne Wolfe, © 2012 , Edizioni Vita e Pensiero.
The Master and His Emissary: The Divided Brain and the Making of the Western World,
© Iain McGilchrist, 2012, Yale University Press.
Crediti fotografici : ID 16450697 e 17770996 © Yuri Arcurs | Dreamstime.co
© 2013 by Paul E. Dennison . Tutti i diritti riservati

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Brain Gym ® è un marchio registrato di Brain Gym® International / Educational Kinesiology Foundation .

Giocare con il cuore Un esperienza con Fred Donaldson, autore del libro “Playing by heart”

Sigrid e FredFred Donaldson, pedagogista e ricercatore americano, durante la conferenza internazionale di Brain Gym® a Bali nel 2013 ci ha illustrato la sua trentennale ricerca sul gioco originario, termine da lui coniato  per descrivere  un determinato modo libero e spontaneo di giocare.  Tutti gli animali di sangue caldo, incluso l’uomo, giocano per appropriarsi delle abilità necessarie alla sopravvivenza. L’invito a giocare sottosta ad un codice comune che si esprime nella postura, nello sguardo e nell’atteggiamento non aggressivo.

Per Fred Donaldson il gioco è spontaneo, libero e non strutturato, con un alta componente di fisicità e viene dal cuore. Se una persona gioca col cuore non bada ai risultati, alla competizione; piuttosto gioca per il gusto di giocare di interagire con gli altri, cercando il contatto, toccando, rotolandosi e muovendosi alla stessa altezza del suo interlocutore: a gattoni con gli animali e i bambini; in piedi con gli adulti. Il gioco diventa così una danza d’energia, espressione di pura gioia e soddisfazione.

Fred, nella sua trentennale carriera di giocatore di cuore ha giocato con tutti i tipi di animali domestici e selvatici come lupi, orsi ma anche con leoni e tigri in cattività. Il suo approccio è sempre lo stesso: a gattoni, le braccia leggermente inclinate, il sedere più alzato e la testa inclinata sul lato; l’occhio sinistro guarda l’occhio sinistro dell’interlocutore. Si tratta della tipica postura d’invito a giocare che assumano naturalmente gli animali. Come partecipanti abbiamo potuto sperimentare l’effetto dello sguardo ed in effetti, guardando con il nostro occhio sinistro nell’occhio sinistro del partner la maggior parte di noi si sentiva a proprio agio e accolto dall’altro, mentre  guardandoci occhio destro nell’occhio destro molti di noi hanno percepito un senso di minaccia come se guardassimo oltre e non vedessimo più l’altra persona nella sua totalità, ciò viene interpretato istintivamente come sguardo aggressivo.

In un altro sperimento Fred ci ha fatto spingere con il pugno nella mano aperta del nostro partner. L’ovvia reazione era che il partner ha posto resistenza inducendoci a spingere più forte, anche se non faceva parte della consegna. Abbiamo semplicemente riprodotto uno schema competitivo imparato. In secondo momento Fred ci ha invitato a rispondere alla spinta del pugno con un movimento fluido che ammorbidisce la spinta e fa diventare il movimento come una danza. Immediatamente si è creato un altro clima, la minaccia è diventata un gioco d’energia tra due persone. Alla fine ci siamo tutti seduti per terra schiena contro schiena a strofinarci l’uno contro l’altro in un unico grande groviglio di corpi gorgheggianti dalle risate. Giocando in questo modo ci sono tre regole fondamentali per noi adulti: niente, pugni e calci; niente solletico; niente presa forzata. Per i bambini non esistono regole. Siamo noi che dobbiamo re-imparare a muoverci con fluidità, a distinguere un tocco buono da quello cattivo, a riacquisire uno spirito gentile e la capacità di guardare oltre, abbandonare la tendenza all’autodifesa e sviluppare un senso di appartenenza e fiducia.

Se rispettiamo la prossemica nel gioco, cioè, ci mettiamo allo stesso livello del nostro interlocutore, possiamo giocare con chiunque risvegliando e appellandoci all’energia del cuore; in termini neurologici, all’energia dell’emisfero gestalt – camunamente il destro – che è orientato allo spazio, al contesto alla cooperazione e alla curiosità verso il nuovo.

Giocare in questo modo diventa una danza energetica tra due individui per il puro piacere di muoversi ed esplorare il mondo circostante insieme anziché una competizione in cui il più forte sopraffa il più debole.

Espandere la propria vitalità

di Dott.ssa Cristina Ombra, Psicologa e Psicoterapeuta

“La bioenergetica si propone l’obiettivo di aiutare la gente a riconquistare la sua natura primaria – la condizione di libertà, lo stato di grazia e la qualità di bellezza”.(Alexander Lowen)

imagesÈ possibile sperimentare profondamente le emozioni, sentirle autenticamente, esprimerle con totalità sviluppando padronanza?

Il sistema delle emozioni funziona come una totalità interconnessa ed autoregolante, è la base della vitalità e della sopravvivenza.

‘Noi siamo il nostro corpo’, lo stress e i ritmi di vita troppo intensi lasciano un segno nel nostro corpo cronicizzandosi attraverso tensioni muscolari, blocchi emotivi, perdita dell’energia e della vitalità. La bioenergetica ci permette di entrare in contatto con la qualità dei nostri processi emotivi e corporei: il respiro, il movimento, il ritmo, la nostra energia vitale. Scopo della bioenergetica è quello di sciogliere le tensioni muscolari e liberare emozioni trattenute, migliorando la consapevolezza di sé.

La bioenergetica, migliorando la qualità della nostra vita, contrasta gli effetti negativi dello stress causato in molti casi da ritmi di vita frenetici. Oltre ad essere uno strumento di prevenzione delle malattie e promozione della salute, è adatta a tutti ad ogni età. La bioenergetica oltre ad offrire uno spazio di consapevolezza per il singolo, è un modo per stare nel gruppo, attivando processi di autoregolazione .

In questo modo la persona può sviluppare quelle che Alexander Lowen, padre della bioenergetica, chiama le “tre colonne del Sé”: consapevolezza di sé, espressione di sé, padronanza di sé.

All’interno del gruppo sarà possibile sperimentare esercizi di bioenergetica,  rivolti a tutti coloro che vogliano approfondire la propria ricerca e crescita personale

Scopo degli esercizi bioenergetici è aiutare ad entrare in più profondo contatto col proprio corpo, accrescendo le sensazioni in esso; diventare consapevoli delle tensioni muscolari e lavorare sul movimento e sulla respirazione in modo graduale per favorirne il rilascio. Sbloccando così l’energia intrappolata nel corpo e lasciandola fluire in modo più libera ne consegue un senso più grande di vitalità che accresce la capacità di sentire piacere, la motilità ed il benessere ad un livello sia muscolare che emozionale.

Gli esercizi infatti non sono mai svolti in senso di attività meccanica ma sempre solo rispetto al sentire nel corpo. Così il fare può sembrare a volte improduttivo, ma questo è un naturale approccio biologico ed energetico (quindi bioenergetico) nel processo di approfondimento della respirazione e nella liberazione dell’energia bloccata nelle tensioni, con il rispetto di tutte le variazioni individuali e dei tempi necessari ad ognuno.

Fondamentale al concetto degli esercizi bioenergetici è che, dove c’è energia libera e libero sentire, ci saranno movimenti pieni di grazie sostenuti dal lavoro di grounding.

groundingIl grounding è una posizione estremamente naturale e, proprio per questo, le prime volte può risultare poco comoda!!! Ricorda la posizione assunta dal bambino quando inizia a camminare (proprio perché a maggiore necessità di sentire molto bene il terreno sotto i suoi piedi), ma si ritrova molto nei praticanti di quelli sport che, guarda caso, hanno un estremo bisogno di avere la sensazione del suolo (sciatori, giocatori di tennis, lottatori, ecc…). Consiste nello stare in piedi con le ginocchia flesse e morbide e l’apertura dei piedi paralleli o addirittura con gli alluci lievemente convergenti tra loro, per mantenere le ginocchia in linea. Il bacino è mobile, in posizione comoda situata tra l’antiversione e la retroversione, per favorire il rilassamento della spina dorsale. In questa posizione il respiro tende a divenire più profondo e addominale. Al contrario, più i piedi sono divergenti (a papera) e le ginocchia rigide, più si crea una forte contrazione dei glutei, alla spina dorsale, alla respirazione e al tessuto sottocutaneo; le ginocchia perdono la loro funzione naturale di ammortizzatori del corpo, i piedi a papera generano contrazioni addominali e sfinteriche, mentre le tensioni del tessuto sottocutaneo favoriscono la formazione di cellulite. L’inibizione delle respirazione, poi, diminuisce l’afflusso dell’ossigeno del corpo, riducendo il metabolismo del corpo e l’energia a nostra disposizione. Durante il grounding è possibile percepire delle piccole vibrazioni, che rendono le gambe e il bacino pieni di energia vitale e sciolgono le piccole tensioni accumulate nei distretti muscolari. Attraverso questa posizione è inoltre possibile ottenere molte informazioni sui possibili disturbi fisici che la persona potrebbe manifestare nella quotidianità. Infatti il piede regge l’intero peso del corpo e, una posizione scorretta (arco plantare collassato, eccessivamente sollevato o contratto) può determinare una catena di conseguenze nel resto del corpo (problemi di circolazione, dolori alla schiena, cefalee, ecc…). Il lavoro sul grounding offre quindi la possibilità di iniziare a prenderci cura di noi e degli altri partendo dalle fondamenta e, se vogliamo effettivamente costruire una struttura solida è ovvio che non si possa prescindere da una buona base.

Tutto questo potrebbe essere sperimentato all’interno del seminario esperienziale che si svolgerà dal 24 al 26 Luglio 2015 presso l’Albergo il Pelegrino nella splendida cornice di Montallegro  a Rapallo.

Per informazioni ed iscrizioni contattare  Dott.ssa Cristina Ombra:  fulwari2@tiscali.it  cell: 3474835382 oppure Dott.ssa Sigrid Loos, info@sigridloos.com  cell: 3478884867

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