movimenti per la mente in movimento

Articoli con tag ‘esperienza formativa’

NATURALMENTE GIOCANDO

un esperienza di giochi con e nella natura a San Giorgio a Cremano
di Sigrid Loos

 

Il gioco è l’esperienza naturale del bambino, si potrebbe dire: il suo lavoro congenito perché attraverso esso esplora il suo ambiente, sperimenta la sua fisicità ed impara le regole della convivenza. Almeno così dice la teoria. Ma tutto ciò è ancora valido oggi?

Noi che siamo cresciuti negli anni 50, 60, 70 e forse ancora negli anni 80 abbiamo popolato le piazze, le viuzze e i cortili giocando autonomamente con amici di diverse età e c’era sempre qualche adulto non appartenente alla nostra famiglia che ci metteva in riga quando ne combinavamo una grossa. Eravamo liberi e auto-gestiti e gli adulti interferivano ben poco nei nostri giochi almeno che non giocassimo in contesti come la parrocchia, gli scout o in ambito di allenamento sportivo.

Dagli anni ‘90 in poi con l’introduzione di gameboy, console e computer, la situazione è cambiata drasticamente. La tecnologia ormai regna sovrana nella camera e nella vita dei bambini e gli spazi del gioco autonomo sono quasi spariti nei contesti urbani.

La vita di un bambino oggi assomiglia più a quella di un manager con un’ agenda piena tra scuola, compiti, attività sportive e (anche se più raramente) artistiche; i momenti ludici sono spesso organizzati da un adulto educatore/animatore.

Un programma così fitto lascia poco spazio all’ozio e all’auto-gestione del gioco. Questa realtà ci induce alla domanda come possiamo recuperare quegli elementi del gioco libero esplorativo che sviluppa curiosità, creatività ed educa alla collaborazione e alla convivenza pacifica?

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Villa Falanga

Il Laboratorio Regionale Città dei bambini e delle bambine di San Giorgio a Cremano cerca di dare una risposta a questo quesito. Nel bel contesto di Villa Falanga, sede del progetto, il gruppo del Consiglio delle bambine e dei bambini è riuscito a far modificare il regolamento comunale dei parchi che vietava il gioco negli spazi pubblici e ad invitare gli amministratori di quei condomini dove è proibito giocare per adeguare il proprio regolamento nello spirito dell’art. 31 della “Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia” (approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176), che garantisce ai bambini il loro diritto al gioco.

Ogni anno il secondo mercoledì di maggio si celebra la GIORNATA DEL GIOCO in cui tutti, adulti e bambini, sono invitati a giocare nella città che per l’occasione viene pedonalizzata e liberata dalle auto. San Giorgio a Cremano è la prima città della Regione Campania, che dedica dal 2006 una giornata feriale al gioco. Il giorno è lavorativo non per guadagnare un giorno di vacanza, ma per rompere lo schema adulto del lavoro separato dal piacere, dal gioco, dal rapporto con gli altri. Ed è lavorativo in modo che le scuole siano aperte, ma aperte solo per giocare: i docenti, i genitori e i bambini preparano questa giornata speciale in modo che a scuola, in quel giorno, si possa giocare.

La XI edizione della giornata del gioco del 2016 è intitolata “Natura-l-Mente giocando” e per l’occasione è stato predisposto anche un bando aperto a tutti i cittadini grandi e piccoli che vorranno partecipare, per la realizzazione di un catalogo cartaceo e multimediale di nuovi giochi legati ai parchi pubblici della città, in cui viene evidenziata la presenza del gioco all’aria aperta nel contesto urbano e i rapporti che si formano tra i bambini e il gioco o tra gli adulti e il gioco nelle sue varie accezioni in determinati luoghi.

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Esperti assaggiatori – è una sfida di scoprire che cosa si sta mangiando con il naso tappato

Da lì è partita l’esigenza di fornire strumenti agli insegnanti coinvolti nel progetto che dessero spunti per inventare nuovi giochi. E’ la terza volta che vengo invitata dal coordinatore della Città dei bambini e delle bambine, l’architetto Francesco Langella, per tenere un corso di formazione sulla tematica del gioco e l’importanza del movimento per l’apprendimento per gli insegnanti del territorio. I 26 partecipanti al corso hanno giocato con tutti i sensi esplorando in modo cooperativo per primo i due sensi corporei – la propriocezione e l’equilibrio – il tatto, l’udito e la vista come sensi legati alla neo-corteccia e infine l’olfatto e il gusto più vicini alla nostra istintività per poi concludere il percorso formativo con l’invenzione di nuovi giochi mediante una griglia morfologica.

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il Sindaco Giorgio Zinno con Francesco Langella, Coordinatore del progetto Città dei bambini e delle bambine e Sigrid Loos, conduttrice del corso

Alla fine del percorso siamo stati raggiunti dal Sindaco Giorgio Zinno che ha rinnovato l’impegno del comune a sostenere le iniziative del Laboratorio Regionale Città dei bambini e delle bambine. Non ho potuto fare a meno di ringraziare, a nome di tutti gli insegnanti presenti, il Comune che ha finanziato l’iniziativa dando cosi la possibilità ai partecipanti di arricchire il proprio bagaglio didattico con spunti pratici e immediatamente applicabili, cosa molto rara in Italia, così come hanno sottolineato le stesse insegnanti.

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la verifica finale del corso ci collega tutti in una grande ragnatela

Per me è sempre un piacere tornare in questa realtà vivace che cerca di contrapporre la fantasia e la creatività al degrado urbano di cui si parla tanto nell’area napoletana. I ragazzi che frequentano il laboratorio situato nella bellissima villa Falanga si sono impossessati degli spazi da cima in fondo con le loro creazioni, dalle sedie e tavoli a forma di nuvole che si trasformano in materassi quando vengono capovolti, alla scopa-monopattino e le tante altre invenzioni come la sedia-cavallo e il triciclo riciclato.

Per saperne di più potete visitare la pagina facebook della Città dei bambini al seguente link di facebook oppure guardare questo video

 

MALAWI, L’ALTOPIANO DEL MONTE CHAONE UN ESPERIENZA DI’ALTRI TEMPI

Il 2015 è il quarto anno in cui vado in Malawi come volontaria nelle missioni Monfortane e per fare formazione, sia con maestre delle scuole materne che con  giovani. Quest’anno, come già avvenuto l’anno scorso, tra le sfide molteplici, si è presentata l’occasione di un soggiorno sull’altopiano del Monte Chaone.

Qui, nel 2013, si recarono un gruppetto di giovani di Balaka tra quelli da me formati, insieme a due volontari di Bergamo, entusiasti delle tecniche apprese.

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Il primo villaggio che incontriamo salendo sull’altopiano del Chaone

Si tratta di una località sperduta, situata in un altopiano tra Zomba e Mpiri dove vivono, da un secolo circa 10.000 persone, con un’economia di sussistenza, piantando mais e ortaggi. Qui non esistono infrastrutture, né elettricità. E’ forte la tendenza al disboscamento, largamente praticato da tutti, poiché la carbonella è il combustibile utilizzato oltre che per cucinare, anche per il riscaldamento (nei mesi invernali le temperature raggiungono i 5 gradi)

Sono una ventina di villaggi e la popolazione degli Ayao è maggiormente musulmana mentre nel resto del Malawi prevalgono i cristiani.  L’altopiano si raggiunge unicamente a piedi, attraverso sentieri impervi, ripidi e – a volte – anche pericolosi che si trasformano in rivoli durante la stagione delle piogge. La strada nazionale dista circa 3 km di strada sterrata per arrivare al villaggio che funge da campo base.

La gente che ci vive trasporta, da valle  a monte, sulla propria testa, ogni genere di necessità: dai sacchi di cemento, alla legna, ai sacchi di mais… Sono soprattutto le donne che fanno questo lavoro.

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I ragazzi si preparano a portare il nostro materiale ul Monte

A valle un gruppetto di giovani si è specializzato nel lavoro di trasportatori. In una situazione molto povera ciò rappresenta un piccolo guadagno per le famiglie che abitano a valle (i nostri bagagli li hanno trasportati ragazzini di circa 10 anni!)

Uno dei primi progetti dei missionari monfortani fu la costruzione di un mulino che serviva a macinare il  mais perché la popolazione non fosse più costretta a portare a valle il raccolto per poi riportare indietro i sacchi di farina macinata. In seguito costruirono la chiesa e la scuola materna, aperta a tutti i bambini del posto, indipendentemente dalla loro provenienza religiosa.

Questa iniziativa ha posto le basi per la creazione di un Youth Center anche su Monte Chaone. Il motto del Chaone Youth Center è: “keep the trees growing” (“fate crescere gli alberi”)

Inizialmente erano i giovani che si radunavano intorno al campetto sportivo per far giocare i bambini, organizzando tornei di calcio e occupandosi di persone più bisognose, sullo stesso programma che normalmente viene fatto con i campi estivi a Balaka.

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In attesa degli scaffali i libri della biblioteca sono accastati sul tavolo

A questo punto il centro giovanile aveva bisogno di un posto fisso da qui l’idea di costruire una sede  che dovrebbe diventare non solo un luogo di studio e di socializzazione per i giovani ma anche un centro di alfabetizzazione per gli adulti che non hanno avuto la possibilità di frequentare la scuola. La scuola primaria esiste dal 1998 e fu costruita da una ONG inglese. Oggi è frequentata da 800 bambini.

Ora il Centro c’è e serve anche come Biblioteca, poiché, oltre alla scuola elementare e media non esiste altro luogo comune di socializzazione. Diventa perciò chiara l’importanza di uno spazio simile, per un luogo sperduto.

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Il nuovo ospedale con reparto maternità e pronto soccorso che aspetta la sua inaugurazione

I Monfortani, nel frattempo, avevano anche costruito un ospedale che dovrebbe  entrare in funzione dopo l’estate. In esso saranno attivi un Pronto Soccorso e il reparto di maternità, completamente assente per tutta questa comunità, dove le donne sono costrette a partorire in casa oppure a percorrere 3 ore di marcia  per raggiungere l’ospedale più vicino. Anche questa struttura sarà aperta per tutta la comunità e non solo per i cristiani.

Nel 2014, fu quindi posta la prima pietra per la costruzione della Biblioteca della Youth Center (centro giovanile), sulla base dell’esperienza del CYC di Balaka e, quest’estate nel 2015 ha preso funzione, grazie alla gestione della responsabile bibliotecaria mussulmana Asiatu James.

I libri della biblioteca provengono, per ora, dalla Biblioteca della Cecilia Youth Center.

Tutte queste attività hanno portato anche dei conflitti perché sono state vissute come invasive da alcuni membri della comunità locale, specialmente i capi villaggio. Infatti è per loro difficile comprendere le innovazioni portate dal CYC che vengono interpretate come un pretesto per portare la “cristianizzazione” nei villaggi. Alcuni villaggi vicini, perciò, reagirono in modo conflittuale, trattenendo i bambini dal partecipare alle attività proposte.

Tuttavia i giovani del posto sono riusciti a far comprendere ai loro genitori che le iniziative del CYC sono mirate all’emancipazione di tutti e porteranno vantaggi sia sul piano dello sviluppo culturale che su quello della valorizzazione delle risorse, per esempio col progetto di reimpiantare alberi, contrastando la tendenza al disboscamento.

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Il gruppo pratica qyalche movimento di Brain Gym

Durante il 2012 e 2013 gli insegnanti ella Scuola materna Santa Monica del Chaone erano scesi dalla montagna per frequentare il mio corso di formazione, insieme ad  insegnanti di altre scuole materne. Da questo lavoro nacque l’idea di un libro, intitolato Learn to move, move to learn, scritto da me. Che fu pubblicato dalla casa editrice Montfort Media di Balaka nel 2015.

Nel 2014 andai per vedere il lavoro svolto dalle insegnanti di Chaone. Quindi lavorai con loro e con 8 giovani sulle tecniche di gioco cooperativo e sul raccontare storie attraverso gli oggetti creati.

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giocando con il gruppetto degli insegnanti

Gli avvenimenti occorsi nel frattempo, anche in seguito alle situazioni conflittuali venutesi a creare, hanno comportato cambiamenti per cui, attualmente, il personale insegnante è solo locale. Di conseguenza, quest’anno, io ho lavorato il primo giorno con insegnanti nuovi e la partecipazione di Asiatu James, e il secondo giorno con studenti e insegnanti insieme. Con loro abbiamo lavorato utilizzando i giochi per la scuola materna raccolti nel libro sopracitato e ripetendo alcuni movimenti di Brain Gym® già praticati negli anni passati.

Nella scuola materna di Monte Chaone manca tutto. Hanno appena il gesso per scrivere. Gli unici materiali provengono dalla Missione. Anche il tempo da dedicare alle attività è scarso. Per esempio da quest’anno mandano i bambini a casa alle 11 perché non possono coprire le spese del pranzo.

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Giochiamo alle macchine con il gruppo degli insegnanti e dei giovani assistenti del Centro Giovanile

I libri sono scarsi e i pochi libri esistenti sono in lingua chichewa (loro parlano ayao simile al chichewa). Non essendoci abitudine alla lettura nemmeno hanno sviluppato l’abitudine all’uso di un libro per utilizzare le tecniche che illustra. Perciò, nonostante il testo sia stato tradotto anche nella lingua locale il metodo di apprendimento continua a basarsi sulla ripetizione di quanto viene mostrato (da qui la possibilità che venga poi riproposto). I miei allievi sono entusiasti e pieni di gratitudine per l’esperienza svolta anche quest’anno. Per questo tornerò ancora sul Monte Chaone.

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Invento e gioco con te! Educare e apprendere attraverso l’espressione manuale ed il gioco

Esperienza formativa  per 34 educatori di AVSI a Goma, Repubblica Democratica del Congo condotta da Sigrid Loos e Silvana Ninivaggi

Quando Silvana Ninivaggi, scenografa alla TV, e fondatrice dell’Associazione CHEARTE (www.chearte.org) che si occupa della promozione della creatività, arte e espressività per bambini ed adulti, mi ha proposto di aderire ad un progetto di formazione in Congo, ho detto subito di sì. L’Africa suscita la mia curiosità da un po’ di tempo e mi piace accogliere nuove sfide.

Così siamo partite in ottobre per una formazione di sei  giorni, richiestaci  dall’Associazione AVSI,  che si occupa da tanti anni di progetti educativi in varie parti del mondo. AVSI opera da diversi anni nella zona del Kiwu, nel Congo Orientale, balzato sulle notizie dei media in novembre 2012 per i combattimenti tra  i ribelli e l’esercito congolese nei pressi di Goma, capoluogo della Provincia. E’ questa  una terra  ricca di minerali (coltan, oro e diamanti) e la contesa delle due fazioni mette in fuga la popolazione che poi trova rifugio nei campi profughi gestiti dalle varie organizzazioni umanitarie.

IL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO

La Repubblica Democratica del Congo (ex-Zaire) è uno dei paesi africani più ricchi di minerali di tutti i tipi. Il coltan, un minerale raro e prezioso, necessario per i nostri cellulari e computer, si trova soprattutto nella provincia del Kiwu, nell’est del Congo, confinante con l’Uganda nel nord, il Ruanda e il Burundi nel centro e nel sud, dove le diverse fazioni sostenute da vari Paesi  del mondo si combattono per il controllo di quelle ricche terre da più di 10 anni.  La fine del conflitto non è ancora in vista.

P1040840Nonostante che il Kiwu sia una delle province più ricche del Congo, la gente vive in estrema povertà. Passando il confine con il Ruanda, dove le strade sono ben mantenute e pulite (il Ruanda merita, almeno in apparenza, l´attributo di “Svizzera dell’Africa”) ci si accorge subito della differenza: ad un chilometro dal confine finiscono le strade asfaltate, le quali diventano una specie di melma sassosa.  Passando in macchina, ci  si scuote come i pezzettini di frutta in un  frullatore. La gente si muove prevalentemente a piedi o con le motociclette o spingendo il caratteristico “Chucudù”, un monopattino di legno che serve a trasportare ogni tipo di merce e persone.

IL CONTESTO DELLA FORMAZIONE

Le ONG che si occupano delle necessità primarie alla sopravvivenza della popolazione nei campi profughi nella provincia di Goma sono già tante. L’UNICEF coordina gli interventi riguardanti i bambini.  L’AVSI in questo quadro gestisce, in coordinazione con altre ONG, gli spazi ludici e scolastici all’interno dei campi avvalendosi di educatori locali.

La formazione era rivolta a 34 educatori che lavorano su base IMG_0185progettuale finanziati dall’ AVSI, nei campi profughi intorno a Goma. I progetti educativi sono rivolti a minori dai 3 a 18 anni (anche se gli utenti spesso sono più giovani o più anziani). Abbiamo accolto la sfida di lavorare in un contesto di crisi permanente con educatori che devono gestire quotidianamente bambini fortemente traumatizzati, in un ambiente privo di stimoli e di materiali.  Il nostro compito era di fornire strumenti e metodi agli educatori che permettano loro di costruire giochi didattici, giocattoli con materiali reperibili sul terreno e di giocare con i bambini in modo cooperativo per creare un clima socio-affettivo che renda più facile vivere la difficile situazione in cui si trovano, con più spensieratezza e un po più di leggerezza.

Gli operatori sono stati suddivisi in due gruppi che hanno lavorato parallelamente, il gruppo A sulla costruzione con materiale di recupero, il gruppo B sui giochi cooperativi.

maschereI giochi e i giocattoli dei bambini congolesi vengono creati in base al materiale che si trova intorno a loro:  bottiglie, di plastica, tappi, lattine e legnetti possono trasformarsi in macchinine o addirittura nel caratteristico mezzo di trasporto, il “chukudù”, una specie di monopattino usato come trasporto di merci e persone e che si trova solo nella zona di Goma.  Il calcio è anche in Congo il gioco preferito da grandi e piccoli. E in mancanza di un pallone vero, ci si arrangia con pezzi di stoffa aggrovigliati e circondati con spago o, nel caso estremo, anche con una lattina vuota. Danze e canti sono gli elementi tradizionali nell’animazione, così come il racconto animato, attraverso il quale passano i messaggi educativi sulla famiglia, la religione (nel Kiwu la maggioranza è di religione cristiana), il lavoro e i valori sociali di una società contadina.

GLI OBIETTIVI DELLA FORMAZIONE

Il laboratorio creativo, aveva l’obiettivo di sperimentare concretamente come mettere “le mani in pasta”, senza la preoccupazione di un risultato finale precostituito.

P1040805Gli oggetti che sono stati realizzati sono utili per attività didattiche ed espressive condotte attraverso il gioco. Le attività manuali consentono di fare esperienze importanti come il coordinamento oculo-manuale, la concentrazione, l’iniziativa e di favorire la conoscenza di semplici nozioni: lo spazio, il colore, le forme, le grandezze, la composizione.

Lo scopo principale era di creare e costruire giochi e giocattoli unicamente con materiale reperibile nell’ambiente, con l’intento di fornire ai gruppi di operatori una cassetta contenente gli attrezzi necessari allo scopo: forbici, colla, matite colorate, carta riciclata e cartone, tappi, bottiglie ecc.

La sperimentazione  sul campo è stata anche un fondamentale: in effetti durante l’ultimo giorno della formazione tutti gli educatori hanno potuto mettere in pratica le nozioni apprese con i bambini del campo profughi di Kanyaruchinya alle porte di Goma.

Il laboratorio sul gioco aveva come obiettivo principale di fornire nuove metodologie di animazione che vadano oltre alle danze e ai giochi e canti tradizionali già in uso.

IMG_0346Il gioco non è solo un passatempo, ma attraverso di esso il bambino acquisisce le sue capacità e l´adulto ha la possibilità di sperimentarsi in situazioni nuove. L´obiettivo dei giochi cooperativi è di abolire il concetto di competizione inteso come sfida e vittoria sugli altri. La competizione intesa invece come la capacità di mettersi alla prova e di sfidare se stessi è quanto mai positiva e interessante per la crescita personale. Con i giochi cooperativi si cerca di concepire e di realizzare una collaborazione e un modo di stare assieme che mantenga e valorizzi l´originalità di ogni persona, la sua diversità, la sua creatività. Il gioco diventa così un mezzo di comunicazione che serve a creare un clima socio-affettivo nel gruppo.

SVOLGIMENTO

Ci siamo trovati ogni mattina in un hotel di Goma che ha ospitato la formazione e dopo un momento di accordo comune, i due gruppi si sono divisi e hanno ripreso i loro lavori in spazi separati. L’ultima ora della formazione è stata dedicata ad un confronto-scambio tra i due gruppi durante il quale il gruppo della manualità ha mostrato e illustrato le proprie creazioni e il gruppo del gioco ha presentato qualche gioco animando il gruppo intero. Questo metodo  di scambio di esperienze è stato  molto apprezzato.


IMG_0814Il sesto giorno della formazione è stato dedicato alla messa in pratica delle esperienze formative nel campo degli sfollati di Kanyaruchinya e Kibati che ospitano più di 50.000 persone tra adulti e bambini. Di conseguenza, la partecipazione nei laboratori di creatività e nell’animazione dei giochi ha superato ogni  nostra immaginazione. Ogni gruppo gestito da 3-4 animatori aveva un minimo di 150 bambini (nei giochi) e di 50 – 80 bambini negli spazi laboratoriali. In poco tempo sono stati costruiti semplici burattini e maschere di carta che i bambini hanno portato orgogliosi in giro per il campo mostrandoli a genitori e parenti

CONCLUSIONE GENERALE

Per noi formatrici è stata un’esperienza forte e significativa.

Ci ha colpito il fatto che ogni mattina, in attesa del nostro arrivo, anziché aspettare seduti e fermi, gli educatori si organizzassero per insegnare a vicenda canti, balli e giochi.

Abbiamo notato una certa difficoltà durante le spiegazioni, quindi possiamo dire che è preferibile “fare” anziché spiegare, anche se in molti casi è necessaria una parte teorica.  Oltre a questo, dobbiamo considerare che abbiamo introdotto concetti abbastanza sconosciuti ai partecipanti: giocare in maniera cooperativa, stimolare la creatività e per di più, con materiale che viene di solito buttato.

Siamo rimaste stupite e colpite dall’impegno di tutti gli educatori durante la mattinata nel campo e dalla fierezza di appartenere alla squadra di AVSI.

A considerazione di tutti, sia partecipanti che formatori si è rilevata la necessità di una prosecuzione al fine di rendere indipendenti gli educatori che poi potrebbero diventare formatori essi stessi.

Inoltre, come già individuato da alcuni educatori, queste competenze possono essere applicabili in ambito scolastico come supporto all’insegnamento delle materie.

Un prossimo modulo formativo potrebbe essere pensato per l’approfondimento di tutti gli aspetti già avviati, ma con il valore aggiunto dell’esperienza che gli educatori faranno nei prossimi mesi. Siamo convinte che sia essenziale avere un riscontro su tutto ciò che hanno messo  in pratica, sulle  difficoltà, il bisogno, gli effetti positivi o negativi e che quindi eventuali proposte di proseguimento possano giungere soprattutto da loro.

Per quanto riguarda il gruppo che ha partecipato al modulo dei giochi, sarebbe auspicabile continuare ad esplorarne le diverse modalità approfondendo gli aspetti dell’inventare i giochi con la griglia morfologica, le regole e l’utilizzo dei materiali per inventare altri giochi didattici.

Ringrazio SAilvana Ninivaggi per le foto messe a disposizione

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