movimenti per la mente in movimento

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Espandere la propria vitalità

di Dott.ssa Cristina Ombra, Psicologa e Psicoterapeuta

“La bioenergetica si propone l’obiettivo di aiutare la gente a riconquistare la sua natura primaria – la condizione di libertà, lo stato di grazia e la qualità di bellezza”.(Alexander Lowen)

imagesÈ possibile sperimentare profondamente le emozioni, sentirle autenticamente, esprimerle con totalità sviluppando padronanza?

Il sistema delle emozioni funziona come una totalità interconnessa ed autoregolante, è la base della vitalità e della sopravvivenza.

‘Noi siamo il nostro corpo’, lo stress e i ritmi di vita troppo intensi lasciano un segno nel nostro corpo cronicizzandosi attraverso tensioni muscolari, blocchi emotivi, perdita dell’energia e della vitalità. La bioenergetica ci permette di entrare in contatto con la qualità dei nostri processi emotivi e corporei: il respiro, il movimento, il ritmo, la nostra energia vitale. Scopo della bioenergetica è quello di sciogliere le tensioni muscolari e liberare emozioni trattenute, migliorando la consapevolezza di sé.

La bioenergetica, migliorando la qualità della nostra vita, contrasta gli effetti negativi dello stress causato in molti casi da ritmi di vita frenetici. Oltre ad essere uno strumento di prevenzione delle malattie e promozione della salute, è adatta a tutti ad ogni età. La bioenergetica oltre ad offrire uno spazio di consapevolezza per il singolo, è un modo per stare nel gruppo, attivando processi di autoregolazione .

In questo modo la persona può sviluppare quelle che Alexander Lowen, padre della bioenergetica, chiama le “tre colonne del Sé”: consapevolezza di sé, espressione di sé, padronanza di sé.

All’interno del gruppo sarà possibile sperimentare esercizi di bioenergetica,  rivolti a tutti coloro che vogliano approfondire la propria ricerca e crescita personale

Scopo degli esercizi bioenergetici è aiutare ad entrare in più profondo contatto col proprio corpo, accrescendo le sensazioni in esso; diventare consapevoli delle tensioni muscolari e lavorare sul movimento e sulla respirazione in modo graduale per favorirne il rilascio. Sbloccando così l’energia intrappolata nel corpo e lasciandola fluire in modo più libera ne consegue un senso più grande di vitalità che accresce la capacità di sentire piacere, la motilità ed il benessere ad un livello sia muscolare che emozionale.

Gli esercizi infatti non sono mai svolti in senso di attività meccanica ma sempre solo rispetto al sentire nel corpo. Così il fare può sembrare a volte improduttivo, ma questo è un naturale approccio biologico ed energetico (quindi bioenergetico) nel processo di approfondimento della respirazione e nella liberazione dell’energia bloccata nelle tensioni, con il rispetto di tutte le variazioni individuali e dei tempi necessari ad ognuno.

Fondamentale al concetto degli esercizi bioenergetici è che, dove c’è energia libera e libero sentire, ci saranno movimenti pieni di grazie sostenuti dal lavoro di grounding.

groundingIl grounding è una posizione estremamente naturale e, proprio per questo, le prime volte può risultare poco comoda!!! Ricorda la posizione assunta dal bambino quando inizia a camminare (proprio perché a maggiore necessità di sentire molto bene il terreno sotto i suoi piedi), ma si ritrova molto nei praticanti di quelli sport che, guarda caso, hanno un estremo bisogno di avere la sensazione del suolo (sciatori, giocatori di tennis, lottatori, ecc…). Consiste nello stare in piedi con le ginocchia flesse e morbide e l’apertura dei piedi paralleli o addirittura con gli alluci lievemente convergenti tra loro, per mantenere le ginocchia in linea. Il bacino è mobile, in posizione comoda situata tra l’antiversione e la retroversione, per favorire il rilassamento della spina dorsale. In questa posizione il respiro tende a divenire più profondo e addominale. Al contrario, più i piedi sono divergenti (a papera) e le ginocchia rigide, più si crea una forte contrazione dei glutei, alla spina dorsale, alla respirazione e al tessuto sottocutaneo; le ginocchia perdono la loro funzione naturale di ammortizzatori del corpo, i piedi a papera generano contrazioni addominali e sfinteriche, mentre le tensioni del tessuto sottocutaneo favoriscono la formazione di cellulite. L’inibizione delle respirazione, poi, diminuisce l’afflusso dell’ossigeno del corpo, riducendo il metabolismo del corpo e l’energia a nostra disposizione. Durante il grounding è possibile percepire delle piccole vibrazioni, che rendono le gambe e il bacino pieni di energia vitale e sciolgono le piccole tensioni accumulate nei distretti muscolari. Attraverso questa posizione è inoltre possibile ottenere molte informazioni sui possibili disturbi fisici che la persona potrebbe manifestare nella quotidianità. Infatti il piede regge l’intero peso del corpo e, una posizione scorretta (arco plantare collassato, eccessivamente sollevato o contratto) può determinare una catena di conseguenze nel resto del corpo (problemi di circolazione, dolori alla schiena, cefalee, ecc…). Il lavoro sul grounding offre quindi la possibilità di iniziare a prenderci cura di noi e degli altri partendo dalle fondamenta e, se vogliamo effettivamente costruire una struttura solida è ovvio che non si possa prescindere da una buona base.

Tutto questo potrebbe essere sperimentato all’interno del seminario esperienziale che si svolgerà dal 24 al 26 Luglio 2015 presso l’Albergo il Pelegrino nella splendida cornice di Montallegro  a Rapallo.

Per informazioni ed iscrizioni contattare  Dott.ssa Cristina Ombra:  fulwari2@tiscali.it  cell: 3474835382 oppure Dott.ssa Sigrid Loos, info@sigridloos.com  cell: 3478884867

Che cos’è il gioco?

Un tentativo di definizione imperfetta

Rivolgendoci ad animatori, educatori ed insegnanti ci interessa far vedere la non banalità del gioco e la ricchezza dell’esperienza ludica, per i bambini e per gli adulti.

Numerosi studiosi hanno incontrato sulla loro strada di ricerca il gioco. Abbiamo una collezione di diverse definizioni di “gioco” provenienti dagli ambienti della psicologia, della psicoanalisi, della ricerca storica, degli studi naturalistici, della sociologia ecc.

Possiamo trovare molti punti in comune e parole chiave ricorrenti ma anche molte differenze e punti di vista non conciliabili. Probabilmente, se approfondissimo le ragioni di ogni autore, scopriremo che molte differenze derivano dalle motivazioni che li hanno spinti  a occuparsi dei giochi, dai diversi tipi di gioco e modi di giocare che ognuno di loro ha considerato, dal contesto teorico e pratico in cui si sono mossi.

Ciò che ci interessa soprattutto notare è un fatto estremamente semplice di cui gli animatori devono tenere conto, cioè il fatto che l’esperienza ludica di un gruppo ha un significato più vasto di quello che una persona sola, incluso l’animatore, ne pensa o dice. Potranno esserci degli aspetti e dei significati in più o diversi da quelli previsti o visti da uno, ma validi  e importanti per altri membri del gruppo che gioca, indipendentemente dal fatto che questi vengano o meno esplicitati.

Tra le molte definizioni, accenniamo ad alcune. Si tenga conto che generalmente il gioco viene associato all’infanzia e opposto al lavoro in quanto “non serio”.

Freud definisce il gioco come mezzo per l’elaborazione del lutto  (o della separazione dalla madre). Il contrario del gioco per Freud non è il “serio” ma il “reale”.

Melanie Klein, psicoanalista dell’infanzia, dice che attraverso il gioco il bambino esprime i suoi fantasmi, i suoi desideri, le sue angosce.

Donald Winnicott considera l’aggressività come motore dell’attività esplorativa, “crescere significa prendere il posto dei genitori… nel fantasma inconscio che sottostà al gioco, crescere è per natura un atto di affermazione di sé.“[1]

Piaget definisce che ogni tipo di gioco appartiene solo a quel determinato momento dell’evoluzione del bambino che lo porta a sostenersi. Così i giochi di imitazione necessitano dell’attività funzionale, dell’assimilazione, del piacere normale del successo, della relazione con gli altri.

Un altro pedagogista, Pier Parlebas [2]definisce il gioco come iniziazione alle regole e fattore sociale, che lascia al giocatore la possibilità di esprimere la propria personalità. Acquisizione delle regole e sviluppo dell’autonomia sono due ingredienti essenziali nell’educazione.

Il pedagogista tedesco H. Scheuerl[3] considera il gioco come:

  • momento di libertà
  • momento di infinità interiore che tende a prolungarsi nel tempo e non è finito come il dovere,
  • momento della finzione (irreale) in cui l’individuo esce dalla realtà per crearsi il suo mondo (il gioco diventa realtà) l’individuo è presente adesso (nel gioco) non ieri né domani, ha un tempo suo in questo spazio che non corrisponde al tempo reale
  • momento dell’ambivalenza: il gioco ha sempre più di un senso. Spesso è simbolico fra piacere reale, ridere, paura.
  • un gioco si svolge all’interno di uno spazio suo (regole del gioco, spazio fisico del gioco)

Secondo J.Huitzinga[4] il grande filosofo storico olandese, quest’attività:

  • è una funzione che contiene senso,
  • è un intermezzo della vita quotidiana, è accompagnamento, complemento e parte della vita in  generale,
  • è indispensabile all’individuo in quanto funzione biologica e indispensabile alla comunità in quanto funzione culturale,
  • ha un svolgimento proprio e un senso in sé, comincia, ed a un certo momento è finito. Può essere ripetuto,
  • l’arena, il tavolino da gioco, il cerchio magico, il tempio, tutti sono per forma e funzione dei luoghi di gioco, cioè spazio delimitato, luoghi segregati, cintati,
  • realizza nel mondo imperfetto e nella vita confusa una perfezione temporanea limitata,
  • mette alla prova la forza del giocatore, il suo vigore fisico, la sua perseveranza la sua  ingegnosità,
  • il suo coraggio, la sua resistenza e la sua forza morale.

Roger Callois dà 6 definizioni di gioco:

  • un’attività libera alla quale il giocatore non può essere costretto senza
  • che il gioco perda il suo divertimento e la sua attrazione.
  • un’attività separata che si svolge all’interno di limiti precisi e prestabiliti di spazio e tempo.
  • un’ attività incerta il cui svolgimento e risultato non è determinabile dall’inizio, perché nonostante ci sia la costrizione di arrivare a un risultato, bisogna necessariamente lasciare una certa  autonomia al giocatore.
  • un’attività improduttiva che non crea né ricchezza né prodotti né altri
  • elementi nuovi e che, a parte uno spostamento della proprietà
  • all’interno della cerchia dei giocatori, finisce in una situazione identica
  • a quella dell’inizio del gioco.
  • un’attività regolata, sottomessa a convenzioni che annullano le leggi
  • vigenti per un momento e introducono una nuova legislazione
  • generale.
  • un’attività fittizia che viene accompagnata da una specifica coscienza
  • di una seconda realtà o una non-realtà libera in relazione alla vita
  • quotidiana.

La sociologa tedesca Elke CALLIES[5]definisce il gioco invece come:

  • un atteggiamento interiore, spontaneo e  fine a se stesso,
  • è libero; la decisione se piace o no spetta unicamente all’individuo.
  • confronto con l’ambiente: è un atteggiamento attivo, espressivo e concreto
  • esperienza concreta che parte dalla progettazione per arrivare alla realizzazione
  • atmosfera rilassata in cui tensione e rilassamento si alternano per creare (se equilibrati) uno stato di felicità.
  • momento di espressione delle proprie emozioni e sensazioni.

L’approccio biologista è sviluppato da etologi che definiscono il gioco come preparazione alla vita da adulto. La nozione del gioco ricopre diverse realtà: il gioco è un segno e un mezzo di sviluppo del bambino e luogo dell’espressione dell’inconscio, mezzo di apprendimento e fonte di piacere. Il gioco può essere spontaneo o fatto di regole, utilizza “gli oggetti per giocare” cioè i giocattoli ma anche i corpi, lo spazio e la natura.


[1]D.W.Winnicott, Gioco e realtà, Roma, Armando 1974.

[2]PARLEBAS P., Les jeux du patrimoine, Ed. EPS 1989, “il gioco interviene spesso come una ritualizzazione della violenza. Le situazioni ludiche fanno passare a turno dall’aggressore all’aggredito. Questo rovesciamento dei ruoli, che appartiene alla grammatica del gioco è molto interessante dal punto di vista pedagogico.” (ns.trad.)

[3] SCHEUERL H., Das Spiel, Berlin 1968.

[4]CECCHINI A., Ancora homo ludens in: AAVV: Giochi di simulazione, Ed Zanichelli, Milano 1987.

[5]CALLIES E.,  Spielen, ein didaktisches Instrument für soziales Lernen in der Schule? 1976.

BRAIN GYM, la ginnastica per il cervello

CHE COS’È LA KINESIOLOGIA EDUCATIVA?

Kinesiologia significa scienze del movimento e la kinesiologia educativa implica lo studio dei movimenti naturali per facilitare processi di apprendimento attraverso una serie di attività fisiche che aiutano ad integrare il cervello in modo ottimale per immagazzinare le informazioni nuove. La kinesiologia educativa è un processo di ri-educazione del sistema corpo-mente per migliorare le proprie prestazioni e le proprie potenzialità a livello pscio-fisico.
La kinesiologia educativa, sviluppata dai coniughi  Dr. Paul  e Gail Dennison dagli anni 70 in poi, comprende i metodi Brain Gym® e Vison Gym® (Ginnastica per una visione più integrale) composti da una serie di esercizi per il proprio miglioramento nell’apprendimento che possono essere insegnati in gruppi di tutte le età. Le 7 dimensioni dell’intelligenza vengono sperimentate con istruttori accreditati in un rapporto di facilitazione uno a uno.

CHE COS’ È IL BRAIN GYM®?

Teencopiapiccola copiaBrain Gym® è  un marchio registrato per un metodo.che consiste in una serie di movimenti per lo sviluppo senso-motorio e si basa su più di 80 anni di ricerca nel campo del educazione, della psicomotricità e della neurologia. Gli esercizi di Brain Gym® sono stati  oggetto di numerose ricerche, studi nel campo e studi clinici per il miglioramento di capacità di apprendimento, della comunicazione, organizzazione e concentrazione con bambini e adulti.

Gli esercizi di Brain-Gym® possono essere applicati facilmente in qualsiasi situazione di apprendimento per migliorare l’integrazione emisferica nella sua totalità. Dennison infatti distingue nel suo modello 3 dimensione del cervello.

  • la lateralità è la capacità di attraversare la linea mediana, elaborare un testo scritto da sinistra a destra e viceversa, la coordinazione occhio-mano, udire con entrambe le orecchie, in breve di svolgere tutte le attività che necessitano l’uso di entrambi gli emisferi. Dislessia e discalcolia sono spesso risultati di una  difficoltà ad attraversare la linea mediana (un concetto astratto che descrive la capacità di focalizzare nel campo visivo centrale, là dove L’immagine visivo si sovrappone e gli occhi devono convergere per creare un immagine unico).
  • La focalizzazione è la capacità di attraversare la linea auricolare verticale che divide il cervello anteriore, dove vengono prese le decisioni legate al pensiero conscio associativo, da quello anteriore (la sede della memoria e dei riflessi). Alunni che non sono focalizzati vengono spesso classificati come iperattivi, deconcentrati e ritardati nell’apprendimento.
  • La centratura è la capacità di attraversare la linea che divide l’aspetto emozionale dal pensiero astratto, situate rispettivamente nel cervello mediano e nei lobi frontali. L’incapacità di essere centrato porta ad una reazione di attacco o fuga oppure di paura irrazionale, oppure all’incapacità di esprimere emozioni.

Gli esercizi di Brain Gym® aiutano a riequilibrare le energie bloccate nelle 3 dimensioni per accedere meglio al pieno potenziale cerebrale necessario per un apprendimento integrale e senza stress.

Il metodo Brain Gym® si basa su 3 principi fondamentali, ma semplici che Paul Dennison formula così:

  • l’apprendimento è un attività naturale e divertente che dura tutta la vita
  • Un blocco di apprendimento è l’incapacità di affrontare lo stress e l’insicurezza legato all’apprendimento di un nuovo compito.
  • Siamo tutti bloccati nell’apprendimento, nella misura in cui abbiamo imparato a non muoverci.

Brain-Gym® può essere utilizzato facilmente e senza perdita di tempo per aumentare il potenziale di apprendimento nella classe e in altre situazioni lavorative.

Imparare o lavorare senza stress sembra quasi essere una provocazione. L’apprendimento nella mente comune, è sinonimo di stress e fatica. Quando siamo stressati, il cervello, composto da due emisferi che collaborano normalmente bene insieme, non funziona più nella sua totalità. Le energie vengono assorbite dal sistema di sopravvivenza e non possono circolare liberamente per alimentare tutte le parti del cervello. Si crea così un blocco che può essere superato per esempio con esercizi e movimenti che mirano all’incrocio della linea mediana del corpo. Il movimento incrociato o cross-crawl, (come camminiamo naturalmente – braccio destro e piede sinistro in avanti e viceversa) “risveglia” l’emisfero non-dominante e stimola così la collaborazione tra i due emisferi necessario per imparare o lavorare efficacemente.

Per saperne di più consultate il sito www.sigridloos.com o scrivere a info@sigridloos.com per informazioni su corsi e sedute individuali.

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