movimenti per la mente in movimento

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L’arte del Disegno a Specchio porta armonia emozionale in pazienti affetti da ictus

La stanza degli ospiti
Liisa Korhonen, Helsinki, Finlandia, Insegnante di Brain Gym® 

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Nel 2014 ho  partecipato ad un corso a Helsinki sul disegnare a due mani chiamato Double Doodle Play, una finestra per la visione integrata¹, gestita da Glenys Leadbeater della Nuova Zelanda. Durante il corso Glenys, ci raccontò che, come infermiera, usava spesso il Disegno a Specchio come strumento riabilitativo. Così, seguendo il suo esempio, ho cominciato a disegnare a due mani con mia sorella più giovane. Ritva ha 68 anni e dopo un ictus, nel 2010, le è stata diagnosticata l’emiplegia, l’afasia, l’epilessia e quant’altro. Dato che ha perso la sua lingua madre, il finlandese, parla ora in “emozionalese”.

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Ho scelto per il nostro lavoro dei fogli robusti del formato 56 x 65 cm. Mentre Ritva usa la matita o il pennello nella mano sinistra, io guido la sua mano destra per specchiare ciò che lei disegna. Ora potevo comprendere meglio l’importanza del tracciare segni di cui Gail Dennison parla nel manuale del corso del Disegno a Specchio. In questo caso direi che l’attività più costruttiva stava nella nostra pianificazione ed esecuzione del movimento. Questa prima immagine è stata realizzata nel 2014 e da allora abbiamo continuato a disegnare a specchio.

Il nostro passo successivo era il gioco dei nove punti (entrambe le immagini sono state disegnate nel  febbraio 2015). Per iniziare:

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distribuisco nove punti in modo simmetrico sul foglio. In seguito cominciamo a “negoziare” le direzioni. Proseguiamo in questo modo su metà del foglio, poi giro il foglio per alleviare la tensione del braccio destro di Ritva e continuiamo sull’altra metà del foglio. Nei prodotti finali si possono vedere i contributi di Ritva in diagonale.

Per un certo tempo, l’aspetto emozionale del tracciare segni divenne dominante. Ritva è diventata autocritica e, dal momento che lei voleva evitare degli stati d’animo negativi, la sua volontà di disegnare a specchio si placava.

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“Perché il cambiamento delle lettere provoca così tanto sentimento?” ha chiesto un giornalista quando la televisione finlandese ha mostrato l’ultima modifica di tipo di caratteri per le scuole. Il progettista dei caratteri si riferiva all’esperienza personale che dura tutta la vita nell’usare i caratteri nella scrittura a mano.

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Scrivere crea una relazione intima con segni e lettere e di conseguenza con tutta l’umanità, dice Gail Dennison nel manuale. Dopo la mia esperienza con Ritva vedrei anche lo sviluppo emozionale come aspetto indipendente in questo processo del Disegno a Specchio.

In maggio l’uso di grandi pennelli e delle tempere ha apportato un cambiamento positivo ai lavori del Disegno a Specchio di Ritva. Come potete constatare, i disegno sono diventati più armonici.

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Questa armonia dei nove punti è stata accompagnata da un atteggiamento generale più positivo. Se Ritva si sentiva sola e mi chiamava per lamentarsi, accettava  sempre la mia risposta, lei era l’unica persona che poteva controllare le sue emozioni. Secondo i suoi amici il suo “emoziona lese” è diventato più sfumato.

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In luglio abbiamo fatto il nostro primo ritratto di un viso molto espressivo. E’ stato il mio compleanno ,tutti e due eravamo di buon umore, ciò si riflette nel volto che abbiamo disegnato.

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I nove punti di luglio mostrano anche dei cambiamenti consistenti. Sono contenta di poter dire che l’effetto equilibrante del Double Doodle Play continua ad aver un impatto positivo sull’umore di Ritva anche se non abbiamo molto tempo di disegnare a due mani.

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Credo che il piacere di guardare degli oggetti belli, infatti tutti gli oggetti, continua a crescere per lei e per me.

Grazie di cuore Gail e Glenys!

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Liisa Korhonen ha 76 anni ed è un insegnante di Brain Gym e una psicologa a Helsinki, Finlandia. Liisa dice: “Brain Gym è stato la mia passione fin dal 1990 e il corso del Double Doodle Play è la mia ultima. Mi piace particolarmente perché ci dà la possibilità di praticare uno stato libero dallo stress.”

Il Disegno a Specchio fa parte delle 26 attività descritte del libro Brain Gym Impara a muoverti, muoviti per imparare di Paul e Gail Dennison, edito da Tigulliana Edizioni, 2014

© 2015 Liisa Korhonen, tutti i diritti sono riservati.

¹questo corso è stato sviluppato da Gail Dennison e fa parte del percorso di formazione della Kinesiologia educativa (Edu-K)

Questo articolo è stato pubblicato in inglese su Hearts at Play. Ringrazio l’autrice e Gail Dennison per il  permesso di tradurlo e pubblicarlo sul mio blog.

Espandere la propria vitalità

di Dott.ssa Cristina Ombra, Psicologa e Psicoterapeuta

“La bioenergetica si propone l’obiettivo di aiutare la gente a riconquistare la sua natura primaria – la condizione di libertà, lo stato di grazia e la qualità di bellezza”.(Alexander Lowen)

imagesÈ possibile sperimentare profondamente le emozioni, sentirle autenticamente, esprimerle con totalità sviluppando padronanza?

Il sistema delle emozioni funziona come una totalità interconnessa ed autoregolante, è la base della vitalità e della sopravvivenza.

‘Noi siamo il nostro corpo’, lo stress e i ritmi di vita troppo intensi lasciano un segno nel nostro corpo cronicizzandosi attraverso tensioni muscolari, blocchi emotivi, perdita dell’energia e della vitalità. La bioenergetica ci permette di entrare in contatto con la qualità dei nostri processi emotivi e corporei: il respiro, il movimento, il ritmo, la nostra energia vitale. Scopo della bioenergetica è quello di sciogliere le tensioni muscolari e liberare emozioni trattenute, migliorando la consapevolezza di sé.

La bioenergetica, migliorando la qualità della nostra vita, contrasta gli effetti negativi dello stress causato in molti casi da ritmi di vita frenetici. Oltre ad essere uno strumento di prevenzione delle malattie e promozione della salute, è adatta a tutti ad ogni età. La bioenergetica oltre ad offrire uno spazio di consapevolezza per il singolo, è un modo per stare nel gruppo, attivando processi di autoregolazione .

In questo modo la persona può sviluppare quelle che Alexander Lowen, padre della bioenergetica, chiama le “tre colonne del Sé”: consapevolezza di sé, espressione di sé, padronanza di sé.

All’interno del gruppo sarà possibile sperimentare esercizi di bioenergetica,  rivolti a tutti coloro che vogliano approfondire la propria ricerca e crescita personale

Scopo degli esercizi bioenergetici è aiutare ad entrare in più profondo contatto col proprio corpo, accrescendo le sensazioni in esso; diventare consapevoli delle tensioni muscolari e lavorare sul movimento e sulla respirazione in modo graduale per favorirne il rilascio. Sbloccando così l’energia intrappolata nel corpo e lasciandola fluire in modo più libera ne consegue un senso più grande di vitalità che accresce la capacità di sentire piacere, la motilità ed il benessere ad un livello sia muscolare che emozionale.

Gli esercizi infatti non sono mai svolti in senso di attività meccanica ma sempre solo rispetto al sentire nel corpo. Così il fare può sembrare a volte improduttivo, ma questo è un naturale approccio biologico ed energetico (quindi bioenergetico) nel processo di approfondimento della respirazione e nella liberazione dell’energia bloccata nelle tensioni, con il rispetto di tutte le variazioni individuali e dei tempi necessari ad ognuno.

Fondamentale al concetto degli esercizi bioenergetici è che, dove c’è energia libera e libero sentire, ci saranno movimenti pieni di grazie sostenuti dal lavoro di grounding.

groundingIl grounding è una posizione estremamente naturale e, proprio per questo, le prime volte può risultare poco comoda!!! Ricorda la posizione assunta dal bambino quando inizia a camminare (proprio perché a maggiore necessità di sentire molto bene il terreno sotto i suoi piedi), ma si ritrova molto nei praticanti di quelli sport che, guarda caso, hanno un estremo bisogno di avere la sensazione del suolo (sciatori, giocatori di tennis, lottatori, ecc…). Consiste nello stare in piedi con le ginocchia flesse e morbide e l’apertura dei piedi paralleli o addirittura con gli alluci lievemente convergenti tra loro, per mantenere le ginocchia in linea. Il bacino è mobile, in posizione comoda situata tra l’antiversione e la retroversione, per favorire il rilassamento della spina dorsale. In questa posizione il respiro tende a divenire più profondo e addominale. Al contrario, più i piedi sono divergenti (a papera) e le ginocchia rigide, più si crea una forte contrazione dei glutei, alla spina dorsale, alla respirazione e al tessuto sottocutaneo; le ginocchia perdono la loro funzione naturale di ammortizzatori del corpo, i piedi a papera generano contrazioni addominali e sfinteriche, mentre le tensioni del tessuto sottocutaneo favoriscono la formazione di cellulite. L’inibizione delle respirazione, poi, diminuisce l’afflusso dell’ossigeno del corpo, riducendo il metabolismo del corpo e l’energia a nostra disposizione. Durante il grounding è possibile percepire delle piccole vibrazioni, che rendono le gambe e il bacino pieni di energia vitale e sciolgono le piccole tensioni accumulate nei distretti muscolari. Attraverso questa posizione è inoltre possibile ottenere molte informazioni sui possibili disturbi fisici che la persona potrebbe manifestare nella quotidianità. Infatti il piede regge l’intero peso del corpo e, una posizione scorretta (arco plantare collassato, eccessivamente sollevato o contratto) può determinare una catena di conseguenze nel resto del corpo (problemi di circolazione, dolori alla schiena, cefalee, ecc…). Il lavoro sul grounding offre quindi la possibilità di iniziare a prenderci cura di noi e degli altri partendo dalle fondamenta e, se vogliamo effettivamente costruire una struttura solida è ovvio che non si possa prescindere da una buona base.

Tutto questo potrebbe essere sperimentato all’interno del seminario esperienziale che si svolgerà dal 24 al 26 Luglio 2015 presso l’Albergo il Pelegrino nella splendida cornice di Montallegro  a Rapallo.

Per informazioni ed iscrizioni contattare  Dott.ssa Cristina Ombra:  fulwari2@tiscali.it  cell: 3474835382 oppure Dott.ssa Sigrid Loos, info@sigridloos.com  cell: 3478884867

Invento e gioco con te! Educare e apprendere attraverso l’espressione manuale ed il gioco

Esperienza formativa  per 34 educatori di AVSI a Goma, Repubblica Democratica del Congo condotta da Sigrid Loos e Silvana Ninivaggi

Quando Silvana Ninivaggi, scenografa alla TV, e fondatrice dell’Associazione CHEARTE (www.chearte.org) che si occupa della promozione della creatività, arte e espressività per bambini ed adulti, mi ha proposto di aderire ad un progetto di formazione in Congo, ho detto subito di sì. L’Africa suscita la mia curiosità da un po’ di tempo e mi piace accogliere nuove sfide.

Così siamo partite in ottobre per una formazione di sei  giorni, richiestaci  dall’Associazione AVSI,  che si occupa da tanti anni di progetti educativi in varie parti del mondo. AVSI opera da diversi anni nella zona del Kiwu, nel Congo Orientale, balzato sulle notizie dei media in novembre 2012 per i combattimenti tra  i ribelli e l’esercito congolese nei pressi di Goma, capoluogo della Provincia. E’ questa  una terra  ricca di minerali (coltan, oro e diamanti) e la contesa delle due fazioni mette in fuga la popolazione che poi trova rifugio nei campi profughi gestiti dalle varie organizzazioni umanitarie.

IL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO

La Repubblica Democratica del Congo (ex-Zaire) è uno dei paesi africani più ricchi di minerali di tutti i tipi. Il coltan, un minerale raro e prezioso, necessario per i nostri cellulari e computer, si trova soprattutto nella provincia del Kiwu, nell’est del Congo, confinante con l’Uganda nel nord, il Ruanda e il Burundi nel centro e nel sud, dove le diverse fazioni sostenute da vari Paesi  del mondo si combattono per il controllo di quelle ricche terre da più di 10 anni.  La fine del conflitto non è ancora in vista.

P1040840Nonostante che il Kiwu sia una delle province più ricche del Congo, la gente vive in estrema povertà. Passando il confine con il Ruanda, dove le strade sono ben mantenute e pulite (il Ruanda merita, almeno in apparenza, l´attributo di “Svizzera dell’Africa”) ci si accorge subito della differenza: ad un chilometro dal confine finiscono le strade asfaltate, le quali diventano una specie di melma sassosa.  Passando in macchina, ci  si scuote come i pezzettini di frutta in un  frullatore. La gente si muove prevalentemente a piedi o con le motociclette o spingendo il caratteristico “Chucudù”, un monopattino di legno che serve a trasportare ogni tipo di merce e persone.

IL CONTESTO DELLA FORMAZIONE

Le ONG che si occupano delle necessità primarie alla sopravvivenza della popolazione nei campi profughi nella provincia di Goma sono già tante. L’UNICEF coordina gli interventi riguardanti i bambini.  L’AVSI in questo quadro gestisce, in coordinazione con altre ONG, gli spazi ludici e scolastici all’interno dei campi avvalendosi di educatori locali.

La formazione era rivolta a 34 educatori che lavorano su base IMG_0185progettuale finanziati dall’ AVSI, nei campi profughi intorno a Goma. I progetti educativi sono rivolti a minori dai 3 a 18 anni (anche se gli utenti spesso sono più giovani o più anziani). Abbiamo accolto la sfida di lavorare in un contesto di crisi permanente con educatori che devono gestire quotidianamente bambini fortemente traumatizzati, in un ambiente privo di stimoli e di materiali.  Il nostro compito era di fornire strumenti e metodi agli educatori che permettano loro di costruire giochi didattici, giocattoli con materiali reperibili sul terreno e di giocare con i bambini in modo cooperativo per creare un clima socio-affettivo che renda più facile vivere la difficile situazione in cui si trovano, con più spensieratezza e un po più di leggerezza.

Gli operatori sono stati suddivisi in due gruppi che hanno lavorato parallelamente, il gruppo A sulla costruzione con materiale di recupero, il gruppo B sui giochi cooperativi.

maschereI giochi e i giocattoli dei bambini congolesi vengono creati in base al materiale che si trova intorno a loro:  bottiglie, di plastica, tappi, lattine e legnetti possono trasformarsi in macchinine o addirittura nel caratteristico mezzo di trasporto, il “chukudù”, una specie di monopattino usato come trasporto di merci e persone e che si trova solo nella zona di Goma.  Il calcio è anche in Congo il gioco preferito da grandi e piccoli. E in mancanza di un pallone vero, ci si arrangia con pezzi di stoffa aggrovigliati e circondati con spago o, nel caso estremo, anche con una lattina vuota. Danze e canti sono gli elementi tradizionali nell’animazione, così come il racconto animato, attraverso il quale passano i messaggi educativi sulla famiglia, la religione (nel Kiwu la maggioranza è di religione cristiana), il lavoro e i valori sociali di una società contadina.

GLI OBIETTIVI DELLA FORMAZIONE

Il laboratorio creativo, aveva l’obiettivo di sperimentare concretamente come mettere “le mani in pasta”, senza la preoccupazione di un risultato finale precostituito.

P1040805Gli oggetti che sono stati realizzati sono utili per attività didattiche ed espressive condotte attraverso il gioco. Le attività manuali consentono di fare esperienze importanti come il coordinamento oculo-manuale, la concentrazione, l’iniziativa e di favorire la conoscenza di semplici nozioni: lo spazio, il colore, le forme, le grandezze, la composizione.

Lo scopo principale era di creare e costruire giochi e giocattoli unicamente con materiale reperibile nell’ambiente, con l’intento di fornire ai gruppi di operatori una cassetta contenente gli attrezzi necessari allo scopo: forbici, colla, matite colorate, carta riciclata e cartone, tappi, bottiglie ecc.

La sperimentazione  sul campo è stata anche un fondamentale: in effetti durante l’ultimo giorno della formazione tutti gli educatori hanno potuto mettere in pratica le nozioni apprese con i bambini del campo profughi di Kanyaruchinya alle porte di Goma.

Il laboratorio sul gioco aveva come obiettivo principale di fornire nuove metodologie di animazione che vadano oltre alle danze e ai giochi e canti tradizionali già in uso.

IMG_0346Il gioco non è solo un passatempo, ma attraverso di esso il bambino acquisisce le sue capacità e l´adulto ha la possibilità di sperimentarsi in situazioni nuove. L´obiettivo dei giochi cooperativi è di abolire il concetto di competizione inteso come sfida e vittoria sugli altri. La competizione intesa invece come la capacità di mettersi alla prova e di sfidare se stessi è quanto mai positiva e interessante per la crescita personale. Con i giochi cooperativi si cerca di concepire e di realizzare una collaborazione e un modo di stare assieme che mantenga e valorizzi l´originalità di ogni persona, la sua diversità, la sua creatività. Il gioco diventa così un mezzo di comunicazione che serve a creare un clima socio-affettivo nel gruppo.

SVOLGIMENTO

Ci siamo trovati ogni mattina in un hotel di Goma che ha ospitato la formazione e dopo un momento di accordo comune, i due gruppi si sono divisi e hanno ripreso i loro lavori in spazi separati. L’ultima ora della formazione è stata dedicata ad un confronto-scambio tra i due gruppi durante il quale il gruppo della manualità ha mostrato e illustrato le proprie creazioni e il gruppo del gioco ha presentato qualche gioco animando il gruppo intero. Questo metodo  di scambio di esperienze è stato  molto apprezzato.


IMG_0814Il sesto giorno della formazione è stato dedicato alla messa in pratica delle esperienze formative nel campo degli sfollati di Kanyaruchinya e Kibati che ospitano più di 50.000 persone tra adulti e bambini. Di conseguenza, la partecipazione nei laboratori di creatività e nell’animazione dei giochi ha superato ogni  nostra immaginazione. Ogni gruppo gestito da 3-4 animatori aveva un minimo di 150 bambini (nei giochi) e di 50 – 80 bambini negli spazi laboratoriali. In poco tempo sono stati costruiti semplici burattini e maschere di carta che i bambini hanno portato orgogliosi in giro per il campo mostrandoli a genitori e parenti

CONCLUSIONE GENERALE

Per noi formatrici è stata un’esperienza forte e significativa.

Ci ha colpito il fatto che ogni mattina, in attesa del nostro arrivo, anziché aspettare seduti e fermi, gli educatori si organizzassero per insegnare a vicenda canti, balli e giochi.

Abbiamo notato una certa difficoltà durante le spiegazioni, quindi possiamo dire che è preferibile “fare” anziché spiegare, anche se in molti casi è necessaria una parte teorica.  Oltre a questo, dobbiamo considerare che abbiamo introdotto concetti abbastanza sconosciuti ai partecipanti: giocare in maniera cooperativa, stimolare la creatività e per di più, con materiale che viene di solito buttato.

Siamo rimaste stupite e colpite dall’impegno di tutti gli educatori durante la mattinata nel campo e dalla fierezza di appartenere alla squadra di AVSI.

A considerazione di tutti, sia partecipanti che formatori si è rilevata la necessità di una prosecuzione al fine di rendere indipendenti gli educatori che poi potrebbero diventare formatori essi stessi.

Inoltre, come già individuato da alcuni educatori, queste competenze possono essere applicabili in ambito scolastico come supporto all’insegnamento delle materie.

Un prossimo modulo formativo potrebbe essere pensato per l’approfondimento di tutti gli aspetti già avviati, ma con il valore aggiunto dell’esperienza che gli educatori faranno nei prossimi mesi. Siamo convinte che sia essenziale avere un riscontro su tutto ciò che hanno messo  in pratica, sulle  difficoltà, il bisogno, gli effetti positivi o negativi e che quindi eventuali proposte di proseguimento possano giungere soprattutto da loro.

Per quanto riguarda il gruppo che ha partecipato al modulo dei giochi, sarebbe auspicabile continuare ad esplorarne le diverse modalità approfondendo gli aspetti dell’inventare i giochi con la griglia morfologica, le regole e l’utilizzo dei materiali per inventare altri giochi didattici.

Ringrazio SAilvana Ninivaggi per le foto messe a disposizione

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