movimenti per la mente in movimento

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L’apprendimento ha bisogno di competenze fisiche: il ruolo dell’insegnamento basato sul movimento

di Paul Dennison  Moving to Learn, The Physical Skills of Learning pubblicato a Novembre 2013 su Hearts at Play 

traduzione Sigrid Loos

dreamstime_m_15847073L’apprendimento viene definito come l’acquisizione di conoscenze o competenze mediante l’esperienza, la pratica o lo studio. L’apprendimento dipende non solo dalla capacità di immagazzinare nuove informazioni, ma anche dal poterle trasferire efficacemente da un’ area tematica (come lo spelling) a un’altra (come la lettura) e addirittura verso un’area completamente nuova (per esempio quella della scrittura creativa), capacità, questa, che dipende dalle competenze motorie. Solo recentemente però gli insegnanti stanno riconoscendo il movimento come mezzo di apprendimento efficace. I programmi scolastici hanno dato troppa importanza alla conoscenza nozionistica, che si focalizza principalmente sull’assunzione di informazioni come apprendimento in sé. Senza una conoscenza procedurale – l’apprendimento basato sul movimento – gli studenti sono incapaci di applicare le loro conoscenze a situazioni nuove.

Spesso  I programmi scolastici sono stati e continuano ad essere separati dall’educazione fisica. Un compito fondamentale  dell’insegnamento competente è far comunicare  e creare armonia tra la mente e il corpo – tra le nozioni e la conoscenza procedurale. Gli studenti accedono alle nozioni attraverso le parole…  leggendo, pensando e conversando.  Tuttavia è la conoscenza procedurale che ci dà le mappe fisiche per praticare, sperimentare e portare il nuovo apprendimento nei nostri muscoli e nei nostri schemi motori.

Nell’Edu-K , poniamo l’accento sull’ apprendimento procedurale e iniziamo dal fisico. Usiamo attività fisiche semplici come contesto primario per l’acquisizione delle nuove esperienze, così come mezzo per trasferire il nuovo apprendimento. Si tratta di movimenti intenzionali, da fare per circa 30 secondi, e non solo di semplici esercizi o movimenti casuali. La maggior parte di queste attività si possono eseguire  a sedere o in piedi accanto al banco. Quando i bambini hanno imparato i movimenti possono usarli da soli quando ne sentono il bisogno. Per esempio possiamo fare il Cappello pensatore (una delle attività di Brain Gym® ) srotolando le orecchie dall’alto verso il basso per tre volte per sviluppare la competenza uditiva legata alla capacità di distinguere le singole lettere (lo spelling). Quando entrambe le orecchie sono aperte la differenza fra il suono della parola penna e quello della parola pinna  sarà più evidente. Possiamo poi usare di nuovo il Cappello pensatore per aiutare gli studenti a utilizzare questa competenza di discriminazione uditiva per meglio apprezzare I suoni della loro lingua quando leggono. Avere entrambe le orecchie aperte permette di avere un maggior senso del flusso poetico delle parole insieme al loro significato. E ancora, questo tipo di apprendimento può espandersi ulteriormente permettendo agli studenti di ascoltare i loro pensieri quando scrivono in modo creativo. In altre parole, l’apprendimento basato sul movimento usa le funzioni fisiche come via per attrarre l’attenzione degli studenti sui loro sensi e su come questi agiscono nel processo di apprendimento.

Il pedagogista Jean Piaget ha descritto la struttura cognitiva dell’allievo come un processo che inizia con operazioni concrete, per poi procedere alla creazione di immagini e concludersi con le astrazioni. Nell’Edu-K, abbiamo visto che lo sviluppo da parte dello studente di una mappatura interiore del corpo, fornisce l’esperienza concreta fondamentale per un accesso agevole alle proprie funzioni. Questa mappa interiore comprende il feedback dai propriocettori -le “cellule cerebrali” presenti nei muscoli-, una consapevolezza della relazione tra le articolazioni e le ossa, una consapevolezza interiore dell’equilibrio e della direzionalità e una capacità di osservare dall’esterno queste funzioni. Lo studente si chiede in un modo precognitivo: “ Dove mi trovo nello spazio? Dove si trova un oggetto in relazione all’altro?” La risposta a queste domande arriva solo attraverso il movimento. Le risposte spianano la strada all’esplorazione del “Che cosa sono questi divertsi elementi del mondo intorno a me?” E chi sono io nel mondo?”

John Ratey, professore clinico di psichiatria alla Harward Medical School, nel suo libro  A User’s Guide to the Brain ci dice che  “. .la funzione motoria del cervello ha molto più effetto che il solo movimento fisico. E’ essenziale per tutte le altre funzioni del cervello  – percezione,  attenzione, emozione – e così influenza anche i processi cognitivi superiori di memoria, pensiero e apprendimento.”

Attraverso il movimento lo studente scopre come osservare, coltivare e apprezzare i suoi schemi senso-motori anziché ignorarli, astraendo il suo apprendimento esperienziale in immagini e parole. Lo studente comincia ad avviare e a integrare il suo apprendimento auto-diretto, sviluppando competenze di feedback, previsione e auto-controllo. L’integrazione delle nozioni con la conoscenza procedurale porta a sapere come imparare.

**Ratey, John J. A User’s Guide to the Brain: Perception, Attention, and the Four Theaters of the Brain. New York: Vintage 2002, p.175.

***Per ulterior informazioni sul Cappello pensatore e le altre attività di Brain Gym vedi, la versione italaina di Brain Gym®: impara a muoverti muoviti per imparare di  Paul and Gail Dennison, edito da Edizioni Tigulliana, Santa Margherita Ligure 2014.

Questo approccio all’apprendimento basato sul movimento cosi come le 26 attività di Brain Gym® vengono insegnati nel corso Brain Gym® 101:Riequilibrio nella vita quotidiana e in altri corsi del programma della Kinesiologia educativa (Edu-K).

La foto è di © Goldenkb | Dreamstime.com, in concessione a Paul Dennison.

© 2013 di Paul Dennison. Tutti i Diritti sono riservati. Traduzione italiana: Sigrid Loos per gentile concessione dell’autore.

Brain Gym® è un marchio registrato della Educational Kinesiology Foundation/Brain Gym International. Per trovare un istruttore nella vostra zona di residenza clicca qui.

Che cosa mette in gioco il gioco?

La relazione tra Gioco ed apprendimento sembra ovvio eppure ci sono parecchi preconcetti e pregiudizi nei confronti del gioco infantile. Alcune persone sono convinte che i bambini devono studiare anziché giocare e dimenticano così la funzione importante del gioco: cioè che il gioco è il lavoro del bambino.  Il gioco ha un alto livello di motivazione e un potenziale intrinseco di piacere che permette a  bambini ed adulti di:

  • affrontare compiti prontamente e più volentieri
  • essere più aperti e responsabili verso l’apprendimento all’interno di un’attività di gioco
  • “provare” più volentieri avendo la sensazione che ci si può riuscire senza paura del fallimento
  • Imparare meglio dai coetanei lavorando in un gruppo reale
  • stabilire rapporti positivi e costruttivi con i co-giocatori
  • esplorare e capire cosa è meglio per sé
  • negoziare la propria risposta ad una situazione di apprendimento nell’attività ludica
  • mantenere un alto livello di focalizzazione ed interesse
  • essere propositivi e sentirsi coinvolti nelle attività ludiche

Uno dei più grandi attributi del gioco è che offre l’opportunità di vivere l’apprendimento senza saperlo: tutti noi impariamo più efficacemente attraverso I tentativi e gli errori, e il gioco è un modo non-minaccioso per affrontare il nuovo apprendimento e mantenere comunque l’autostima e confidenza in sé.

Per sostenere lo sviluppo sano del bambino sono necessari alcuni fondamentali presupposti:

  1. Il coinvolgimento dell’adulto
  2. Permettere ai bambini di condividere l’iniziativa  su ciò che deve essere appreso
  3. Incoraggiare i bambini di rischiare, di essere creativi e di giocare con le proprie idee
  4.  Organizzare l’assetto fisico per rendere le opportunità di apprendimento e di sviluppo più efficaci
  5. Sviluppare sistemi efficaci per l’osservazione e per la pianificazione delle attività successive

Il ruolo dell’adulto nel sostegno dell’apprendimento del bambino consiste nell’interazione. e accompagnamento. Gli adulti possono influenzare notevolmente lo sviluppo attraverso il proprio comportamento. L’adulto procura la struttura e il significato dei passi che aiutano il bambino ad esplorare le nuove esperienze con successo aggiungendoli così al suo apprendimento iniziale. La chiave di successo sta nel fatto di organizzare l’apprendimento in passi così piccoli che promettono successo, e sufficientemente difficili che sono motivanti e presentano una sfida.

L’apprendimento e lo sviluppo del bambino si estende con l’interazione dell’adulto. Quando un bambino viene lasciato a se stesso nell’esplorazione del nuovo, il suo gioco si svolgerà al livello attuale del suo sviluppo. Ma se un adulto si relaziona con il bambino in modo competente (usando le 5 tappe elencate sopra) il bambino sarà coinvolto in un gioco più complesso espandendo il suo sviluppo e il suo apprendimento nell’attività ludica.

Le più recenti ricerche mostrano che lo sviluppo neuro-fisiologico del cervello dipende anche dalla capacità dei bambini di connettere le aree di apprendimento attraverso l’esperienza nel gioco; attraverso l’esplorazione e la sperimentazione, attraverso  i rapporti reciproci e collaborativi. Gli adulti competenti useranno nel gioco con i bambini un’ampia gamma di strumenti che influenzano la crescita e lo sviluppo del cervello compreso il sostegno emotivo, la stimolazione di tutti i sensi, presentando nuove sfide, incoraggiando l’interazione sociale e l’apprendimento attivo. La neuro-scienza sottolinea l’importanza di un ambiente arricchente e stimolante per il bambino. Contrariamente,  gli ambienti poveri e stressanti possono creare seri danni al cervello nella prima infanzia.
Il gioco è importante per lo sviluppo e l’apprendimento del bambino. Il lavoro infantile è il gioco ed è necessario che gli adulti sostengono e espandono l’esperienza infantile del gioco in modo efficace.

ESPERIENZA DI FORMAZIONE IN MALAWI

Nel tardo 2010 ho ricevuto una e-mail da un’educatrice italiana, che mi chiedeva aiuto per una formazione, su base volontaria per educatori e bibliotecari del Cecilia Youth Centre in Malawi.

Da un po’ di tempo pensavo ad un’esperienza simile e, finalmente, la mia chance sembrava arrivata.

INFORMAZIONI UTILI SUL MALAWI

Il Malawi è uno dei sei paesi più poveri al mondo. L’aspettativa di vita è di 41 anni e il tasso di mortalità infantile è altissimo. La percentuale di malati di Aids è tra le più elevate al mondo, è presente una delle forme più maligne di malaria, oltre che alle comuni patologie come la febbre tifoide, la meningite e l’epatite A, il colera.

L’economia si basa soprattutto sull’agricoltura (tè nel nord; tabacco, cotone, canna di zucchero, riso e sorgo nel centro e sud del Malawi).

La farina di mais è utilizzata per cucinare la polenta che rappresenta il piatto principale, insieme ai fagioli.

In Malawi l’educazione primaria non è obbligatoria, anche se la Costituzione richiede che almeno tutti abbiamo frequentato cinque anni di scuola. Le scuole del governo ospitano da 100 a 200 alunni per classe.

Non esistono scuole materne statali, sono gestite esclusivamente da ONG e missionari.

Non è prevista neanche una formazione specifica per le insegnanti della scuola primaria, che solitamente hanno conseguito solo il diploma di maturità.

I Padri Monfortani che mi hanno ospitato, gestiscono diverse missioni; io ho alloggiato a Balaka, a sud del lago Malawi, dove si trova la comunità più grande. Qui sono state realizzate molte opere: oltre al Cecilia Youth Center, una clinica ospedaliera, un’azienda alimentare che produce marmellate e formaggi, la cooperativa Chifundo che produce oggetti di artigianato locale e farmaci tradizionali, la Casa a Metà Strada (casa alloggio per ex prigionieri che ricevono una formazione di base), un Centro di formazione per donne gestito dall’organizzazione delle donne cattoliche, la casa editrice Montfortmedia con tipografia annessa,  Luntha TV che trasmette in quasi tutto il Malawi, diverse scuole materne ed elementari e la Cooperativa Andiamo che sostiene una  scuola e un centro professionale.

CECILIA YOUTH CENTRE

Il Cecilia Youth Centre (C.Y.C.) è un centro diurno, progetto dei padri missionari Montfortani, nato circa sei anni fa, grazie al contributo di una coppia di Bergamo che aveva subito la grave perdita della figlia Cecilia in seguito ad una meningite non diagnosticata. Come risposta per elaborare il loro lutto hanno deciso di dedicare un po’denaro e tanto tempo a bambini bisognosi di loro, che avevano perso uno o entrambi i genitori e che avevano bisogno di sostegno educativo.

Il C.Y.C è ora gestito da quattro educatori a tempo pieno e due bibliotecari, responsabili della biblioteca, aperta tutto il giorno, frequentata soprattutto da studenti della scuola secondaria che hanno bisogno di un posto tranquillo per studiare e i libri di testo che non trovano a scuola.

Dal momento che la maggior parte delle scuole funzionano su turni, uno al mattino e l’altro al pomeriggio, tutti gli studenti possono fruire del servizio.

Il centro giovanile accoglie bambini dai tre ai venti anni che provengono dai villaggi circostanti, i più grandi portano i fratelli più piccoli a volte anche sulla schiena.

Le attività sono pomeridiane (il sabato dalle 8.30 alle 17.00); durante i mesi di vacanza il centro è aperto anche alla mattina e organizza attività per l’intera giornata. Le proposte creative si alternano a momenti di narrazione, giochi di ruolo, ad attività espressive come le danze tradizionali e giochi di movimento, a sport per adolescenti (tennis, pallavolo, basket, calcio) e  lavoro donato alle persone bisognose nel vicinato, il lavoro della Carità.

L’educazione alla salute è una delle tematiche principali, trasversali a tutte le attività così come l’educazione ambientale e al rispetto al diverso. La frequenza alla scuola e i buoni risultati sono l’obiettivo grande  da perseguire. La maggior parte dei bambini va a scuola e quando i genitori sono in difficoltà nel pagare la retta, il centro concede borse di studio. Nella libreria è stato attivato anche un corso di computer, molto ambito dagli adolescenti.

Più di 200 bambini arrivano ogni giorno per partecipare alle attività e fanno fatica ad andarsene alla sera, tipica la loro frase “tanto a noi non ci bada nessuno”.

Durante le loro vacanze estive, natalizie e pasquali il CYC organizza campi gioco-lavoro che raccolgono 400 bambini, nel 2012 le iscrizioni raccolte sono state  500.

Da qui  la richiesta specifica di un corso di formazione per un gruppo di  giovani, futuri assistenti del campo estivo. Anche gli educatori assunti necessitavano di un corso di formazione completo e applicabile alle diverse fasce d’età, avendo ricevuto negli anni da volontari italiani suggerimenti e formazioni discontinue.

OBIETTIVI DELLA MIA PROPOSTA

Ho suggerito di introdurre giochi cooperativi e Brain Gym come strumento per un sostegno educativo. La proposta è stata accolta con entusiasmo e la mia avventura è iniziata il 22 maggio 2012.

Il  percorso di formazione è stato strutturato per gli educatori del C.Y.C. per le maestre d’asilo e per i giovani.

CON GLI EDUCATORI : CORSO DI BRAIN GYM® 101

Gli educatori erano entusiasti di ricevere un training completo spendibile nel loro contesto educativo. I movimenti di Brain gym oltre che divertire, possono aiutare i bambini ad imparare più facilmente. Hanno potuto sperimentare direttamente riproponendo al pomeriggio le attività imparate al mattino.

Uno degli educatori ha praticato i quattro movimenti “Pace” con la sua famiglia, e ci raccontava come i suoi bambini fossero più calmi e concentrati. Tutta la famiglia ha sentito l’immediato beneficio dei movimenti di Brain Gym.

Gli educatori inoltre hanno potuto consolidare la nuova tecnica partecipando ai momenti di formazione con gli insegnanti di scuola materna. Nonostante tutto, durante la verifica finale, è emerso il bisogno di aver più tempo per consolidare i nuovi apprendimenti.

CON LE MAESTRE D’ASILO:  CORSO DI GIOCHI COOPERATIVI  E  BRAIN GYM®

Durante questa formazione mi sono concentrata sulla combinazione di attività cooperative giocose e alcuni movimenti di Brain gym.

I movimenti PACE erano il nostro rituale di apertura in ogni sessione. Abbiamo giocato con il disegno: con il movimento a specchio, nell’aria, sulla carta. Abbiamo giocato con l’ 8 dell’infinito, con il movimento del corpo, disegnandolo nel vuoto e sulla carta, abbiamo giocato con la fantasia, trasformandolo in farfalle elefanti, formiche.

Abbiamo combinato esercizi energetici, movimenti di allungamento, movimenti della linea mediana per rinforzare, in modo divertente, ciò che avevano imparato precedentemente.

CON I GIOVANI ASSISTENTI: CORSO DI GIOCHI COOPERATIVI 

Gi educatori hanno scelto un gruppo di diciotto adolescenti da formare nei giochi cooperativi, per essere preparati per l’imminente centro estivo, per il quale aspettavano 500 bambini.

La formazione si concentrava su giochi senza vincitori per gruppi diversi d’età, in diverse situazioni e con  diverso numero di partecipanti.

Il concetto dei giochi cooperativi non era familiare per questi ragazzi, calcio e pallavolo erano i loro preferiti.

Ho potuto osservare che vincere o perdere non era un gran problema per questi bambini, anche se c’erano a volte piccoli litigi sull’esito dei giochi, con chiassose discussioni. Era importante per i giovani conoscere giochi adatti per bambini più piccoli e dovevano essere loro per primi a praticarli. Mi sono stupita dell’entusiasmo che hanno mostrato nel giocare quando, sono certa che coetanei occidentali avrebbero considerato i giochi stupidi, noiosi e per piccoli.

Questi giovani hanno mostrato un grande senso di responsabilità e maturità. Quando hanno messo in pratica i giochi imparati con un gruppo di 160 bambini, durante l’attività dell’ultimo sabato, hanno scoperto il valore di questi giochi. È stata una gioia immensa vedere l’impegno e la cura di verso i piccoli durante le due ore e mezza di gioco, sotto un sole cocente, in un campo di calcio polveroso e senza ombra.

PUNTI DI FORZA, SFIDE E PROSPETTIVE FUTURE

I punti di forza sono stati la giocosità e l’attenzione che il gruppo di insegnanti, educatori e animatori hanno mostrato durante il training.

 Ho  visto raramente giocare con tale intensità e autenticità, senza alcuna  preoccupazione a chi poteva vedere e quindi pensare.

Per me è stata la prima esperienza d’insegnamento in un contesto non europeo, così povero e molte sfide mi aspettavano.

La conoscenza della lingua inglese è piuttosto scarsa perché, anche se l’inglese fa parte del programma scolastico, non viene parlata nella vita quotidiana. La comunicazione non era difficile ma lo diventava quando si trattava di spiegare concetti più complessi. Ho incoraggiato la traduzione nella lingua chichewa e questo ha funzionato.

L’insegnamento in Malawi è ancora un apprendimento meccanico attraverso la ripetizione verbale, con pochissimi sussidi visivi; lavagne e gesso (quando ci sono) hanno scarsa qualità e a volte si fa fatica a leggere ciò che è stato scritto, la poca luce diurna nei posti chiusi e l’assenza di elettricità è sicuramente complice alla scarso livello di apprendimento.

La tradizione impone (anche alle scuole materne), che la lezione sia un momento molto serio e strutturato in cui si debba stare seduto in silenzio, senza porre domande. Matite e quaderni spesso mancano. Questo tipo di situazione di apprendimento produce degli osservatori attenti che fanno le cose copiandole ma “dormienti” che non si pongono domande su quello che succede intorno a loro.

In questa prima esperienza ho visto crescere molti germogli, ma c’è ancora molto da fare per quanto riguarda la formazione degli insegnanti.

Ho intenzione di ritornare nel maggio 2013.

RICHIESTA DI AIUTO PER REALIZZARE UN SOGNO

Il sogno è una “Sala Polivalente” per giochi, incontri, dibattiti ed eventi.

Gli spazi attuali sono diventati troppo piccoli per il sempre crescente numero dei bambini che hanno trovato una casa nel centro.

La sala sarà utilizzata dai piccoli e dagli adolescenti anche per attività ricreative, di movimento e di manualità, in modo che si differenzino gli spazi e nella biblioteca possano studiare in tranquillità. Sarà anche un luogo di riparo  nei lunghi mesi della pioggia.

Il terreno è già disponibile adiacente al centro; i genitori dei bambini si impegnano a far cuocere i mattoni e a procurare la sabbia al fiume.

Con la generosità di tanti, tutti insieme possiamo aiutare i bambini della Casa di Cecilia a realizzare il loro sogno.

Contributi, di qualsiasi cifra, possono essere versati sul conto corrente dei Missionari Monfortani di Bergamo

Responsabile diretto:   Padre Piergiorgio Gamba, P.O.Box 280, Balaka. montfortmedia@gmail.com

Missioni Monfortane Onlus, Bergamo    tel 035-4175119  onlus@missionarimonfortani.it

Riferimenti bancari:   Banca Popolare di Vicenza (agenzia di Bergamo)

IBAN     IT-65-R-05728-11116- 818570002592

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