movimenti per la mente in movimento

Articoli con tag ‘giochi di cooperazione’

MALAWI, L’ALTOPIANO DEL MONTE CHAONE UN ESPERIENZA DI’ALTRI TEMPI

Il 2015 è il quarto anno in cui vado in Malawi come volontaria nelle missioni Monfortane e per fare formazione, sia con maestre delle scuole materne che con  giovani. Quest’anno, come già avvenuto l’anno scorso, tra le sfide molteplici, si è presentata l’occasione di un soggiorno sull’altopiano del Monte Chaone.

Qui, nel 2013, si recarono un gruppetto di giovani di Balaka tra quelli da me formati, insieme a due volontari di Bergamo, entusiasti delle tecniche apprese.

20150607_080912

Il primo villaggio che incontriamo salendo sull’altopiano del Chaone

Si tratta di una località sperduta, situata in un altopiano tra Zomba e Mpiri dove vivono, da un secolo circa 10.000 persone, con un’economia di sussistenza, piantando mais e ortaggi. Qui non esistono infrastrutture, né elettricità. E’ forte la tendenza al disboscamento, largamente praticato da tutti, poiché la carbonella è il combustibile utilizzato oltre che per cucinare, anche per il riscaldamento (nei mesi invernali le temperature raggiungono i 5 gradi)

Sono una ventina di villaggi e la popolazione degli Ayao è maggiormente musulmana mentre nel resto del Malawi prevalgono i cristiani.  L’altopiano si raggiunge unicamente a piedi, attraverso sentieri impervi, ripidi e – a volte – anche pericolosi che si trasformano in rivoli durante la stagione delle piogge. La strada nazionale dista circa 3 km di strada sterrata per arrivare al villaggio che funge da campo base.

La gente che ci vive trasporta, da valle  a monte, sulla propria testa, ogni genere di necessità: dai sacchi di cemento, alla legna, ai sacchi di mais… Sono soprattutto le donne che fanno questo lavoro.

20150604_082024

I ragazzi si preparano a portare il nostro materiale ul Monte

A valle un gruppetto di giovani si è specializzato nel lavoro di trasportatori. In una situazione molto povera ciò rappresenta un piccolo guadagno per le famiglie che abitano a valle (i nostri bagagli li hanno trasportati ragazzini di circa 10 anni!)

Uno dei primi progetti dei missionari monfortani fu la costruzione di un mulino che serviva a macinare il  mais perché la popolazione non fosse più costretta a portare a valle il raccolto per poi riportare indietro i sacchi di farina macinata. In seguito costruirono la chiesa e la scuola materna, aperta a tutti i bambini del posto, indipendentemente dalla loro provenienza religiosa.

Questa iniziativa ha posto le basi per la creazione di un Youth Center anche su Monte Chaone. Il motto del Chaone Youth Center è: “keep the trees growing” (“fate crescere gli alberi”)

Inizialmente erano i giovani che si radunavano intorno al campetto sportivo per far giocare i bambini, organizzando tornei di calcio e occupandosi di persone più bisognose, sullo stesso programma che normalmente viene fatto con i campi estivi a Balaka.

20150604_151156

In attesa degli scaffali i libri della biblioteca sono accastati sul tavolo

A questo punto il centro giovanile aveva bisogno di un posto fisso da qui l’idea di costruire una sede  che dovrebbe diventare non solo un luogo di studio e di socializzazione per i giovani ma anche un centro di alfabetizzazione per gli adulti che non hanno avuto la possibilità di frequentare la scuola. La scuola primaria esiste dal 1998 e fu costruita da una ONG inglese. Oggi è frequentata da 800 bambini.

Ora il Centro c’è e serve anche come Biblioteca, poiché, oltre alla scuola elementare e media non esiste altro luogo comune di socializzazione. Diventa perciò chiara l’importanza di uno spazio simile, per un luogo sperduto.

20150604_160235

Il nuovo ospedale con reparto maternità e pronto soccorso che aspetta la sua inaugurazione

I Monfortani, nel frattempo, avevano anche costruito un ospedale che dovrebbe  entrare in funzione dopo l’estate. In esso saranno attivi un Pronto Soccorso e il reparto di maternità, completamente assente per tutta questa comunità, dove le donne sono costrette a partorire in casa oppure a percorrere 3 ore di marcia  per raggiungere l’ospedale più vicino. Anche questa struttura sarà aperta per tutta la comunità e non solo per i cristiani.

Nel 2014, fu quindi posta la prima pietra per la costruzione della Biblioteca della Youth Center (centro giovanile), sulla base dell’esperienza del CYC di Balaka e, quest’estate nel 2015 ha preso funzione, grazie alla gestione della responsabile bibliotecaria mussulmana Asiatu James.

I libri della biblioteca provengono, per ora, dalla Biblioteca della Cecilia Youth Center.

Tutte queste attività hanno portato anche dei conflitti perché sono state vissute come invasive da alcuni membri della comunità locale, specialmente i capi villaggio. Infatti è per loro difficile comprendere le innovazioni portate dal CYC che vengono interpretate come un pretesto per portare la “cristianizzazione” nei villaggi. Alcuni villaggi vicini, perciò, reagirono in modo conflittuale, trattenendo i bambini dal partecipare alle attività proposte.

Tuttavia i giovani del posto sono riusciti a far comprendere ai loro genitori che le iniziative del CYC sono mirate all’emancipazione di tutti e porteranno vantaggi sia sul piano dello sviluppo culturale che su quello della valorizzazione delle risorse, per esempio col progetto di reimpiantare alberi, contrastando la tendenza al disboscamento.

DSCN0557

Il gruppo pratica qyalche movimento di Brain Gym

Durante il 2012 e 2013 gli insegnanti ella Scuola materna Santa Monica del Chaone erano scesi dalla montagna per frequentare il mio corso di formazione, insieme ad  insegnanti di altre scuole materne. Da questo lavoro nacque l’idea di un libro, intitolato Learn to move, move to learn, scritto da me. Che fu pubblicato dalla casa editrice Montfort Media di Balaka nel 2015.

Nel 2014 andai per vedere il lavoro svolto dalle insegnanti di Chaone. Quindi lavorai con loro e con 8 giovani sulle tecniche di gioco cooperativo e sul raccontare storie attraverso gli oggetti creati.

DSCN0509

giocando con il gruppetto degli insegnanti

Gli avvenimenti occorsi nel frattempo, anche in seguito alle situazioni conflittuali venutesi a creare, hanno comportato cambiamenti per cui, attualmente, il personale insegnante è solo locale. Di conseguenza, quest’anno, io ho lavorato il primo giorno con insegnanti nuovi e la partecipazione di Asiatu James, e il secondo giorno con studenti e insegnanti insieme. Con loro abbiamo lavorato utilizzando i giochi per la scuola materna raccolti nel libro sopracitato e ripetendo alcuni movimenti di Brain Gym® già praticati negli anni passati.

Nella scuola materna di Monte Chaone manca tutto. Hanno appena il gesso per scrivere. Gli unici materiali provengono dalla Missione. Anche il tempo da dedicare alle attività è scarso. Per esempio da quest’anno mandano i bambini a casa alle 11 perché non possono coprire le spese del pranzo.

P1010246

Giochiamo alle macchine con il gruppo degli insegnanti e dei giovani assistenti del Centro Giovanile

I libri sono scarsi e i pochi libri esistenti sono in lingua chichewa (loro parlano ayao simile al chichewa). Non essendoci abitudine alla lettura nemmeno hanno sviluppato l’abitudine all’uso di un libro per utilizzare le tecniche che illustra. Perciò, nonostante il testo sia stato tradotto anche nella lingua locale il metodo di apprendimento continua a basarsi sulla ripetizione di quanto viene mostrato (da qui la possibilità che venga poi riproposto). I miei allievi sono entusiasti e pieni di gratitudine per l’esperienza svolta anche quest’anno. Per questo tornerò ancora sul Monte Chaone.

P1010299

Invento e gioco con te! Educare e apprendere attraverso l’espressione manuale ed il gioco

Esperienza formativa  per 34 educatori di AVSI a Goma, Repubblica Democratica del Congo condotta da Sigrid Loos e Silvana Ninivaggi

Quando Silvana Ninivaggi, scenografa alla TV, e fondatrice dell’Associazione CHEARTE (www.chearte.org) che si occupa della promozione della creatività, arte e espressività per bambini ed adulti, mi ha proposto di aderire ad un progetto di formazione in Congo, ho detto subito di sì. L’Africa suscita la mia curiosità da un po’ di tempo e mi piace accogliere nuove sfide.

Così siamo partite in ottobre per una formazione di sei  giorni, richiestaci  dall’Associazione AVSI,  che si occupa da tanti anni di progetti educativi in varie parti del mondo. AVSI opera da diversi anni nella zona del Kiwu, nel Congo Orientale, balzato sulle notizie dei media in novembre 2012 per i combattimenti tra  i ribelli e l’esercito congolese nei pressi di Goma, capoluogo della Provincia. E’ questa  una terra  ricca di minerali (coltan, oro e diamanti) e la contesa delle due fazioni mette in fuga la popolazione che poi trova rifugio nei campi profughi gestiti dalle varie organizzazioni umanitarie.

IL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO

La Repubblica Democratica del Congo (ex-Zaire) è uno dei paesi africani più ricchi di minerali di tutti i tipi. Il coltan, un minerale raro e prezioso, necessario per i nostri cellulari e computer, si trova soprattutto nella provincia del Kiwu, nell’est del Congo, confinante con l’Uganda nel nord, il Ruanda e il Burundi nel centro e nel sud, dove le diverse fazioni sostenute da vari Paesi  del mondo si combattono per il controllo di quelle ricche terre da più di 10 anni.  La fine del conflitto non è ancora in vista.

P1040840Nonostante che il Kiwu sia una delle province più ricche del Congo, la gente vive in estrema povertà. Passando il confine con il Ruanda, dove le strade sono ben mantenute e pulite (il Ruanda merita, almeno in apparenza, l´attributo di “Svizzera dell’Africa”) ci si accorge subito della differenza: ad un chilometro dal confine finiscono le strade asfaltate, le quali diventano una specie di melma sassosa.  Passando in macchina, ci  si scuote come i pezzettini di frutta in un  frullatore. La gente si muove prevalentemente a piedi o con le motociclette o spingendo il caratteristico “Chucudù”, un monopattino di legno che serve a trasportare ogni tipo di merce e persone.

IL CONTESTO DELLA FORMAZIONE

Le ONG che si occupano delle necessità primarie alla sopravvivenza della popolazione nei campi profughi nella provincia di Goma sono già tante. L’UNICEF coordina gli interventi riguardanti i bambini.  L’AVSI in questo quadro gestisce, in coordinazione con altre ONG, gli spazi ludici e scolastici all’interno dei campi avvalendosi di educatori locali.

La formazione era rivolta a 34 educatori che lavorano su base IMG_0185progettuale finanziati dall’ AVSI, nei campi profughi intorno a Goma. I progetti educativi sono rivolti a minori dai 3 a 18 anni (anche se gli utenti spesso sono più giovani o più anziani). Abbiamo accolto la sfida di lavorare in un contesto di crisi permanente con educatori che devono gestire quotidianamente bambini fortemente traumatizzati, in un ambiente privo di stimoli e di materiali.  Il nostro compito era di fornire strumenti e metodi agli educatori che permettano loro di costruire giochi didattici, giocattoli con materiali reperibili sul terreno e di giocare con i bambini in modo cooperativo per creare un clima socio-affettivo che renda più facile vivere la difficile situazione in cui si trovano, con più spensieratezza e un po più di leggerezza.

Gli operatori sono stati suddivisi in due gruppi che hanno lavorato parallelamente, il gruppo A sulla costruzione con materiale di recupero, il gruppo B sui giochi cooperativi.

maschereI giochi e i giocattoli dei bambini congolesi vengono creati in base al materiale che si trova intorno a loro:  bottiglie, di plastica, tappi, lattine e legnetti possono trasformarsi in macchinine o addirittura nel caratteristico mezzo di trasporto, il “chukudù”, una specie di monopattino usato come trasporto di merci e persone e che si trova solo nella zona di Goma.  Il calcio è anche in Congo il gioco preferito da grandi e piccoli. E in mancanza di un pallone vero, ci si arrangia con pezzi di stoffa aggrovigliati e circondati con spago o, nel caso estremo, anche con una lattina vuota. Danze e canti sono gli elementi tradizionali nell’animazione, così come il racconto animato, attraverso il quale passano i messaggi educativi sulla famiglia, la religione (nel Kiwu la maggioranza è di religione cristiana), il lavoro e i valori sociali di una società contadina.

GLI OBIETTIVI DELLA FORMAZIONE

Il laboratorio creativo, aveva l’obiettivo di sperimentare concretamente come mettere “le mani in pasta”, senza la preoccupazione di un risultato finale precostituito.

P1040805Gli oggetti che sono stati realizzati sono utili per attività didattiche ed espressive condotte attraverso il gioco. Le attività manuali consentono di fare esperienze importanti come il coordinamento oculo-manuale, la concentrazione, l’iniziativa e di favorire la conoscenza di semplici nozioni: lo spazio, il colore, le forme, le grandezze, la composizione.

Lo scopo principale era di creare e costruire giochi e giocattoli unicamente con materiale reperibile nell’ambiente, con l’intento di fornire ai gruppi di operatori una cassetta contenente gli attrezzi necessari allo scopo: forbici, colla, matite colorate, carta riciclata e cartone, tappi, bottiglie ecc.

La sperimentazione  sul campo è stata anche un fondamentale: in effetti durante l’ultimo giorno della formazione tutti gli educatori hanno potuto mettere in pratica le nozioni apprese con i bambini del campo profughi di Kanyaruchinya alle porte di Goma.

Il laboratorio sul gioco aveva come obiettivo principale di fornire nuove metodologie di animazione che vadano oltre alle danze e ai giochi e canti tradizionali già in uso.

IMG_0346Il gioco non è solo un passatempo, ma attraverso di esso il bambino acquisisce le sue capacità e l´adulto ha la possibilità di sperimentarsi in situazioni nuove. L´obiettivo dei giochi cooperativi è di abolire il concetto di competizione inteso come sfida e vittoria sugli altri. La competizione intesa invece come la capacità di mettersi alla prova e di sfidare se stessi è quanto mai positiva e interessante per la crescita personale. Con i giochi cooperativi si cerca di concepire e di realizzare una collaborazione e un modo di stare assieme che mantenga e valorizzi l´originalità di ogni persona, la sua diversità, la sua creatività. Il gioco diventa così un mezzo di comunicazione che serve a creare un clima socio-affettivo nel gruppo.

SVOLGIMENTO

Ci siamo trovati ogni mattina in un hotel di Goma che ha ospitato la formazione e dopo un momento di accordo comune, i due gruppi si sono divisi e hanno ripreso i loro lavori in spazi separati. L’ultima ora della formazione è stata dedicata ad un confronto-scambio tra i due gruppi durante il quale il gruppo della manualità ha mostrato e illustrato le proprie creazioni e il gruppo del gioco ha presentato qualche gioco animando il gruppo intero. Questo metodo  di scambio di esperienze è stato  molto apprezzato.


IMG_0814Il sesto giorno della formazione è stato dedicato alla messa in pratica delle esperienze formative nel campo degli sfollati di Kanyaruchinya e Kibati che ospitano più di 50.000 persone tra adulti e bambini. Di conseguenza, la partecipazione nei laboratori di creatività e nell’animazione dei giochi ha superato ogni  nostra immaginazione. Ogni gruppo gestito da 3-4 animatori aveva un minimo di 150 bambini (nei giochi) e di 50 – 80 bambini negli spazi laboratoriali. In poco tempo sono stati costruiti semplici burattini e maschere di carta che i bambini hanno portato orgogliosi in giro per il campo mostrandoli a genitori e parenti

CONCLUSIONE GENERALE

Per noi formatrici è stata un’esperienza forte e significativa.

Ci ha colpito il fatto che ogni mattina, in attesa del nostro arrivo, anziché aspettare seduti e fermi, gli educatori si organizzassero per insegnare a vicenda canti, balli e giochi.

Abbiamo notato una certa difficoltà durante le spiegazioni, quindi possiamo dire che è preferibile “fare” anziché spiegare, anche se in molti casi è necessaria una parte teorica.  Oltre a questo, dobbiamo considerare che abbiamo introdotto concetti abbastanza sconosciuti ai partecipanti: giocare in maniera cooperativa, stimolare la creatività e per di più, con materiale che viene di solito buttato.

Siamo rimaste stupite e colpite dall’impegno di tutti gli educatori durante la mattinata nel campo e dalla fierezza di appartenere alla squadra di AVSI.

A considerazione di tutti, sia partecipanti che formatori si è rilevata la necessità di una prosecuzione al fine di rendere indipendenti gli educatori che poi potrebbero diventare formatori essi stessi.

Inoltre, come già individuato da alcuni educatori, queste competenze possono essere applicabili in ambito scolastico come supporto all’insegnamento delle materie.

Un prossimo modulo formativo potrebbe essere pensato per l’approfondimento di tutti gli aspetti già avviati, ma con il valore aggiunto dell’esperienza che gli educatori faranno nei prossimi mesi. Siamo convinte che sia essenziale avere un riscontro su tutto ciò che hanno messo  in pratica, sulle  difficoltà, il bisogno, gli effetti positivi o negativi e che quindi eventuali proposte di proseguimento possano giungere soprattutto da loro.

Per quanto riguarda il gruppo che ha partecipato al modulo dei giochi, sarebbe auspicabile continuare ad esplorarne le diverse modalità approfondendo gli aspetti dell’inventare i giochi con la griglia morfologica, le regole e l’utilizzo dei materiali per inventare altri giochi didattici.

Ringrazio SAilvana Ninivaggi per le foto messe a disposizione

Che cos’è il gioco?

Un tentativo di definizione imperfetta

Rivolgendoci ad animatori, educatori ed insegnanti ci interessa far vedere la non banalità del gioco e la ricchezza dell’esperienza ludica, per i bambini e per gli adulti.

Numerosi studiosi hanno incontrato sulla loro strada di ricerca il gioco. Abbiamo una collezione di diverse definizioni di “gioco” provenienti dagli ambienti della psicologia, della psicoanalisi, della ricerca storica, degli studi naturalistici, della sociologia ecc.

Possiamo trovare molti punti in comune e parole chiave ricorrenti ma anche molte differenze e punti di vista non conciliabili. Probabilmente, se approfondissimo le ragioni di ogni autore, scopriremo che molte differenze derivano dalle motivazioni che li hanno spinti  a occuparsi dei giochi, dai diversi tipi di gioco e modi di giocare che ognuno di loro ha considerato, dal contesto teorico e pratico in cui si sono mossi.

Ciò che ci interessa soprattutto notare è un fatto estremamente semplice di cui gli animatori devono tenere conto, cioè il fatto che l’esperienza ludica di un gruppo ha un significato più vasto di quello che una persona sola, incluso l’animatore, ne pensa o dice. Potranno esserci degli aspetti e dei significati in più o diversi da quelli previsti o visti da uno, ma validi  e importanti per altri membri del gruppo che gioca, indipendentemente dal fatto che questi vengano o meno esplicitati.

Tra le molte definizioni, accenniamo ad alcune. Si tenga conto che generalmente il gioco viene associato all’infanzia e opposto al lavoro in quanto “non serio”.

Freud definisce il gioco come mezzo per l’elaborazione del lutto  (o della separazione dalla madre). Il contrario del gioco per Freud non è il “serio” ma il “reale”.

Melanie Klein, psicoanalista dell’infanzia, dice che attraverso il gioco il bambino esprime i suoi fantasmi, i suoi desideri, le sue angosce.

Donald Winnicott considera l’aggressività come motore dell’attività esplorativa, “crescere significa prendere il posto dei genitori… nel fantasma inconscio che sottostà al gioco, crescere è per natura un atto di affermazione di sé.“[1]

Piaget definisce che ogni tipo di gioco appartiene solo a quel determinato momento dell’evoluzione del bambino che lo porta a sostenersi. Così i giochi di imitazione necessitano dell’attività funzionale, dell’assimilazione, del piacere normale del successo, della relazione con gli altri.

Un altro pedagogista, Pier Parlebas [2]definisce il gioco come iniziazione alle regole e fattore sociale, che lascia al giocatore la possibilità di esprimere la propria personalità. Acquisizione delle regole e sviluppo dell’autonomia sono due ingredienti essenziali nell’educazione.

Il pedagogista tedesco H. Scheuerl[3] considera il gioco come:

  • momento di libertà
  • momento di infinità interiore che tende a prolungarsi nel tempo e non è finito come il dovere,
  • momento della finzione (irreale) in cui l’individuo esce dalla realtà per crearsi il suo mondo (il gioco diventa realtà) l’individuo è presente adesso (nel gioco) non ieri né domani, ha un tempo suo in questo spazio che non corrisponde al tempo reale
  • momento dell’ambivalenza: il gioco ha sempre più di un senso. Spesso è simbolico fra piacere reale, ridere, paura.
  • un gioco si svolge all’interno di uno spazio suo (regole del gioco, spazio fisico del gioco)

Secondo J.Huitzinga[4] il grande filosofo storico olandese, quest’attività:

  • è una funzione che contiene senso,
  • è un intermezzo della vita quotidiana, è accompagnamento, complemento e parte della vita in  generale,
  • è indispensabile all’individuo in quanto funzione biologica e indispensabile alla comunità in quanto funzione culturale,
  • ha un svolgimento proprio e un senso in sé, comincia, ed a un certo momento è finito. Può essere ripetuto,
  • l’arena, il tavolino da gioco, il cerchio magico, il tempio, tutti sono per forma e funzione dei luoghi di gioco, cioè spazio delimitato, luoghi segregati, cintati,
  • realizza nel mondo imperfetto e nella vita confusa una perfezione temporanea limitata,
  • mette alla prova la forza del giocatore, il suo vigore fisico, la sua perseveranza la sua  ingegnosità,
  • il suo coraggio, la sua resistenza e la sua forza morale.

Roger Callois dà 6 definizioni di gioco:

  • un’attività libera alla quale il giocatore non può essere costretto senza
  • che il gioco perda il suo divertimento e la sua attrazione.
  • un’attività separata che si svolge all’interno di limiti precisi e prestabiliti di spazio e tempo.
  • un’ attività incerta il cui svolgimento e risultato non è determinabile dall’inizio, perché nonostante ci sia la costrizione di arrivare a un risultato, bisogna necessariamente lasciare una certa  autonomia al giocatore.
  • un’attività improduttiva che non crea né ricchezza né prodotti né altri
  • elementi nuovi e che, a parte uno spostamento della proprietà
  • all’interno della cerchia dei giocatori, finisce in una situazione identica
  • a quella dell’inizio del gioco.
  • un’attività regolata, sottomessa a convenzioni che annullano le leggi
  • vigenti per un momento e introducono una nuova legislazione
  • generale.
  • un’attività fittizia che viene accompagnata da una specifica coscienza
  • di una seconda realtà o una non-realtà libera in relazione alla vita
  • quotidiana.

La sociologa tedesca Elke CALLIES[5]definisce il gioco invece come:

  • un atteggiamento interiore, spontaneo e  fine a se stesso,
  • è libero; la decisione se piace o no spetta unicamente all’individuo.
  • confronto con l’ambiente: è un atteggiamento attivo, espressivo e concreto
  • esperienza concreta che parte dalla progettazione per arrivare alla realizzazione
  • atmosfera rilassata in cui tensione e rilassamento si alternano per creare (se equilibrati) uno stato di felicità.
  • momento di espressione delle proprie emozioni e sensazioni.

L’approccio biologista è sviluppato da etologi che definiscono il gioco come preparazione alla vita da adulto. La nozione del gioco ricopre diverse realtà: il gioco è un segno e un mezzo di sviluppo del bambino e luogo dell’espressione dell’inconscio, mezzo di apprendimento e fonte di piacere. Il gioco può essere spontaneo o fatto di regole, utilizza “gli oggetti per giocare” cioè i giocattoli ma anche i corpi, lo spazio e la natura.


[1]D.W.Winnicott, Gioco e realtà, Roma, Armando 1974.

[2]PARLEBAS P., Les jeux du patrimoine, Ed. EPS 1989, “il gioco interviene spesso come una ritualizzazione della violenza. Le situazioni ludiche fanno passare a turno dall’aggressore all’aggredito. Questo rovesciamento dei ruoli, che appartiene alla grammatica del gioco è molto interessante dal punto di vista pedagogico.” (ns.trad.)

[3] SCHEUERL H., Das Spiel, Berlin 1968.

[4]CECCHINI A., Ancora homo ludens in: AAVV: Giochi di simulazione, Ed Zanichelli, Milano 1987.

[5]CALLIES E.,  Spielen, ein didaktisches Instrument für soziales Lernen in der Schule? 1976.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: