movimenti per la mente in movimento

Archivio per gennaio, 2013

Invento e gioco con te! Educare e apprendere attraverso l’espressione manuale ed il gioco

Esperienza formativa  per 34 educatori di AVSI a Goma, Repubblica Democratica del Congo condotta da Sigrid Loos e Silvana Ninivaggi

Quando Silvana Ninivaggi, scenografa alla TV, e fondatrice dell’Associazione CHEARTE (www.chearte.org) che si occupa della promozione della creatività, arte e espressività per bambini ed adulti, mi ha proposto di aderire ad un progetto di formazione in Congo, ho detto subito di sì. L’Africa suscita la mia curiosità da un po’ di tempo e mi piace accogliere nuove sfide.

Così siamo partite in ottobre per una formazione di sei  giorni, richiestaci  dall’Associazione AVSI,  che si occupa da tanti anni di progetti educativi in varie parti del mondo. AVSI opera da diversi anni nella zona del Kiwu, nel Congo Orientale, balzato sulle notizie dei media in novembre 2012 per i combattimenti tra  i ribelli e l’esercito congolese nei pressi di Goma, capoluogo della Provincia. E’ questa  una terra  ricca di minerali (coltan, oro e diamanti) e la contesa delle due fazioni mette in fuga la popolazione che poi trova rifugio nei campi profughi gestiti dalle varie organizzazioni umanitarie.

IL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO

La Repubblica Democratica del Congo (ex-Zaire) è uno dei paesi africani più ricchi di minerali di tutti i tipi. Il coltan, un minerale raro e prezioso, necessario per i nostri cellulari e computer, si trova soprattutto nella provincia del Kiwu, nell’est del Congo, confinante con l’Uganda nel nord, il Ruanda e il Burundi nel centro e nel sud, dove le diverse fazioni sostenute da vari Paesi  del mondo si combattono per il controllo di quelle ricche terre da più di 10 anni.  La fine del conflitto non è ancora in vista.

P1040840Nonostante che il Kiwu sia una delle province più ricche del Congo, la gente vive in estrema povertà. Passando il confine con il Ruanda, dove le strade sono ben mantenute e pulite (il Ruanda merita, almeno in apparenza, l´attributo di “Svizzera dell’Africa”) ci si accorge subito della differenza: ad un chilometro dal confine finiscono le strade asfaltate, le quali diventano una specie di melma sassosa.  Passando in macchina, ci  si scuote come i pezzettini di frutta in un  frullatore. La gente si muove prevalentemente a piedi o con le motociclette o spingendo il caratteristico “Chucudù”, un monopattino di legno che serve a trasportare ogni tipo di merce e persone.

IL CONTESTO DELLA FORMAZIONE

Le ONG che si occupano delle necessità primarie alla sopravvivenza della popolazione nei campi profughi nella provincia di Goma sono già tante. L’UNICEF coordina gli interventi riguardanti i bambini.  L’AVSI in questo quadro gestisce, in coordinazione con altre ONG, gli spazi ludici e scolastici all’interno dei campi avvalendosi di educatori locali.

La formazione era rivolta a 34 educatori che lavorano su base IMG_0185progettuale finanziati dall’ AVSI, nei campi profughi intorno a Goma. I progetti educativi sono rivolti a minori dai 3 a 18 anni (anche se gli utenti spesso sono più giovani o più anziani). Abbiamo accolto la sfida di lavorare in un contesto di crisi permanente con educatori che devono gestire quotidianamente bambini fortemente traumatizzati, in un ambiente privo di stimoli e di materiali.  Il nostro compito era di fornire strumenti e metodi agli educatori che permettano loro di costruire giochi didattici, giocattoli con materiali reperibili sul terreno e di giocare con i bambini in modo cooperativo per creare un clima socio-affettivo che renda più facile vivere la difficile situazione in cui si trovano, con più spensieratezza e un po più di leggerezza.

Gli operatori sono stati suddivisi in due gruppi che hanno lavorato parallelamente, il gruppo A sulla costruzione con materiale di recupero, il gruppo B sui giochi cooperativi.

maschereI giochi e i giocattoli dei bambini congolesi vengono creati in base al materiale che si trova intorno a loro:  bottiglie, di plastica, tappi, lattine e legnetti possono trasformarsi in macchinine o addirittura nel caratteristico mezzo di trasporto, il “chukudù”, una specie di monopattino usato come trasporto di merci e persone e che si trova solo nella zona di Goma.  Il calcio è anche in Congo il gioco preferito da grandi e piccoli. E in mancanza di un pallone vero, ci si arrangia con pezzi di stoffa aggrovigliati e circondati con spago o, nel caso estremo, anche con una lattina vuota. Danze e canti sono gli elementi tradizionali nell’animazione, così come il racconto animato, attraverso il quale passano i messaggi educativi sulla famiglia, la religione (nel Kiwu la maggioranza è di religione cristiana), il lavoro e i valori sociali di una società contadina.

GLI OBIETTIVI DELLA FORMAZIONE

Il laboratorio creativo, aveva l’obiettivo di sperimentare concretamente come mettere “le mani in pasta”, senza la preoccupazione di un risultato finale precostituito.

P1040805Gli oggetti che sono stati realizzati sono utili per attività didattiche ed espressive condotte attraverso il gioco. Le attività manuali consentono di fare esperienze importanti come il coordinamento oculo-manuale, la concentrazione, l’iniziativa e di favorire la conoscenza di semplici nozioni: lo spazio, il colore, le forme, le grandezze, la composizione.

Lo scopo principale era di creare e costruire giochi e giocattoli unicamente con materiale reperibile nell’ambiente, con l’intento di fornire ai gruppi di operatori una cassetta contenente gli attrezzi necessari allo scopo: forbici, colla, matite colorate, carta riciclata e cartone, tappi, bottiglie ecc.

La sperimentazione  sul campo è stata anche un fondamentale: in effetti durante l’ultimo giorno della formazione tutti gli educatori hanno potuto mettere in pratica le nozioni apprese con i bambini del campo profughi di Kanyaruchinya alle porte di Goma.

Il laboratorio sul gioco aveva come obiettivo principale di fornire nuove metodologie di animazione che vadano oltre alle danze e ai giochi e canti tradizionali già in uso.

IMG_0346Il gioco non è solo un passatempo, ma attraverso di esso il bambino acquisisce le sue capacità e l´adulto ha la possibilità di sperimentarsi in situazioni nuove. L´obiettivo dei giochi cooperativi è di abolire il concetto di competizione inteso come sfida e vittoria sugli altri. La competizione intesa invece come la capacità di mettersi alla prova e di sfidare se stessi è quanto mai positiva e interessante per la crescita personale. Con i giochi cooperativi si cerca di concepire e di realizzare una collaborazione e un modo di stare assieme che mantenga e valorizzi l´originalità di ogni persona, la sua diversità, la sua creatività. Il gioco diventa così un mezzo di comunicazione che serve a creare un clima socio-affettivo nel gruppo.

SVOLGIMENTO

Ci siamo trovati ogni mattina in un hotel di Goma che ha ospitato la formazione e dopo un momento di accordo comune, i due gruppi si sono divisi e hanno ripreso i loro lavori in spazi separati. L’ultima ora della formazione è stata dedicata ad un confronto-scambio tra i due gruppi durante il quale il gruppo della manualità ha mostrato e illustrato le proprie creazioni e il gruppo del gioco ha presentato qualche gioco animando il gruppo intero. Questo metodo  di scambio di esperienze è stato  molto apprezzato.


IMG_0814Il sesto giorno della formazione è stato dedicato alla messa in pratica delle esperienze formative nel campo degli sfollati di Kanyaruchinya e Kibati che ospitano più di 50.000 persone tra adulti e bambini. Di conseguenza, la partecipazione nei laboratori di creatività e nell’animazione dei giochi ha superato ogni  nostra immaginazione. Ogni gruppo gestito da 3-4 animatori aveva un minimo di 150 bambini (nei giochi) e di 50 – 80 bambini negli spazi laboratoriali. In poco tempo sono stati costruiti semplici burattini e maschere di carta che i bambini hanno portato orgogliosi in giro per il campo mostrandoli a genitori e parenti

CONCLUSIONE GENERALE

Per noi formatrici è stata un’esperienza forte e significativa.

Ci ha colpito il fatto che ogni mattina, in attesa del nostro arrivo, anziché aspettare seduti e fermi, gli educatori si organizzassero per insegnare a vicenda canti, balli e giochi.

Abbiamo notato una certa difficoltà durante le spiegazioni, quindi possiamo dire che è preferibile “fare” anziché spiegare, anche se in molti casi è necessaria una parte teorica.  Oltre a questo, dobbiamo considerare che abbiamo introdotto concetti abbastanza sconosciuti ai partecipanti: giocare in maniera cooperativa, stimolare la creatività e per di più, con materiale che viene di solito buttato.

Siamo rimaste stupite e colpite dall’impegno di tutti gli educatori durante la mattinata nel campo e dalla fierezza di appartenere alla squadra di AVSI.

A considerazione di tutti, sia partecipanti che formatori si è rilevata la necessità di una prosecuzione al fine di rendere indipendenti gli educatori che poi potrebbero diventare formatori essi stessi.

Inoltre, come già individuato da alcuni educatori, queste competenze possono essere applicabili in ambito scolastico come supporto all’insegnamento delle materie.

Un prossimo modulo formativo potrebbe essere pensato per l’approfondimento di tutti gli aspetti già avviati, ma con il valore aggiunto dell’esperienza che gli educatori faranno nei prossimi mesi. Siamo convinte che sia essenziale avere un riscontro su tutto ciò che hanno messo  in pratica, sulle  difficoltà, il bisogno, gli effetti positivi o negativi e che quindi eventuali proposte di proseguimento possano giungere soprattutto da loro.

Per quanto riguarda il gruppo che ha partecipato al modulo dei giochi, sarebbe auspicabile continuare ad esplorarne le diverse modalità approfondendo gli aspetti dell’inventare i giochi con la griglia morfologica, le regole e l’utilizzo dei materiali per inventare altri giochi didattici.

Ringrazio SAilvana Ninivaggi per le foto messe a disposizione

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