movimenti per la mente in movimento

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L’arte del Disegno a Specchio porta armonia emozionale in pazienti affetti da ictus

La stanza degli ospiti
Liisa Korhonen, Helsinki, Finlandia, Insegnante di Brain Gym® 

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Nel 2014 ho  partecipato ad un corso a Helsinki sul disegnare a due mani chiamato Double Doodle Play, una finestra per la visione integrata¹, gestita da Glenys Leadbeater della Nuova Zelanda. Durante il corso Glenys, ci raccontò che, come infermiera, usava spesso il Disegno a Specchio come strumento riabilitativo. Così, seguendo il suo esempio, ho cominciato a disegnare a due mani con mia sorella più giovane. Ritva ha 68 anni e dopo un ictus, nel 2010, le è stata diagnosticata l’emiplegia, l’afasia, l’epilessia e quant’altro. Dato che ha perso la sua lingua madre, il finlandese, parla ora in “emozionalese”.

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Ho scelto per il nostro lavoro dei fogli robusti del formato 56 x 65 cm. Mentre Ritva usa la matita o il pennello nella mano sinistra, io guido la sua mano destra per specchiare ciò che lei disegna. Ora potevo comprendere meglio l’importanza del tracciare segni di cui Gail Dennison parla nel manuale del corso del Disegno a Specchio. In questo caso direi che l’attività più costruttiva stava nella nostra pianificazione ed esecuzione del movimento. Questa prima immagine è stata realizzata nel 2014 e da allora abbiamo continuato a disegnare a specchio.

Il nostro passo successivo era il gioco dei nove punti (entrambe le immagini sono state disegnate nel  febbraio 2015). Per iniziare:

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distribuisco nove punti in modo simmetrico sul foglio. In seguito cominciamo a “negoziare” le direzioni. Proseguiamo in questo modo su metà del foglio, poi giro il foglio per alleviare la tensione del braccio destro di Ritva e continuiamo sull’altra metà del foglio. Nei prodotti finali si possono vedere i contributi di Ritva in diagonale.

Per un certo tempo, l’aspetto emozionale del tracciare segni divenne dominante. Ritva è diventata autocritica e, dal momento che lei voleva evitare degli stati d’animo negativi, la sua volontà di disegnare a specchio si placava.

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“Perché il cambiamento delle lettere provoca così tanto sentimento?” ha chiesto un giornalista quando la televisione finlandese ha mostrato l’ultima modifica di tipo di caratteri per le scuole. Il progettista dei caratteri si riferiva all’esperienza personale che dura tutta la vita nell’usare i caratteri nella scrittura a mano.

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Scrivere crea una relazione intima con segni e lettere e di conseguenza con tutta l’umanità, dice Gail Dennison nel manuale. Dopo la mia esperienza con Ritva vedrei anche lo sviluppo emozionale come aspetto indipendente in questo processo del Disegno a Specchio.

In maggio l’uso di grandi pennelli e delle tempere ha apportato un cambiamento positivo ai lavori del Disegno a Specchio di Ritva. Come potete constatare, i disegno sono diventati più armonici.

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Questa armonia dei nove punti è stata accompagnata da un atteggiamento generale più positivo. Se Ritva si sentiva sola e mi chiamava per lamentarsi, accettava  sempre la mia risposta, lei era l’unica persona che poteva controllare le sue emozioni. Secondo i suoi amici il suo “emoziona lese” è diventato più sfumato.

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In luglio abbiamo fatto il nostro primo ritratto di un viso molto espressivo. E’ stato il mio compleanno ,tutti e due eravamo di buon umore, ciò si riflette nel volto che abbiamo disegnato.

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I nove punti di luglio mostrano anche dei cambiamenti consistenti. Sono contenta di poter dire che l’effetto equilibrante del Double Doodle Play continua ad aver un impatto positivo sull’umore di Ritva anche se non abbiamo molto tempo di disegnare a due mani.

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Credo che il piacere di guardare degli oggetti belli, infatti tutti gli oggetti, continua a crescere per lei e per me.

Grazie di cuore Gail e Glenys!

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Liisa Korhonen ha 76 anni ed è un insegnante di Brain Gym e una psicologa a Helsinki, Finlandia. Liisa dice: “Brain Gym è stato la mia passione fin dal 1990 e il corso del Double Doodle Play è la mia ultima. Mi piace particolarmente perché ci dà la possibilità di praticare uno stato libero dallo stress.”

Il Disegno a Specchio fa parte delle 26 attività descritte del libro Brain Gym Impara a muoverti, muoviti per imparare di Paul e Gail Dennison, edito da Tigulliana Edizioni, 2014

© 2015 Liisa Korhonen, tutti i diritti sono riservati.

¹questo corso è stato sviluppato da Gail Dennison e fa parte del percorso di formazione della Kinesiologia educativa (Edu-K)

Questo articolo è stato pubblicato in inglese su Hearts at Play. Ringrazio l’autrice e Gail Dennison per il  permesso di tradurlo e pubblicarlo sul mio blog.

L’OTTO DELL’INFINITO, PIÙ DI UN SEMPLICE ESERCIZIO DI BRAIN GYM®

di Christian Dillinger, International Faculty Austria
Presentazione del suo intervento durante la Conferenza internazionale di Kinesiologia a Banff, Canada, Settembre 2015
traduzione: Sigrid Loos

Cristian Dillinger ha studiato scienze dello sport e del movimento all’Università di Graz, Austria. E’ istruttore di Touch for Health, docente di Hyperton X e membro della Facoltà internazionale della Educational Kinesiology Foundation per l’Austria. Nel suo studio pratica la terapia cranio-sacrale secondo Upledger, la manipolazione viscerale secondo Barral e la fisioterapia educativa (Immaginazione affettiva guidata). E’ il Presidente dell’Associazione di Kinesiologia professionale dell’Austria (OBK) e il direttore dell’Istituto Moving a Graz

L’otto dell’infinito è più di un semplice esercizio di Brain Gym

  • Il simbolo dell’infinito è un simbolo matematico
  • La lettera X si è trasformata in un nodo
  • Il punto d’incrocio di due archi
  • Una simmetrica pista di corsa giocattolo che cambia direzione facendo un’inversione verso sinistra, attraversando la propria strada per fare un inversione verso destra.
  • L’attraversamento della linea mediana visiva
  • Due anelli nuziali connessi simboleggianti il legame matrimoniale
  • Gli otto tibetani stimolano il flusso libero dell’energia
  • I lacci delle scarpe simboleggiano il sostegno nel movimento
  • Un papillon dello smoking per il ballo dell’opera
  • Un simbolo per la connessione e la collaborazione tra i due emisferi del cervello
  • Un simbolo per la connessione e la collaborazione tra i lati destro e sinistro del corpo
  • indirizza tutte le aree del cervello coinvolgendo il campo visivo completo

Molte immagini ci accompagnano (a volte in modo simbolico) quando disegniamo un otto dell’infinito. Possiamo incontrare questa forma in vari contesti, in particolare quando è implicata una connessione di due parti con l’attraversamento della linea mediana uditiva, cinestesica e visiva. Un riequilibrio kinesiologico mira alla collaborazione tra i due emisferi e i due lati del corpo; nello stesso tempo si focalizza sull’integrazione fisica dell’obiettivo, che viene rinforzato dall’otto dell’infinito. Sei paia di muscoli, dietro al bulbo oculare, dirigono lo sguardo degli occhi in diverse direzioni, e fanno si che gli occhi focalizzino, in modo sincronizzato, un obiettivo comune. Le attività che precedono un riequilibrio kinesiologico possono evidenziare quando gli occhi non sono sincronizzati. Mentre un occhio focalizza l’obiettivo, l’altro non collabora. In situazioni di stress, sembra che solo un occhio possa gestire la situazione elaborando le informazioni visive legate allo stress, mentre l’altro occhio non partecipa.

L’otto dell’infinito allena perfettamente la coordinazione dei due occhi

L’otto dell’infinito mette in contatto e collega due sistemi; non ha né inizio né fine, perciò rinforza un continuo flusso di movimento. La figura a otto sostiene l’integrazione delle lettere nel flusso della parola, migliorando la cooperazione di entrambi gli occhi, delle braccia e delle mani, e rende possibile la riflessione sulle parole, tra l’emisfero sinistro e l’emisfero destro.

Un fenomeno: uno sguardo sull’organizzazione interiore di una persona

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Fenomeno: il ragazzo guarda l’immagine solo con’l’occhio destro. La ‘presa forzata’ è segno di una compensazione monolaterale.

Osservare un fenomeno manifestarsi è una vera rivelazione. Quando vediamo  un bambino disegnare un otto dell’infinito, possiamo osservare diverse caratteristiche legate alla coordinazione del movimento.

Entriamo nel cuore di diversi stadi dello sviluppo evolutivo. Un bambino che è stato certificato maturo per la scuola, ha veramente raggiunto le competenze cognitive che gli permettono di interpretare le parole in modo soddisfacente per poter svolgere i compiti richiesti? Le competenze della motricità fine del bambino, sono sviluppate al punto di permettergli l’apprendimento della scrittura? E tanto da permettergli di svolgere il compito dello scrivere? E’ in possesso di una percezione sufficiente perché possa elaborare i numeri?

Guardando un bambino disegnare il simbolo dell’infinito,  possiamo perfettamente osservare il suo stato di coordinazione, così come il suo stato di sviluppo della memoria esplicita (dichiarativa) e implicita (procedurale). La nostra esperienza kinesiologica, ci insegna che possiamo sostenere questo sviluppo applicando gli esercizi dell’otto dell’infinito.

Le competenze scolastiche: leggere, scrivere e contare possono essere rinforzati dall’otto dell’infinito

Coordinazione del movimento: come organizziamo i nostri movimenti e le nostre azioni?

L'esercizio consiste nel disegnare un otto dell'infinito senza fermarsi. L'alunno gira il foglio nella direzione sbagliata e in questo modo diventa impossibile di disegnare l'otto dell'infinito su tutto il foglio. Possiamo presumere che ci sia un problema nel attraversare la linea mediana visiva.. Il pollice è molto rigido che indica che lo studente usa la mano "sbagliata" per scrivere. Non c'è flusso nel movimento.

L’esercizio consiste nel disegnare un otto dell’infinito senza fermarsi. L’alunno gira il foglio nella direzione sbagliata e in questo modo diventa impossibile di disegnare l’otto dell’infinito su tutto il foglio. Possiamo presumere che ci sia un problema nel attraversare la linea mediana visiva.. Il pollice è molto rigido che indica che lo studente usa la mano “sbagliata” per scrivere. Non c’è flusso nel movimento.

La coordinazione del movimento e l’ordine e l’organizzazione delle azioni motorie orientate verso un obiettivo o uno scopo specifico. (Mainel 1977)

L’ordine significa, in questo contesto, la congruenza di tutti i parametri motori nella rispettiva situazione.

Nel caso della lettura, della scrittura e dell’aritmetica, ciò corrisponde alla capacità di comprensione, di espressione, senso dello spazio e capacità di astrazione dei numeri  Esaminiamo il concetto della coordinazione motoria in relazione alle competenze scolastiche sopra elencate tenendo conto dello stato di sviluppo in base all’età.

La coordinazione motoria adeguata all’età, viene definita come collaborazione armoniosa ed altamente efficiente dei muscoli, dei nervi e dei sensi, che si traduce in azioni motorie equilibrate, così come nelle reazioni rapide, in risposta a situazioni specifiche (riflessi motori) – Kiphart 1982.

Considerando i compiti sopraindicati, uno studente deve aver avviluppato certe capacità per poter eseguire le competenze scolastiche.

Il termine “caratteristiche coordinative” è stato coniato per rendere più comprensibili tratti specifici all’interno della molteplicità dei diversi aspetti motori.

Quali di queste caratteristiche sono importanti affinché una persona possa con facilità leggere, scrivere e fare calcoli? Esistono altre caratteristiche oltre a queste cinque elencate.

Ritmo del movimento: per poter attribuire un significato alle parole scritte, lette e pronunciate, è necessario possedere un determinato ritmo individuale, come ad esempio l’intonazione nel parlare.

Flusso del movimento: necessità di connettere/formare sillabe e parole per comprendere ciò che si sta leggendo, scrivendo o recitando.

Velocità del movimento: aumentare gradualmente la velocità per arrivare ad una lettura fluida, ad una scrittura scorrevole e ad un’adeguata velocità nell’eseguire i calcoli.

Precisione del movimento: ogni singola parola, all’interno di una frase, è propriamente allineata ed è leggibile, sia per chi scrive sia per chi legge. Le regole di ordine ed orientamento sono riconoscibili.

Consistenza del movimento: la grandezza e l’ampiezza delle lettere diventano più costanti con l’età e la maturità. Questo è di aiuto ad un modello organizzativo; le forme costanti possono essere create e rappresentate. Le correzioni, inizialmente esagerate, risultanti in una calligrafia irregolare, diventano meno evidenti; il movimento diventa più armonioso ed uniforme.

Le competenze della motricità fine si sviluppano prima nelle femmine. I maschi hanno la tendenza ad acquisire le competenze della scrittura implicando i muscoli delle spalle e del braccio, anziché usare i movimenti delle dita e del polso. Questo sembra essere un modo più difficile per acquisire le competenze della scrittura, perché i movimenti che partono dalle grandi articolazioni delle parti superiori del corpo, non possono essere coordinate così precisamente come quelli che partono dalle dita e dal polso.

Lo sviluppo delle competenze della letto-scrittura

“Transfer negativo” nel cambiare le direzioni delle curve. La curva destra viene anticipata e “disturba”, perciò non è possibile disegnare prima una curva verso sinistra.

“Transfer negativo” nel cambiare le direzioni delle curve. La curva destra viene anticipata e “disturba”, perciò non è possibile disegnare prima una curva verso sinistra.

Nella fase iniziale della lettura, l’indice del bambino scivola sulla linea e guida gli occhi nel passaggio da lettera a lettera. Nella seconda fase, gli occhi tracciano la linea senza l’aiuto del dito. Il bambino impara gradualmente a comprendere le parole intere. Per fare ciò, il bambino deve aver sviluppato la capacità di creare un’immagine mentale delle sillabe o delle parole intere; inoltre, deve possedere una percezione spaziale per poter comprendere i numeri e le proporzioni.

Gli otto dell’infinito, disegnati dagli alunni nei progetti da me guidati a scuola, evidenziano che quei bambini, dichiarati pronti per la scolarizzazione, non erano capaci di disegnare un otto dell’infinito correttamente neanche dopo sei mesi di scuola. Ciò indica che questo tipo di movimento non è ancora fissato e immagazzinato nell’area della memoria motoria del cervello.

Talvolta  si può osservare come il movimento dell’otto dell’infinito può essere completato con successo per varie volte di seguito, ma non con la stessa consistenza e qualità: questo significa che è necessaria una pratica continua.

Stili e canali di apprendimento: visivo/uditivo/cinestesico

L’otto dell’infinito disegnato con la mano sbagliata e ad occhi chiusi evidenzia lo stato evolutivo, la rappresentazione interiore del movimento nella memoria infantile.

L’otto dell’infinito disegnato con la mano sbagliata e ad occhi chiusi evidenzia lo stato evolutivo, la rappresentazione interiore del movimento nella memoria infantile.

Gli otto dell’infinito possono assumere diverse forme: alcuni sono più voluminosi, altri sono magri, altri ancora asimmetrici. Dal modo in cui viene disegnato un otto dell’infinito, si può concludere quale senso venga maggiormente implicato.

Secondo la Programmazione Neurolinguistica, guardare in alto significa che il canale visivo è stato attivato; guardando invece da sinistra a destra e viceversa, viene attivato il canale uditivo; infine, guardando sotto la linea mediana orizzontale si stimola il canale cinestesico.

Se il punto d’incrocio dell’otto dell’infinito si trova sotto la linea mediana, lo studente ha utilizzato il canale visivo. Un otto simmetrico e armonioso indica l’uso del canale uditivo, mentre dei grandi cerchi al di sotto della linea mediana suggeriscono l’attivazione del canale cinestesico.

Considerando tutto questo, si potrebbe concludere che l’otto dell’infinito rivela il canale percettivo preferito del momento e potrebbe indicare in generale lo stile di apprendimento della persona.

“Rompere il cervello”

Preferenza cinestesica

Preferenza cinestesica

In uno dei miei progetti scolastici, gli allievi devono ripetere su un foglio di carta il movimento continuamente in un flusso infinito, come su una pista delle macchinine. Dalla posizione della mano e delle dita che tengono la matita, posso dedurre se scrivono con la mano dominante. L’emisfero espressivo, che fondamentalmente è responsabile per la scrittura e l’espressione, si trova sul lato opposto della testa rispetto alla mano scrivente. Possiamo comunque trovare una posizione compensatoria della mano, che appare normalmente nelle persone mancine quando scrivono con la destra: in questo caso, il cervello espressivo si trova dallo stesso lato della mano che scrive, e la mano appare come un gancio (il polso e invertito), oppure il pollice è particolarmente esteso alla sua base.

In passato, i mancini erano spesso costretti ad usare la mano destra: questa costrizione, nei Paesi anglosassoni, veniva chiamata “rompere il cervello”.

Preferenza visiva II primo otto dell'infinito è stato disegnato ad occhi aperti implicando il canale visivo; i successivi sono stati tracciati ad occhi chiusi. II sistema percettivo visivo non è capace di mantenere il controllo. Non c'è sufficiente rappresentazione mentale nella memoria, specialmente per quanto riguarda la memoria spaziale, per attraversare la linea mediana. Lavorando con entrambi i lati del cervello e del corpo si è in grado di creare un'immagine interiore del movimento.

Preferenza visiva
II primo otto dell’infinito è stato disegnato ad occhi aperti implicando il canale visivo; i successivi sono stati tracciati ad occhi chiusi. II sistema percettivo visivo non è capace di mantenere il controllo. Non c’è sufficiente
rappresentazione mentale nella memoria, specialmente per quanto riguarda la memoria spaziale, per attraversare la linea mediana. Lavorando con entrambi i lati del cervello e del corpo si è in grado di creare un’immagine interiore del movimento.

Si può facilmente immaginare come sia difficile mantenere la connessione tra l’emisfero sinistro e l’emisfero destro essendo sottoposti ad un simile stress.

Più lo studente viene coinvolto in questa costrizione, più diventa difficile per lui far emergere il suo pieno potenziale per quanto riguarda le proprie competenze scolastiche.

L’otto dell’infinito e uno strumento meraviglioso nella storia umana per il miglioramento delle prestazioni: uno strumento che da’ accesso al flusso della vita. Sicuramente non è un puro caso che sia stato adottato dalla Kinesiologia come strumento forte per far emergere il potenziale.

 

Bibliografia

Bandler R.: Neue Wege in die Kurzzeittherapie, Jungefernmann 2007
Birkenbiehl V: Jungen und Maedchen, wie sie lernen, Knauer 2005
Buchner C.: Brain Gym und Co, kinderleicht and Kind gebracht, VAK  1997
Dennison P. Switching on, Edu-Kinesthetics. Inc 1984
Dennison P. Brain Gym Teachers Edition, Edu Kinesthetics Inc, 2010
Ed. italiana: Brain Gym impara a muoverti, muoviti per imparare, La Tigulliana, 2014
Dennison P. Organizzazione cerebrale ottimale, Manuale del corso
Dillinger Ch: Gehirn-Koerper Spiele, unveroeffentlichtes Manual zum Schulprojekt “Lernen mit Aha Effekt”
Dornes M. Die fruehe Kindheit, Entwicklungspsychologie der ersten Lebensjahre, Fischer, 2009
Hannaford C: The Dominance Factor, how knowing your dominant eye, ear, brain, hand and foot can improve your learning,  Great Ocean Publishers, 1997
Kiphard E. J.: Bewegungs- und Koordinationsschwaechen im Grundschulalter, Hofmann 1982
Idem: Motopaedagogik Band 1, Verlag modernes Lernen, 1979
idem: Mototherapie 1 und 2, Verlag Modernes Lernen 1983
Leuner H: Lehrbuch Katathym imaginative Psychotherapie, Huber 2012
Meinel K.: Bewegungslehre, Volk und Wissen 1977
Thie J.F. Thie M.: Touch for Health, the complete edition, 2005
Wilson F.R.: The Hand, how its use shapes the brain, language and Human culture, Vintage Books, 1999

 

 

 

L’apprendimento ha bisogno di competenze fisiche: il ruolo dell’insegnamento basato sul movimento

di Paul Dennison  Moving to Learn, The Physical Skills of Learning pubblicato a Novembre 2013 su Hearts at Play 

traduzione Sigrid Loos

dreamstime_m_15847073L’apprendimento viene definito come l’acquisizione di conoscenze o competenze mediante l’esperienza, la pratica o lo studio. L’apprendimento dipende non solo dalla capacità di immagazzinare nuove informazioni, ma anche dal poterle trasferire efficacemente da un’ area tematica (come lo spelling) a un’altra (come la lettura) e addirittura verso un’area completamente nuova (per esempio quella della scrittura creativa), capacità, questa, che dipende dalle competenze motorie. Solo recentemente però gli insegnanti stanno riconoscendo il movimento come mezzo di apprendimento efficace. I programmi scolastici hanno dato troppa importanza alla conoscenza nozionistica, che si focalizza principalmente sull’assunzione di informazioni come apprendimento in sé. Senza una conoscenza procedurale – l’apprendimento basato sul movimento – gli studenti sono incapaci di applicare le loro conoscenze a situazioni nuove.

Spesso  I programmi scolastici sono stati e continuano ad essere separati dall’educazione fisica. Un compito fondamentale  dell’insegnamento competente è far comunicare  e creare armonia tra la mente e il corpo – tra le nozioni e la conoscenza procedurale. Gli studenti accedono alle nozioni attraverso le parole…  leggendo, pensando e conversando.  Tuttavia è la conoscenza procedurale che ci dà le mappe fisiche per praticare, sperimentare e portare il nuovo apprendimento nei nostri muscoli e nei nostri schemi motori.

Nell’Edu-K , poniamo l’accento sull’ apprendimento procedurale e iniziamo dal fisico. Usiamo attività fisiche semplici come contesto primario per l’acquisizione delle nuove esperienze, così come mezzo per trasferire il nuovo apprendimento. Si tratta di movimenti intenzionali, da fare per circa 30 secondi, e non solo di semplici esercizi o movimenti casuali. La maggior parte di queste attività si possono eseguire  a sedere o in piedi accanto al banco. Quando i bambini hanno imparato i movimenti possono usarli da soli quando ne sentono il bisogno. Per esempio possiamo fare il Cappello pensatore (una delle attività di Brain Gym® ) srotolando le orecchie dall’alto verso il basso per tre volte per sviluppare la competenza uditiva legata alla capacità di distinguere le singole lettere (lo spelling). Quando entrambe le orecchie sono aperte la differenza fra il suono della parola penna e quello della parola pinna  sarà più evidente. Possiamo poi usare di nuovo il Cappello pensatore per aiutare gli studenti a utilizzare questa competenza di discriminazione uditiva per meglio apprezzare I suoni della loro lingua quando leggono. Avere entrambe le orecchie aperte permette di avere un maggior senso del flusso poetico delle parole insieme al loro significato. E ancora, questo tipo di apprendimento può espandersi ulteriormente permettendo agli studenti di ascoltare i loro pensieri quando scrivono in modo creativo. In altre parole, l’apprendimento basato sul movimento usa le funzioni fisiche come via per attrarre l’attenzione degli studenti sui loro sensi e su come questi agiscono nel processo di apprendimento.

Il pedagogista Jean Piaget ha descritto la struttura cognitiva dell’allievo come un processo che inizia con operazioni concrete, per poi procedere alla creazione di immagini e concludersi con le astrazioni. Nell’Edu-K, abbiamo visto che lo sviluppo da parte dello studente di una mappatura interiore del corpo, fornisce l’esperienza concreta fondamentale per un accesso agevole alle proprie funzioni. Questa mappa interiore comprende il feedback dai propriocettori -le “cellule cerebrali” presenti nei muscoli-, una consapevolezza della relazione tra le articolazioni e le ossa, una consapevolezza interiore dell’equilibrio e della direzionalità e una capacità di osservare dall’esterno queste funzioni. Lo studente si chiede in un modo precognitivo: “ Dove mi trovo nello spazio? Dove si trova un oggetto in relazione all’altro?” La risposta a queste domande arriva solo attraverso il movimento. Le risposte spianano la strada all’esplorazione del “Che cosa sono questi divertsi elementi del mondo intorno a me?” E chi sono io nel mondo?”

John Ratey, professore clinico di psichiatria alla Harward Medical School, nel suo libro  A User’s Guide to the Brain ci dice che  “. .la funzione motoria del cervello ha molto più effetto che il solo movimento fisico. E’ essenziale per tutte le altre funzioni del cervello  – percezione,  attenzione, emozione – e così influenza anche i processi cognitivi superiori di memoria, pensiero e apprendimento.”

Attraverso il movimento lo studente scopre come osservare, coltivare e apprezzare i suoi schemi senso-motori anziché ignorarli, astraendo il suo apprendimento esperienziale in immagini e parole. Lo studente comincia ad avviare e a integrare il suo apprendimento auto-diretto, sviluppando competenze di feedback, previsione e auto-controllo. L’integrazione delle nozioni con la conoscenza procedurale porta a sapere come imparare.

**Ratey, John J. A User’s Guide to the Brain: Perception, Attention, and the Four Theaters of the Brain. New York: Vintage 2002, p.175.

***Per ulterior informazioni sul Cappello pensatore e le altre attività di Brain Gym vedi, la versione italaina di Brain Gym®: impara a muoverti muoviti per imparare di  Paul and Gail Dennison, edito da Edizioni Tigulliana, Santa Margherita Ligure 2014.

Questo approccio all’apprendimento basato sul movimento cosi come le 26 attività di Brain Gym® vengono insegnati nel corso Brain Gym® 101:Riequilibrio nella vita quotidiana e in altri corsi del programma della Kinesiologia educativa (Edu-K).

La foto è di © Goldenkb | Dreamstime.com, in concessione a Paul Dennison.

© 2013 di Paul Dennison. Tutti i Diritti sono riservati. Traduzione italiana: Sigrid Loos per gentile concessione dell’autore.

Brain Gym® è un marchio registrato della Educational Kinesiology Foundation/Brain Gym International. Per trovare un istruttore nella vostra zona di residenza clicca qui.

LA LETTURA E’ UN MIRACOLO di Paul Dennison

questo articolo, tradotto da Cinzia Campana, Consulente Edu-K, fu pubblicato nel blog http://heartsatplay.com/blog/blog-home/ di Paul e Gail Dennison. Ringrazio l’autore per il gentile permesso della traduzione e ripubblicazione

Paul-outdoors-head-280x300Nei miei 45 anni come insegnante di lettura  non mi sono mai  seduto accanto a un bambino e l’ho ascoltato decodificare i simboli o sondare parole. E questo perché, secondo me, ciò renderebbe  il codice più importante della  lingua che esso rappresenta.

Nei  miei centri di apprendimento i bambini erano sempre occupati a fare libri, raccontando storie che io annotavo per loro e per le quali  poi disegnavano immagini. A volte volevano ascoltare la lettura di questi libri, o di altri testi descrittivi e poetici, che io leggevo loro ad alta voce. Oppure potevano imparare a scrivere in corsivo, mentre annotavano  le proprie storie di vita per sè stessi. Questi bambini esercitavano attivamente le loro abilità visive, uditive, motorie e tattili e creavano vie per integrarle nel  proprio funzionamento.

Una grande parte di ciò che ci rende umani è il nostro desiderio di raccontare storie e comunque di esprimere noi stessi. Il linguaggio non  è un qualcosa da smontare, ma  serve per mettere insieme, è qualcosa con cui creiamo collegamenti con il nostro mondo. Attraverso la lunga storia del nostro pianeta ,i nostri antenati disegnarono  immagini che in seguito divennero  un alfabeto , al fine di registrare, ricordare e comunicare le loro esperienze. La lettura è il miracolo che deriva  da questi segni e simboli. I codici  sono stati creati e concordati per poter in seguito essere decodificati da altri, con lo scopo di tramandare la cultura di generazione in  generazione. Ogni bambino che impara a leggere e a scrivere ricrea questo miracolo.

Eppure l’umanità presume  da tempo  che la capacità di lettura sia intrinseca a tutti i bambini. Ci dimentichiamo che la lettura non è una funzione naturale con cui siamo nati, ma che deve essere appresa. Un bambino identificato come dislessico, cioè con una difficoltà percepita nell’imparare a leggere, non ha un problema medico, semplicemente non ha ancora sperimentato la relazione che ha il linguaggio con i propri disegni o segni sulla carta. Non ha ancora scoperto come inventare la sua personale  lettura e creare così il suo personale miracolo.

La lettura, la decodifica e la codifica neurale di simboli alfabetici scritti per il loro significato, è una invenzione umana che riflette come il cervello si riorganizza al fine di elaborare la parola scritta. “Gli esseri umani non sono mai nati per leggere “, scrive Maryanne Wolf, una neuroscienziata cognitiva della Tufts University ed esperta dello sviluppo del bambino, nel suo straordinario libro  “Proust e il Calamaro: la storia e la scienza  del cervello che legge “, che va a spiegare come si sia evoluta la lettura nel corso dei millenni, dalla decodifica dei  disegni rupestri, ai simboli che divennero un codice alfabetico, alle forme complesse delle frasi che leggiamo oggi.
La Wolf  comprende la lettura  come  facciamo noi in  Edu –K, come la creazione e la padronanza di un codice simbolico lessicale che rappresenta l’esperienza per il successivo ricordo o re- immaginazione. La lettura, un’abilità totalmente creata dall’uomo che ha contribuito a creare il cervello umano di oggi, comporta molto più che concentrarsi su un input  lineare, una parola o un fonema alla volta. La Wolf  suggerisce che “l’evoluzione della scrittura e lo sviluppo del cervello che legge ci danno una lente  notevole su noi stessi come specie, come  creatori di molte culture linguistiche orali e scritte e come singoli studenti con diverse e crescenti forme di intelligenza.”
Il cervello non ha né un centro né un’area  deputata alla funzione della lettura come invece ha  per  le funzioni di vedere, ascoltare, muovere e toccare. Il miracolo della lettura richiede l’interconnessione di molte aree neurali separate e specifiche. Attraverso un’esplorazione attenta dei simboli, ogni bambino  insegna a sé stesso come il suo cervello crea  automaticamente  queste connessioni.
Non tutti i bambini imparano nello stesso modo ed imparare a leggere sembra più facile per alcuni che per altri, proprio come i metodi per insegnare la lettura lavorano meglio con alcuni studenti  piuttosto che con  altri.



?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Xavier, 8 anni e in terza elementare, appariva brillante e curioso,
ma non
stava al passo con i suoi compagni di classe a scuola. Quando i suoi genitori lo portarono per farlo valutare privatamente, come livello in lettura, scrittura e ortografia sembrava essere più di un anno indietro. Dietro suggerimento hanno portato Xavier da me. Leggendo per me nel mio studio, dal suo libro scolastico di lettura, indicava una parola alla volta e la sondava, scandendo ogni sillaba attentamente come il suo insegnante gli aveva ordinato di fare. Quando gli è stato chiesto di ricordare e di raccontare ciò che aveva letto, era in grado di rammentare solo una o due parole isolate.

Durante la sua sessione Xavier ha scelto da un poster a parete le attività di Brain Gym® che voleva fare. Insieme abbiamo fatto il Cross Crawl, l’otto dell’infinito, la pompa del polpaccio, la flessione del piede,  l’attivazione del braccio  e l’aquila. Nel corso del processo, io ed i suoi genitori lo abbiamo visto passare da una postura passiva ad un modo più attivo di sostenere il suo corpo  e di parlare.
Per aiutarlo a  rendere la lettura più espressiva, ho invitato Xavier a fare amicizia con 15 delle sue parole preferite. Io ed i suoi genitori abbiamo condiviso la sua eccitazione mentre pensava le parole ed io le scrivevo per lui su delle schede: elefante, popcorn, aereo, zebra, e così via. Xavier ha accettato di tracciare ogni giorno le lettere di ciascuna parola con le dita, mentre avrebbe detto la parola ad alta voce e pensato al suo significato. Quel giorno, quando ci siamo salutati,  già riconosceva  le parole elefante e zebra a colpo d’occhio.

Dopo due settimane che tracciava le sue parole e faceva le attività di  Brain Gym® con i suoi genitori, Xavier è tornato nel mio studio pronto a leggere nuovamente per me . Ho potuto vedere, dal modo in cui si era seduto e teneva il suo libro, che ora stava sperimentando un miglior senso dell’equilibrio. Adesso era in grado di muovere gli occhi per seguire orizzontalmente attraverso il suo  campo visivo mediano, senza  un eccessivo movimento della testa. Stava leggendo in modo fluido, nello stesso modo in cui parlava, piuttosto che concentrarsi sui fonemi separati, senza sforzo e con entusiasmo e piena comprensione: questa è la mia definizione di comprensione della lettura. Abbiamo festeggiato un miracolo, mentre Xavier era ora in grado di riferire quello che aveva  letto con le sue parole. In che modo, i suoi genitori si chiedevano,  pochi semplici movimenti ed attività hanno potuto aiutare Xavier a  leggere in modo molto più efficace? Poiché apprendimento significa aggiungere il nuovo al vecchio, il flusso naturale dell’ imparare a leggere inizia con il riconoscimento di ciò che già sappiamo. Richiede  contemporaneamente il possesso ciò che è già familiare/appreso (memorizzato come un codice verbale)  ed il mettere in relazione la nuova informazione, in entrata, con quell’esperienza cui essa è associata.   La lettura è prima di tutto un flusso di linguaggio comunicativo. Le abilità visive, come puntare gli occhi su ogni parola, sono, anche se importanti, secondarie rispetto al processo mentale della lettura e devono essere  automatiche e senza stress, cosicchè i processi uditivo- linguistici  possano procedere senza inibizione. Il discorso espressivo deve sempre guidare,non seguire,  l’analisi visiva del codice.

La lettura efficace del codice come significato  richiede, proprio come è avvenuto per i nostri antenati, l’integrazione delle aree del cervello per l’abilità uditiva (dirlo), visiva (vederlo), cinestesica (scriverlo) e tattile (sentirlo), così come la capacità di interpretare le informazioni ricevute come significative mettendo in relazione la nuova esperienza con esperienze precedenti.
Quando gli studenti come Xavier sembrano dislessici,in quanto analizzano una progressione lineare  di    suoni sconnessi  di una parola o di una sillaba alla volta, e non sono ancora in grado di riconoscere immediatamente quei simboli all’interno di un contesto linguistico espressivo,essi sono persi  nei dettagli del decifrare il codice e non stanno nemmeno ad ascoltare il contenuto. Nel mio lavoro con i bambini diagnosticati come dislessici sottolineo che la lettura (e, di fatto, tutte le abilità nelle arti linguistiche, tra cui  scrittura e ortografia) viene sperimentata nel campo visivo mediano , dove è possibile accedere contemporaneamente  agli emisferi cerebrali destro e sinistro, sia per l’immediato riconoscimento del nuovo  che per la successiva, quasi simultanea, rottura neurale del codice per renderlo in un  linguaggio familiare.

Il miracolo della lettura richiede un riconoscimento immediato della  nuova informazione in un contesto significativo, seguito da una conferma dei simboli o del codice, non il contrario come di solito viene  insegnato. Così il flusso naturale dell’ apprendimento richiede una percezione nuova all’interno del contesto di  un’esperienza  precedente. Impariamo i simboli così bene che quasi mai li notiamo.
Come affermato dallo psichiatra e scrittore Iain McGilchrist nel suo libro The Master and His Emissary: The Divided Brain and the Making of the Western World la prima percezione  di qualsiasi cosa avviene attraverso l’emisfero destro finché essa rimane nuova . . . presto viene presa in carico dall’emisfero sinistro dove essa diventa familiare. La conoscenza del tutto è . . . seguita dalla conoscenza delle parti “.

I Already Know How to Read: A Child’s View of LiteracyPrisca Martens, 1996, Heinemann. Questo piccolo prezioso libro offre spunti della  Martens, come professoressa di educazione linguistica ,circa i suoi  tre anni di osservazione sull’esplorazione autodidatta di sua figlia Sarah della  lettura e della scrittura, nel periodo dai due ai cinque anni. Questo punto di vista può aiutarci a riconoscere i modi in cui i bambini (nel nostro mondo moderno, circondato da mezzi di comunicazione scritta) sono naturalmente alfabetizzati  e come essi  “inventerebbero” la scrittura e la lettura da soli, se gliene venisse  data l’opportunità. Campioni informativi di lettura e scrittura  presentano Sarah come una ricercatrice naturale che costruisce attivamente simboli.
Proust e il Calamaro: La storia e la scienza del cervello che legge, Maryanne Wolfe, © 2012 , Edizioni Vita e Pensiero.
The Master and His Emissary: The Divided Brain and the Making of the Western World,
© Iain McGilchrist, 2012, Yale University Press.
Crediti fotografici : ID 16450697 e 17770996 © Yuri Arcurs | Dreamstime.co
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Brain Gym ® è un marchio registrato di Brain Gym® International / Educational Kinesiology Foundation .

Giochi cooperativi e movimenti di Brain Gym per riequilibrare l’energia in un gruppo

Presentazione al convengno internazionale di Brain Gym International, Fort Collins, Colorado 2012

Autrici: Isabel Compan (Spagna e Sigrid Loos (Italia)

“L’uomo gioca solo quando è nel pieno significato uomo ed è completamente uomo quando gioca”

–          Friedrich Schiller

P1040500Giocare è un’ attività comune a tutti i mammiferi di sangue caldo  e all’uomo. Durante il gioco il bambino (e l’adulto) affronta delle sfide e affina le proprie capacità fisiche e cognitive creando un rapporto con l’ambiente circostante e sviluppando schemi motori e la consapevolezza sensoriale.  Per il bambino piccolo, giocare significa innanzitutto  esplorare ed imitare. Per i bambini più grandi  è un mezzo di socializzazione per confrontarsi, sbagliare e affrontare le sfide.

Purtroppo negli ultimo 20 anni possiamo osservare  che i giochi strutturati in modo semplice stanno scomparendo dall’esperienza infantile. O meglio, l’interazione giocosa di movimento a cui ci riferiamo,  si è spostata ad un livello bi-dimensionale, dove i bambini interagiscono con computer, game-boys e cellulari anziché agire nel mondo tri-dimensionale.  I vecchi giochi orientati al movimento, che noi abbiamo giocato nelle strade e nei cortili, sembrano essere una specie in via d’estinzione. I risultati si vedono nelle nostre scuole dove sempre più bambini vengono etichettati come iperattivi, mancano di concentrazione e hanno difficoltà di apprendimento.

I bambini possono imparare tanto dai giochi strutturati (e non intendiamo qui le attività sportive). Pensando alla nostra infanzia ci sono tanti giochi che possono essere analizzati sotto l’aspetto tri-dimensionale dell’apprendimento: giocando alla campana, abbiamo imparato a coordinare la nostra vista e il nostro corpo, a rispettare il nostro turno.  Nei giochi come “uno due tre stella”, “le belle statuine” o “Regina reginella” (ce ne sono tante varianti di questo gioco nelle varie parti del mondo) abbiamo imparato l’auto-controllo, l’organizzazione, l’attenzione e il rispetto delle regole. E nella discussione delle regole abbiamo imparato a risolvere i nostri conflitti.

Come educatori dovremmo chiederci “quale esperienza giocosa vogliamo offrire ai nostri bambini?”

Nelle nostre scuole occidentali con un’alta percentuale di bambini migranti con competenze linguistiche scarse della lingua ospitante (ciò vale soprattutto per i nuovi arrivati) i giochi possono essere un mezzo potente per imparare l’accettazione, il rispetto, l’integrazione ed altre competenze sociali, oltre ad essere un linguaggio comune in tutte le culture. Bambini ed adulti possono imparare attraverso il gioco ad integrare le proprie emozioni e ciò può riflettersi positivamente su tutte le aree curricolari.

Quando parliamo di giochi, ci riferiamo strettamente a tutte le attività senso-motorie che coinvolgono l’intero sistema corpo-mente.

PERCHÉ GIOCARE IN MODO COOPERATIVO?

Nei miei 30 anni di esperienza formativa con gruppi di tutte le età, ho potuto osservare un comportamento comune. Un gruppo di estranei che si incontrano per la prima volta, si comportano spesso in modo riservato e ritirato, implicito nel nostro modo di affrontare le situazioni nuove. Il nostro istinto di sopravvivenza ci mette in allerta “cosa posso aspettarmi da questa esperienza”? “cosa penseranno gli altri di me”? I bambini tendono a ‘congelare’ o diventare iperattivi in tali situazioni.

Per creare un’ atmosfera che mi permette di rompere l’atteggiamento di difesa/congelamento devo proporre delle attività, che creano sicurezza (fisica e mentale) e che permettono di interagire e di conoscersi, iniziando ad un livello “basso” per creare un atmosfera di familiarità su cui posso costruire poi altre attività orientate al movimento e al gioco per favorire il nuovo apprendimento.

Il movimento può aiutarci ad uscire da uno stato di blocco o congelamento per entrare nel flusso dell’apprendimento

A questo proposito abbiamo 2 magnifici strumenti a disposizione per creare un clima positivo nei nostri gruppi di tutte le età: i movimenti di Brain Gym® e i giochi cooperativi (giochi senza perdenti).

La cooperazione è direttamente correlata alla comunicazione, coesione, fiducia e allo sviluppo delle competenze sociali positive. Attraverso le attività cooperative i bambini imparano a condividere, a mostrare empatia verso le emozioni degli altri e a collaborare insieme come un team – dove ogni giocatore è una parte necessaria di questo team fornendo il proprio contributo – e nessuno viene lasciato fuori, aspettando il proprio turno per poter giocare. Il fatto che i bambini lavorano insieme per un fine comune anziché contro gli altri, trasforma le risposte distruttive immediatamente in quelle costruttive: i giocatori si sentono una parte utile del gioco, e così si sentono più coinvolti. Il risultato è un senso di esito positivo anziché di rinuncia. Lo scopo dei giochi cooperativi è di rinforzare l’autostima, la fiducia in sé stessi  e di sentirsi accettati dal gruppo . Ed innanzitutto di divertirsi!

Nella Kinesiologia Educativa ci riferiamo alle tre dimensioni nell’apprendimento e nel movimento, e questi strumenti meravigliosi possono essere applicati a molti giochi.

Qui citiamo alcuni esempi:

LA DIMENSIONE DELLA FOCALIZZAZIONE

Parole chiavi: attraversare la linea mediana di partecipazione, anteriore-posteriore, Pinguini, Focus, comprensione

dimensione della focalizzazioneIl cervello rettile è fatto solo di 5% del cervello e comprende  alcune funzioni fondamentali, che garantiscono non solo la nostra sopravvivenza attraverso il meccanismo attacco/fuga o congelamento, ma anche tutte le funzioni automatiche che ci servono per essere attivi nella vita quotidiana.  La nostra integrazione sensoriale, la propriocezione, i  schemi motori e l’integrazione dei nostri riflessi primitivi si trovano nel cervello rettile. Esso è anche responsabile per l’attenzione focale e sostenuta, la concentrazione e la comprensione e la memoria, tutti necessari per l’apprendimento.

 

La dimensione della focalizzazione corrisponde al cervello di sopravvivenza. La focalizzazione è’ collegata con i sensi e i riflessi; è il primo passo per integrare i riferimenti del cervello nel nostro ambiente interno ed esterno. La consapevolezza del nostro corpo e l’uso specifico dei nostri sensi nei diversi giochi possono aiutarci a migliorare il nostro sviluppo. Quando giochiamo con ognuno dei nostri sensi e  delle nostre reazioni possiamo migliorare il nostro apprendimento ad ogni livello.

In seguito descriviamo alcune attività giocose per la dimensione della focalizzazione

PALLA GIOCOLIERA

Competenze richieste o rinforzate: attenzione focale e sostenuta, lanciare e afferrare una palla con precisione; memorizzare i nomi dei partecipanti

Numero dei giocatori: 5-15

Età: 8 anni in su

Materiale: tre palle morbide di colore diverso o di grandezza diversa.

Svolgimento:  tutti sono in cerchio. L’animatore lancia la palla ad  una persona opposta a lui, che la lancia a sua volta ad una terza persona ecc. finché tutti hanno avuto la palla solo una volta. Tutti devono memorizzare da chi hanno ricevuto la palla e a chi l’hanno lanciata. A questo punto l’animatore fa partire una seconda palla e una terza in modo che si crea una giocoleria di gruppo.

IL FAZZOLETTO BOLIVIANO

Competenze richieste o rinforzate: reazione veloce, attenzione sostenuta, astuzia

Numero dei giocatori: minimo 13,  meglio di più

Età: 7 anni in su

Materiale: un fazzoletto o un altro piccolo oggetto

Svolgimento: . I giocatori si siedono per terra, ognuno marcando il proprio posto con un segnaposto, con la faccia rivolta al centro formando così una croce. Una persona viene scelta come corridore e tiene un fazzoletto in mano. Il corridore fa un giro intorno alla croce, toccando l’ultimo giocatore di ogni riga. Quando ha compiuto un giro, lascia cadere il fazzoletto dietro la schiena dell’ultimo giocatore di una riga a sua scelta. A questo punto tutti i giocatori di questa riga (quindi un quarto dei giocatori) devono velocemente alzarsi in piedi e inseguire il corridore. Se riesce a compiere un giro del cerchio senza farsi prendere può accaparrarsi un posto libero nella riga, e uno degli inseguitori rimarrà fuori e farà il nuovo corridore nel giro successivo. Se viene preso, continua a girare intorno alla croce.

ATTENTI AL LUPO!

Competenze richieste o rinforzate: astuzia, cooperazione, orientamento spaziale, attenzione focale e sostenuta

Numero dei giocatori: 10 – 30

Età: 8 anni in su
Material: mollette per la metà del gruppo
Svolgimento:  la metà del gruppo ha delle mollette attaccate alla schiena l’altra metà è senza. Il lupo si aggira tra le pecore per rubarne una molletta. La pecora in pericolo può essere salvata da un’altra pecora senza mollette che gli prende la molletta e se la attacca a sé. Quando il lupo ha preso una molletta cambia ruolo con la pecora.

GATTO,  TOPO E FORMAGGIO SVIZZERO
Competenze richieste o rinforzate: allerta, attenzione sostenuta e focale, pronta reazione flessibilità, veloce cambio dei ruoli
Numero dei giocatori: almeno 10 (numero pari)
Età:  
8 anni in su
Materiale: nessuno
Svolgimento: I giocatori sono a coppie disposti in cerchio con un interspazio tra ogni coppia. Si sceglie un gatto e un topo. Il gatto insegue il topo intorno al cerchio. Quando lo prende, si invertono i ruoli. Quando il topo è stanco, si aggancia ad una coppia, e il terzo deve uscire e fare il gatto, e quindi l’ex-gatto diventa topo. Il gioco vive dal velocissimo scambio dei ruoli.

LA DIMENSIONE DELLA CENTRATURA

Parole-chiave: attraversare la linea mediana della stabilizzazione, superiore-inferiore, il nuotatore, emozioni, organizzazione.

 

dimensione centraturaIl cervello mediano limbico comprende 15% del nostro cervello intero ed è responsabile per la coordinazione della parte superiore e inferiore del corpo, per il nostro equilibrio emozionale nelle interazioni sociali, la nostra capacità di organizzare le cose intorno a noi e al nostro interno. Quando siamo centrati, siamo motivati e abbiamo un buon accesso alla nostra memoria sensoriale, e siamo capaci di organizzare, pianificare e delegare, e i nostri pensieri sono collegati con le nostre emozioni. Abbiamo un equilibrio statico e dinamico buono, siamo in grado di creare ordine, di allineare  le cose in sequenza e di interagire con gli altri in modo giocoso e cooperativo. Sappiamo chi siamo e a che luogo apparteniamo. La dimensione della centratura corrisponde all’autostima, responsabilità e motivazione.

PALLONCINI IN ARIA, A STAFFETTA, A TRENINO

Competenze richieste o rinforzate: coordinazione, organizzazione, cooperazione, interazione, controllo motorio
Numero dei giocatori6-50 (numero pari)
Età: 6 in su
Materiale
: palloncini di diversi colori, uno per ogni giocatore, musica vivace.
Svolgimento: tutti giocano liberamente con i palloncini cercando di tenerli OLYMPUS DIGITAL CAMERAsempre in aria. Poi il gruppo si siede in cerchio e fa passare diversi palloncini sulle mani, sui piedi, sulle braccia in cerchio, senza farli cadere. Quando i palloncini cadano per terra sono fuori gioco.
STAFFETTA: si formano coppie, ogni coppia tiene un palloncino tra sé usando varie parti del corpo tranne le mani. Le coppie ballano così al suono della musica e si scambiano ogni tanto i palloncini, senza usare le mani.
TRENINO: il gruppo si dispone in fila indiana, ognuno con un palloncino davanti a sé. Il trenino si muove lentamente attraverso la sala al ritmo della musica. Chi perde il palloncino si mette in testa al treno.

CAMMINATA COOPERATIVA DI GRUPPO
Competenze richieste o rinforzate: organizzazione, cooperazione, coordinazione
Numero dei giocatori:  5-10 su una riga
Età:
8 anni in su
Materiale: nessuno
Svolgimento:  i giocatori si dispongono su una riga stando spalla a spalla, in modo che il piede sinistro tocchi il piede destro del suo vicino di sinistra. In questo modo, il gruppo cerca di muoversi come un’unità. Riuscirà il gruppo a raggiungere il lato opposto del campo di gioco senza mai staccare i piedi da quelli dei vicini? Sembra  facile, ma non lo è affatto!

DAMMI LA MANO E TI DIRO’ CHI SEI
Competenze richieste o rinforzate: tocco, memoria tattile
Numero dei giocatori: minimo 10 (numero pari)
Età: 6 anni in su
Materiale
: nessuno
Svolgimento: Le coppie si dispongono di fronte su due righe. Ognuno tocca le mani del proprio partner memorizzandone le caratteristiche. Ogni giocatore di una riga chiude gli occhi e mette le mani davanti a sé.  I giocatori dell’altra riga, senza parlare, si mescolano e mettono le mani in quelle dei “ciechi”. Chi crede di aver riconosciuto il proprio compagno, chiede: “Sei tu?…” Il compagno muto risponde con una stretta di mano, se lo è se no, si ritira. Quando tutti si sono riconosciuti, si invertono i ruoli.

GRANDE ORECCHIO MI SENTI?
Competenze richieste o rinforzate: discernimento delle voci, memoria uditiva, orientamento spaziale
Numero dei giocatori: minimo 10
Età: 5 anni in su
Materiale
: nessuno
Svolgimento: Tutti sono allineati su una riga ad un lato del campo di gioco. Dall’altra parte sta un volontario con le spalle rivolte al gruppo. Uno dei giocatori in riga dice: ”grande orecchio mi senti?”. Il grande orecchio si gira e deve indovinare chi lo ha chiamato. Ha a sua disposizione tre tentativi,  poi scambia il posto con la persona che lo ha chiamato.

LA DIMENSIONE DELLA LATERALITÀ

Parole-chiave: attraversare la linea mediana per l’elaborazione, I robot, sinistra-destra, dondolio, comunicazione

 

dimensione lateralitàLa neo-corteccia è la parte che si è sviluppata più recentemente e comprende l’80% del cervello. Essa tratta l’integrazione destra-sinistra, la coordinazione degli occhi, delle orecchie, delle mani e dei piedi ed elabora il linguaggio. Tutte queste competenze sono necessarie per poter lavorare nel campo mediano quando leggiamo e scriviamo, pensiamo e comunichiamo. Nell’apprendimento elaboriamo le nuove informazioni attraverso l’osservazione, la comprensione concettuale, la pianificazione, il ragionamento logico e la questione fondamentale è: “Che cos’è?”

LE COSE IN COMUNE
Competenze richieste o rinforzate: osservazione, discernimento delle categorie, riconoscimento delle similitudini
Numero dei giocatori:
minimo 10
Età:
8 anni in su
Materiale
: nessuno
Svolgimento: un volontario sceglie un criterio secondo il quale creare dei sottogruppi senza comunicarlo ad alta voce agli altri. I gruppi devono indovinare che cosa hanno in comune.

IL BALLO DEL LABADU
Competenze richieste o rinforzate: lateralità, consapevolezza e conoscenza delle diverse parti del corpo
Numero dei partecipanti: almeno 10
Età:  3 anni in su
Materiale
: nessuno
Svolgimento: il gruppo in cerchio si tiene per mano e canta: “Balliamoci il labadù, labadù, labadù, balliamoci il labadù, laba, labadù” camminando prima verso destra, poi verso sinistra e finisce con un ù! L’animatore dopo ogni giro chiede: “sapete ballare il labadù?” il gruppo risponde  di sì; poi chiede di nuovo: “con le mani sulla testa dei vicini?” e il gruppo dice di no. Si fa il giro in questo modo. Si continua sempre con il gioco delle domande-risposte scendendo con le mani dalla testa lungo il corpo fino alle caviglie.

QUESTO È IL MIO NASO
Competenze richieste o rinforzate: lateralità, concentrazione, ascolto, osservazione, consapevolezza, attenzione
Numero dei giocatori:
2-30
Età:
5 anni in su
Materiale
: nessuno
Svolgimento: Tutti sono seduti in cerchio. L’animatore inizia il gioco dicendo alla persona alla sua destra:”questo è il mio naso”, mentre tocca la sua bocca. La persona al suo fianco si tocca la bocca e dice all’altra  “questo è il mio ginocchio sinistro” e così via finché tutti hanno si sono espressi.

IL GIOCO DELLE PAROLE-CHIAVE
Competenze richieste o rinforzate: Cooperazione, creatività, pensiero logico, condivisione.
Numero dei partecipanti: 10 e più
Età: 8 anni in su
Materiale
: carta e penna
Svolgimento: ogni partecipante scrive una parola- chiave legata ad un tema prescelto su un foglio di carta.
I foglietti piegati vengono raccolti e ridistribuiti tra tutti. In questo modo ogni partecipante avrà una parola diversa da quella che ha scritto. Tutti si dividono in piccoli gruppi e ogni gruppo, confrontandosi sulle parole-chiave deve formulare un breve testo che rispecchia l’opinione del gruppo rispetto al tema prescelto. I testi vengono letti ad alta voce da ogni gruppo alla fine.

Quando riusciamo a combinare i giochi cooperativi con i movimenti di Brain Gym per riequilibrarci possiamo rinforzare un’ interazione giocosa basata sul rispetto reciproco e sulla cooperazione nei nostri gruppi di tutte le età.

Siamo convinti che i giochi siano un modo naturale per integrare tutti i livelli del cervello e le funzioni fisiche, emozionali e comunicative dell’apprendimento, creando un’atmosfera rilassante e piacevole tra i giocatori. Come esseri umani siamo degli esploratori innati, ci piace la complicità e le sfide e il piacere del giocare può riportare questi aspetti anche a noi adulti. In questo modo, possiamo vivere la nostra vita in modo più rilassato e giocoso. Provateci!


ESPERIENZA DI FORMAZIONE IN MALAWI

Nel tardo 2010 ho ricevuto una e-mail da un’educatrice italiana, che mi chiedeva aiuto per una formazione, su base volontaria per educatori e bibliotecari del Cecilia Youth Centre in Malawi.

Da un po’ di tempo pensavo ad un’esperienza simile e, finalmente, la mia chance sembrava arrivata.

INFORMAZIONI UTILI SUL MALAWI

Il Malawi è uno dei sei paesi più poveri al mondo. L’aspettativa di vita è di 41 anni e il tasso di mortalità infantile è altissimo. La percentuale di malati di Aids è tra le più elevate al mondo, è presente una delle forme più maligne di malaria, oltre che alle comuni patologie come la febbre tifoide, la meningite e l’epatite A, il colera.

L’economia si basa soprattutto sull’agricoltura (tè nel nord; tabacco, cotone, canna di zucchero, riso e sorgo nel centro e sud del Malawi).

La farina di mais è utilizzata per cucinare la polenta che rappresenta il piatto principale, insieme ai fagioli.

In Malawi l’educazione primaria non è obbligatoria, anche se la Costituzione richiede che almeno tutti abbiamo frequentato cinque anni di scuola. Le scuole del governo ospitano da 100 a 200 alunni per classe.

Non esistono scuole materne statali, sono gestite esclusivamente da ONG e missionari.

Non è prevista neanche una formazione specifica per le insegnanti della scuola primaria, che solitamente hanno conseguito solo il diploma di maturità.

I Padri Monfortani che mi hanno ospitato, gestiscono diverse missioni; io ho alloggiato a Balaka, a sud del lago Malawi, dove si trova la comunità più grande. Qui sono state realizzate molte opere: oltre al Cecilia Youth Center, una clinica ospedaliera, un’azienda alimentare che produce marmellate e formaggi, la cooperativa Chifundo che produce oggetti di artigianato locale e farmaci tradizionali, la Casa a Metà Strada (casa alloggio per ex prigionieri che ricevono una formazione di base), un Centro di formazione per donne gestito dall’organizzazione delle donne cattoliche, la casa editrice Montfortmedia con tipografia annessa,  Luntha TV che trasmette in quasi tutto il Malawi, diverse scuole materne ed elementari e la Cooperativa Andiamo che sostiene una  scuola e un centro professionale.

CECILIA YOUTH CENTRE

Il Cecilia Youth Centre (C.Y.C.) è un centro diurno, progetto dei padri missionari Montfortani, nato circa sei anni fa, grazie al contributo di una coppia di Bergamo che aveva subito la grave perdita della figlia Cecilia in seguito ad una meningite non diagnosticata. Come risposta per elaborare il loro lutto hanno deciso di dedicare un po’denaro e tanto tempo a bambini bisognosi di loro, che avevano perso uno o entrambi i genitori e che avevano bisogno di sostegno educativo.

Il C.Y.C è ora gestito da quattro educatori a tempo pieno e due bibliotecari, responsabili della biblioteca, aperta tutto il giorno, frequentata soprattutto da studenti della scuola secondaria che hanno bisogno di un posto tranquillo per studiare e i libri di testo che non trovano a scuola.

Dal momento che la maggior parte delle scuole funzionano su turni, uno al mattino e l’altro al pomeriggio, tutti gli studenti possono fruire del servizio.

Il centro giovanile accoglie bambini dai tre ai venti anni che provengono dai villaggi circostanti, i più grandi portano i fratelli più piccoli a volte anche sulla schiena.

Le attività sono pomeridiane (il sabato dalle 8.30 alle 17.00); durante i mesi di vacanza il centro è aperto anche alla mattina e organizza attività per l’intera giornata. Le proposte creative si alternano a momenti di narrazione, giochi di ruolo, ad attività espressive come le danze tradizionali e giochi di movimento, a sport per adolescenti (tennis, pallavolo, basket, calcio) e  lavoro donato alle persone bisognose nel vicinato, il lavoro della Carità.

L’educazione alla salute è una delle tematiche principali, trasversali a tutte le attività così come l’educazione ambientale e al rispetto al diverso. La frequenza alla scuola e i buoni risultati sono l’obiettivo grande  da perseguire. La maggior parte dei bambini va a scuola e quando i genitori sono in difficoltà nel pagare la retta, il centro concede borse di studio. Nella libreria è stato attivato anche un corso di computer, molto ambito dagli adolescenti.

Più di 200 bambini arrivano ogni giorno per partecipare alle attività e fanno fatica ad andarsene alla sera, tipica la loro frase “tanto a noi non ci bada nessuno”.

Durante le loro vacanze estive, natalizie e pasquali il CYC organizza campi gioco-lavoro che raccolgono 400 bambini, nel 2012 le iscrizioni raccolte sono state  500.

Da qui  la richiesta specifica di un corso di formazione per un gruppo di  giovani, futuri assistenti del campo estivo. Anche gli educatori assunti necessitavano di un corso di formazione completo e applicabile alle diverse fasce d’età, avendo ricevuto negli anni da volontari italiani suggerimenti e formazioni discontinue.

OBIETTIVI DELLA MIA PROPOSTA

Ho suggerito di introdurre giochi cooperativi e Brain Gym come strumento per un sostegno educativo. La proposta è stata accolta con entusiasmo e la mia avventura è iniziata il 22 maggio 2012.

Il  percorso di formazione è stato strutturato per gli educatori del C.Y.C. per le maestre d’asilo e per i giovani.

CON GLI EDUCATORI : CORSO DI BRAIN GYM® 101

Gli educatori erano entusiasti di ricevere un training completo spendibile nel loro contesto educativo. I movimenti di Brain gym oltre che divertire, possono aiutare i bambini ad imparare più facilmente. Hanno potuto sperimentare direttamente riproponendo al pomeriggio le attività imparate al mattino.

Uno degli educatori ha praticato i quattro movimenti “Pace” con la sua famiglia, e ci raccontava come i suoi bambini fossero più calmi e concentrati. Tutta la famiglia ha sentito l’immediato beneficio dei movimenti di Brain Gym.

Gli educatori inoltre hanno potuto consolidare la nuova tecnica partecipando ai momenti di formazione con gli insegnanti di scuola materna. Nonostante tutto, durante la verifica finale, è emerso il bisogno di aver più tempo per consolidare i nuovi apprendimenti.

CON LE MAESTRE D’ASILO:  CORSO DI GIOCHI COOPERATIVI  E  BRAIN GYM®

Durante questa formazione mi sono concentrata sulla combinazione di attività cooperative giocose e alcuni movimenti di Brain gym.

I movimenti PACE erano il nostro rituale di apertura in ogni sessione. Abbiamo giocato con il disegno: con il movimento a specchio, nell’aria, sulla carta. Abbiamo giocato con l’ 8 dell’infinito, con il movimento del corpo, disegnandolo nel vuoto e sulla carta, abbiamo giocato con la fantasia, trasformandolo in farfalle elefanti, formiche.

Abbiamo combinato esercizi energetici, movimenti di allungamento, movimenti della linea mediana per rinforzare, in modo divertente, ciò che avevano imparato precedentemente.

CON I GIOVANI ASSISTENTI: CORSO DI GIOCHI COOPERATIVI 

Gi educatori hanno scelto un gruppo di diciotto adolescenti da formare nei giochi cooperativi, per essere preparati per l’imminente centro estivo, per il quale aspettavano 500 bambini.

La formazione si concentrava su giochi senza vincitori per gruppi diversi d’età, in diverse situazioni e con  diverso numero di partecipanti.

Il concetto dei giochi cooperativi non era familiare per questi ragazzi, calcio e pallavolo erano i loro preferiti.

Ho potuto osservare che vincere o perdere non era un gran problema per questi bambini, anche se c’erano a volte piccoli litigi sull’esito dei giochi, con chiassose discussioni. Era importante per i giovani conoscere giochi adatti per bambini più piccoli e dovevano essere loro per primi a praticarli. Mi sono stupita dell’entusiasmo che hanno mostrato nel giocare quando, sono certa che coetanei occidentali avrebbero considerato i giochi stupidi, noiosi e per piccoli.

Questi giovani hanno mostrato un grande senso di responsabilità e maturità. Quando hanno messo in pratica i giochi imparati con un gruppo di 160 bambini, durante l’attività dell’ultimo sabato, hanno scoperto il valore di questi giochi. È stata una gioia immensa vedere l’impegno e la cura di verso i piccoli durante le due ore e mezza di gioco, sotto un sole cocente, in un campo di calcio polveroso e senza ombra.

PUNTI DI FORZA, SFIDE E PROSPETTIVE FUTURE

I punti di forza sono stati la giocosità e l’attenzione che il gruppo di insegnanti, educatori e animatori hanno mostrato durante il training.

 Ho  visto raramente giocare con tale intensità e autenticità, senza alcuna  preoccupazione a chi poteva vedere e quindi pensare.

Per me è stata la prima esperienza d’insegnamento in un contesto non europeo, così povero e molte sfide mi aspettavano.

La conoscenza della lingua inglese è piuttosto scarsa perché, anche se l’inglese fa parte del programma scolastico, non viene parlata nella vita quotidiana. La comunicazione non era difficile ma lo diventava quando si trattava di spiegare concetti più complessi. Ho incoraggiato la traduzione nella lingua chichewa e questo ha funzionato.

L’insegnamento in Malawi è ancora un apprendimento meccanico attraverso la ripetizione verbale, con pochissimi sussidi visivi; lavagne e gesso (quando ci sono) hanno scarsa qualità e a volte si fa fatica a leggere ciò che è stato scritto, la poca luce diurna nei posti chiusi e l’assenza di elettricità è sicuramente complice alla scarso livello di apprendimento.

La tradizione impone (anche alle scuole materne), che la lezione sia un momento molto serio e strutturato in cui si debba stare seduto in silenzio, senza porre domande. Matite e quaderni spesso mancano. Questo tipo di situazione di apprendimento produce degli osservatori attenti che fanno le cose copiandole ma “dormienti” che non si pongono domande su quello che succede intorno a loro.

In questa prima esperienza ho visto crescere molti germogli, ma c’è ancora molto da fare per quanto riguarda la formazione degli insegnanti.

Ho intenzione di ritornare nel maggio 2013.

RICHIESTA DI AIUTO PER REALIZZARE UN SOGNO

Il sogno è una “Sala Polivalente” per giochi, incontri, dibattiti ed eventi.

Gli spazi attuali sono diventati troppo piccoli per il sempre crescente numero dei bambini che hanno trovato una casa nel centro.

La sala sarà utilizzata dai piccoli e dagli adolescenti anche per attività ricreative, di movimento e di manualità, in modo che si differenzino gli spazi e nella biblioteca possano studiare in tranquillità. Sarà anche un luogo di riparo  nei lunghi mesi della pioggia.

Il terreno è già disponibile adiacente al centro; i genitori dei bambini si impegnano a far cuocere i mattoni e a procurare la sabbia al fiume.

Con la generosità di tanti, tutti insieme possiamo aiutare i bambini della Casa di Cecilia a realizzare il loro sogno.

Contributi, di qualsiasi cifra, possono essere versati sul conto corrente dei Missionari Monfortani di Bergamo

Responsabile diretto:   Padre Piergiorgio Gamba, P.O.Box 280, Balaka. montfortmedia@gmail.com

Missioni Monfortane Onlus, Bergamo    tel 035-4175119  onlus@missionarimonfortani.it

Riferimenti bancari:   Banca Popolare di Vicenza (agenzia di Bergamo)

IBAN     IT-65-R-05728-11116- 818570002592

BRAIN GYM, la ginnastica per il cervello

CHE COS’È LA KINESIOLOGIA EDUCATIVA?

Kinesiologia significa scienze del movimento e la kinesiologia educativa implica lo studio dei movimenti naturali per facilitare processi di apprendimento attraverso una serie di attività fisiche che aiutano ad integrare il cervello in modo ottimale per immagazzinare le informazioni nuove. La kinesiologia educativa è un processo di ri-educazione del sistema corpo-mente per migliorare le proprie prestazioni e le proprie potenzialità a livello pscio-fisico.
La kinesiologia educativa, sviluppata dai coniughi  Dr. Paul  e Gail Dennison dagli anni 70 in poi, comprende i metodi Brain Gym® e Vison Gym® (Ginnastica per una visione più integrale) composti da una serie di esercizi per il proprio miglioramento nell’apprendimento che possono essere insegnati in gruppi di tutte le età. Le 7 dimensioni dell’intelligenza vengono sperimentate con istruttori accreditati in un rapporto di facilitazione uno a uno.

CHE COS’ È IL BRAIN GYM®?

Teencopiapiccola copiaBrain Gym® è  un marchio registrato per un metodo.che consiste in una serie di movimenti per lo sviluppo senso-motorio e si basa su più di 80 anni di ricerca nel campo del educazione, della psicomotricità e della neurologia. Gli esercizi di Brain Gym® sono stati  oggetto di numerose ricerche, studi nel campo e studi clinici per il miglioramento di capacità di apprendimento, della comunicazione, organizzazione e concentrazione con bambini e adulti.

Gli esercizi di Brain-Gym® possono essere applicati facilmente in qualsiasi situazione di apprendimento per migliorare l’integrazione emisferica nella sua totalità. Dennison infatti distingue nel suo modello 3 dimensione del cervello.

  • la lateralità è la capacità di attraversare la linea mediana, elaborare un testo scritto da sinistra a destra e viceversa, la coordinazione occhio-mano, udire con entrambe le orecchie, in breve di svolgere tutte le attività che necessitano l’uso di entrambi gli emisferi. Dislessia e discalcolia sono spesso risultati di una  difficoltà ad attraversare la linea mediana (un concetto astratto che descrive la capacità di focalizzare nel campo visivo centrale, là dove L’immagine visivo si sovrappone e gli occhi devono convergere per creare un immagine unico).
  • La focalizzazione è la capacità di attraversare la linea auricolare verticale che divide il cervello anteriore, dove vengono prese le decisioni legate al pensiero conscio associativo, da quello anteriore (la sede della memoria e dei riflessi). Alunni che non sono focalizzati vengono spesso classificati come iperattivi, deconcentrati e ritardati nell’apprendimento.
  • La centratura è la capacità di attraversare la linea che divide l’aspetto emozionale dal pensiero astratto, situate rispettivamente nel cervello mediano e nei lobi frontali. L’incapacità di essere centrato porta ad una reazione di attacco o fuga oppure di paura irrazionale, oppure all’incapacità di esprimere emozioni.

Gli esercizi di Brain Gym® aiutano a riequilibrare le energie bloccate nelle 3 dimensioni per accedere meglio al pieno potenziale cerebrale necessario per un apprendimento integrale e senza stress.

Il metodo Brain Gym® si basa su 3 principi fondamentali, ma semplici che Paul Dennison formula così:

  • l’apprendimento è un attività naturale e divertente che dura tutta la vita
  • Un blocco di apprendimento è l’incapacità di affrontare lo stress e l’insicurezza legato all’apprendimento di un nuovo compito.
  • Siamo tutti bloccati nell’apprendimento, nella misura in cui abbiamo imparato a non muoverci.

Brain-Gym® può essere utilizzato facilmente e senza perdita di tempo per aumentare il potenziale di apprendimento nella classe e in altre situazioni lavorative.

Imparare o lavorare senza stress sembra quasi essere una provocazione. L’apprendimento nella mente comune, è sinonimo di stress e fatica. Quando siamo stressati, il cervello, composto da due emisferi che collaborano normalmente bene insieme, non funziona più nella sua totalità. Le energie vengono assorbite dal sistema di sopravvivenza e non possono circolare liberamente per alimentare tutte le parti del cervello. Si crea così un blocco che può essere superato per esempio con esercizi e movimenti che mirano all’incrocio della linea mediana del corpo. Il movimento incrociato o cross-crawl, (come camminiamo naturalmente – braccio destro e piede sinistro in avanti e viceversa) “risveglia” l’emisfero non-dominante e stimola così la collaborazione tra i due emisferi necessario per imparare o lavorare efficacemente.

Per saperne di più consultate il sito www.sigridloos.com o scrivere a info@sigridloos.com per informazioni su corsi e sedute individuali.

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